Vederlo all’opera sembra un chirurgo di otorinolaringoiatria pronto a trovare, sui tasti di un pianoforte a mezza coda, il punto dove c’è una nota stonata, allentata, disallineata, che pare sfuggita al normale flusso dell’elasticità del pentagramma. Basta una chiave ai raccordi delle corde per tenderle alla maniera giusta e poi la prova del 9 che, con un po’ di pazienza, porta ai toni giusti.

La sudata ci sta tutta e per Salvatore Malcangi, artigiano e artista di strumenti di varie epoche, anche il concerto di ‘ringraziamento’ offerto da Paolo Fresu ‘ fresco concittadino’ materano e dal suo quintetto sul palco dell’auditorium ” Raffaele Gervasio” è l’occasione per rassicurare che il concerto sarà (non avevamo dubbi) un successo.

Lo ”Yamaha” è tirato a lucido fuori e,sopratutto, dentro per la maestria del complesso jazz. Grazie, maestro. E se a qualcuno, come accade nei film western, volesse divertirsi a sparare sul pianista sappia che c’è un accordatore pronto a rimettere tutto a posto.

Del resto il materano Malcangi ha ”resuscitato” lo strumento utilizzato a Potenza da Leoncavallo. E’ un Salvatore che va oltre la dimensione della musica: https://giornalemio.it/cultura/e-il-pianoforte-di-leoncavallo-torno-a-suonare/ .

Guardato all’opera ha maestria e la pazienza di Giobbe. E poi è sotto la protezione di Santa Cecilia, patrona di musicisti, musicanti, cantanti e accordatori.