Come tutti i buoni consigli, a costo zero, è rimasto inattuato il piano tamponi suggerito nell’agosto scorso dal professor Andrea Crisanti, dell’Università di Padova, che ha dimostrato sul campo come si fa prevenzione e monitoraggio sulla epidemia da virus a corona. Una figura considerata come una ”Cassandra” nella stanza dei ”dotti, medici e sapienti, del BelPaese che va avanti con decreti, ordinanza, un passo avanti e due indietro, per correre ai ripari dopo un periodo-quello estivo- di maglie larghe con i risultati che continuiamo a vedere. Tra allarmismi spesso fuori le righe e con lo spauracchio di chiudere a Natale, nonostante ironie e sfottò sui social su quel numero massimo da sei a tavola o a casa, in attesa che arrivi il vaccino entro la fine dell’anno o al massimo in primavera. Ma siamo seri. In che mani siamo e finiamola con le ipocrisie fallimentari e speculative della APPimmuni, https://giornalemio.it/salute-e-benessere/ministro-speranza-risponda-quella-app-e-sperimentale/ , e misure adattate e riviste in corso d’opera. La prevenzione si fa sul campo, con tamponi,e rispetto delle buone pratiche come ha ricordato il capo dello Stato Sergio Mattarella premiando gli eroi del covid 19: distanze fisiche (non sociali come si continua erroneamente a dire e a scrivere) almeno a un metro, mascherina e lavandosi spesso le mani. Crisanti aveva e continua ad avere ragione, tanto da scrivere e dire come la pensa in un documento pubblicato da Lettera 150, la rivista di confronto continuo a cui aderiscono circa 250 accademici di diverse discipline.

E ricorda che “Non ha più avuto riscontri” il Piano nazionale tamponi che “si proponeva di dotare l’Italia di una rete di laboratori fissi e mobili per incrementare a 400.000 la capacità di effettuare tamponi ed eliminare differenze regionali con l’obiettivo di consolidare i risultati del lockdown e mantenere i contagi a un livello basso che non interferisse con la qualità della vita e le attività produttive”. Dalla critica alla proposta, auspicando che venga ripresa. ” E’ urgente -scrive- creare un sistema di sorveglianza attiva dei casi di Covid-19 per non danneggiare l’economia. Con le misure restrittive dell’ultimo Dpcm si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi. La mancata risposta a questa domanda ci condannerà a una altalena di misure restrittive e ripresa di normalità che avrà effetti disastrosi sull’economia, l’educazione e la vita di relazione”. Situazione che va evitata sopratutto in una regione come la Basilicata alle riprese con un incremento, sia pure contenuto di contagi e decessi e con i sindaci delle ex zone rosse che chiedono risorse annunciate e mai arrivate. E poi i cittadini che chiedono di potersi curare per altre malattie. L’aumento delle liste di attesa, lo scellerato smantellamento della medicina territoriale avviato negli anni scorsi, associata alla deleteria politica accentratrice di funzioni nel nosocomio regionale con la programmazione della inutile, onerosa e ‘non necessaria’ facoltà di medicina a Potenza, ne sono una conferma. E anche da noi le ”Cassandre” della buona medicina restano inascoltate. Attendiamo ”Mea Culpa”…Oggi conferenza stampa a Potenza sulla vicenda virus a corona. Quanti tamponi, per esempio, eseguiti dall’inizio della pandemia nelle province di Potenza e Matera?