Con i “se” e con i “ma” la storia non si fa. Ma quel decalogo sulle 10 cose da fare per organizzare il turismo a Matera è una traccia interessante dalla quale si sarebbe dovuto partire per fare le cose per bene e in maniera imprenditoriale come l’industria delle vacanze richiede. Lo abbiamo ritrovato tra le carte e i buoni propositi, di quanti nel 2002 nell’Amministrazione del tempo guidata dal sindaco Michele Porcari (Ds, Democrazia e Libertà (La Margherita), Udeur di Mastella, Prc e PdcI (due ceppi comunisti) e Federazione dei verdi) avevamo già guardato e con lungimiranza a potenzialità, relazioni della ”Città dei Sassi” dopo i primi ritorni di presenze e arrivi turistici. Effetti positivi scaturiti, ricordiamo, dall’inserimento dei rioni Sassi e dell’habitat rupestre nel patrimonio Unesco, avvenuti durante la gestione del sindaco Francesco Saverio Acito, e con quel ”decalogo” che avrebbe meritato di essere trasformato in Piano strategico. Se i tempi e le fibrillazioni della politica lo avessero consentito, a quest’ora non avremmo un turismo che va avanti da sè, come la nota canzone de ”Il Carrozzone” di Renato Zero. Senza uno studio dei flussi e di una organizzazione dell’offerta, con la prassi – purtroppo – consolidato delle visite di mezza mattinata o del “quanto basta” dei crocieristi, che vedono l’essenziale per il classico selfie, ma senza conoscere l’anima di Matera. E veniamo a quel decalogo fatto di direttrici primarie o di obiettivi, se preferite.
1. Realizzare una rete di servizi turistici mirati all’accoglienza e alle informazioni;
2 Investire di più perchè si affermi il business turistico secondo una logica che persegua l’interazione e la sinergia tra la pluralità dei soggetti coinvolti, sia pubblici che privati;
3. sostenere la formazione professionale degli operatori;
4. stimolare la cultura imprenditoriale verso il settore;
5. Sensibilizzare la Città ( a partire dalle nuove generazioni)alfine di produrre l’effetto cortesia nei confronti dell’ospite utente;
6. Agire per una promozione mirata alla commercializzazione dei ”pacchetti turistici” da realizzarsi in un’ottica territoriale in primo luogo con le località dell’entroterra materano e dell’area murgiana, evitando che l’offerta resti generica e senza un appeal concreto per il turista. Si pensi, a titolo semplificativo, l’impatto che può avere sul mercato la promozione dal titolo ”I siti Unesco del Sud Italia”;
7. Produrre grandi eventi (legati alla tipicità del territorio) che arricchiscano l’offerta, nella consapevolezza che l’evento è di per sè motivo che muove flussi turistici;
8. Perseguire con decisione la realizzazione del Distretto culturale e attuare il sistema museale dei beni culturali della città;
9.Realizzare un sistema di raccolta e di analisi dei dati sul movimento turistico del territorio da mettere a disposizione di tutti gli attori interessati;
10. Creare il marchio-logo di Matera città turistica.
Davvero un ottimo punto di partenza e con delle intuizioni come lo studio sui flussi turistici, il business, l’organizzazione dell’offerta, la rete del sistema museale, finora rimasti a livello di enunciazione e di buone intenzioni, i grandi eventi e la promozione dei Siti Unesco del Sud (un progetto realizzato e avviato lo scorso anno dalle Province) che ebbe un primo avvio con i siti pugliesi di Alberobello e Castel del Monte con l’assessorato del tempo , che seppe avvalersi di gente capace all’interno dell’Amministrazione e con una esperienza diretta maturata nel settore turistico. Ricordiamo altri progetti come ‘Il presepe nel mondo” dal titolo e dai contenuti ambiziosi, le tante riunioni…e i tentativi a suo tempo di mettere insieme gli operatori, a cominciare dagli albergatori, restii a fare sistema. Certo, non è facile quando si deve fare i conti con l’assenza di cultura d’impresa e con le incrostazioni dell’assistenzialismo e della disponibilità del ”fondo perduto” o quasi che non alimenta affatto le capacità di investimento nè nel pubblico e nè nel privato. E di esempi di cose rimaste a metà o non avviate, anche per insipienza e calcolo politico clientelare, ne abbiamo viste tante dagli anni Ottanta in poi. Alcune sono ancora lì e sono una macchia indelebile per una città della cultura fresca di nomina, rispetto a Firenze, Barcellona, Parigi dove l’acquisito di una card moltiplica la competitività di una offerta anche sul piano dei costi. Se a tutt’oggi, mentre alcuni si baloccano con Matera 2019, gli abitanti temporanei come sono stati ribattezzati i visitatori, non hanno ancora una card unica per accedere ai musei o ad altri luoghi come i siti rupestri significa che non c’è organizzazione. E i turisti i conti in tasca se li fanno tra musei privati e pubblici e un sistema di chiese rupestri che hanno prezzi e offerta propria. Altrove con una card si prendono anche mezzi pubblici, si hanno sconti per accedere a parchi e impianti e anche per lo shopping nei negozi convenzionati. Per farla breve. Vedere quello che c’è in città costa circa 50 euro a testa…Per la famiglia di quattro persone, anche con minori, siamo sempre a costi improponibili. E la sera? Altra pecca. Poche le opportunità di animazione organizzata…E’ inevitabile che la ”Capitale” sotto questo aspetto resti ”provinciale”, perchè non si ha una cornice con i contenuti giusti per consolidare il settore e renderlo competitivo. Servono, e quel decalogo del passato aveva tracciato linee interessanti, un programma e una organizzazione professionale dedicata con obiettivi per gestire il turismo, un settore dell’economia che non può essere lasciato al ”laissez faire” con tutti gli effetti negativi che spontaneismo, abusivismo e familismo comportano. Perchè prima o poi i nodi vengono al pettine e i flussi vanno dove organizzazione, competenza e qualità fanno la differenza. Forse si provvederà dopo che saranno spente le luci sui fuochi pirotecnici di un anno di eventi per Matera 2019. Forse. Restano quel decalogo e la considerazione che Matera va avanti da sè…