Una protesta composta, ma ferma, ribadita con un piccolo megafono ma che ha detto al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, in piazza Vittorio Veneto- a due passi dal Palazzo del Governo- che quando c’è da stringere la cinghia non si possono fare discriminazioni o prendere abbagli, dopo che durante il periodo di ”confinamento domiciliare” sono stati fatti tutti gli investimenti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, per clienti e fruitori dei servizi. Tanto più che in piscine, teatri, palestre, ristoranti i contagi sono stati davvero contenuti. E allora è stata giusta la domanda ”Perchè noi no?”, https://giornalemio.it/cronaca/la-protesta-pacifica-di-gestori-di-piscine-ristoranti-e-palestre-scende-in-piazza-vittorio-veneto-a-matera/, ribadita nella serata di giovedì 29 ottobre a Matera.

E così con megafoni, striscioni e ‘croci’ per indicare la situazione di sofferenza che l’economia e le attività culturali stanno vivendo,a seguito delle restrizioni imposte dall’ultimo Decreto della presidenza del consiglio dei ministri per contrastare l’epidemia da covid 19, hanno protestato operatori e lavoratori di piscine, palestre, ristoranti e dello spettacolo. Filo conduttore della protesta, a cui hanno partecipato nel pieno rispetto delle norme di sicurezza alcune decine di persone di tutte l’età, il tema ” Perchè noi no?” per evidenziare i limiti a continuare l’attività rispetto ad altre.

Hanno colpito le loro storie e la loro ferma volontà a continuare a lavorare. Alcuni scuotono la testa e ritengono incomprensibili le scelte fatte a Roma, dopo tante speranze, sacrifici, con il disco verde per alcune attività e quello ”rosso” per loro . Questo fino al 24 novembre. Ma temo che si possa andare oltre, facendo saltare anche la ”boccata di ossigeno” del periodo natalizio. E ci hanno ricordato che altre misure andavano prese per tempo, ma non sono state adottate in materia di movimentazione e trasporti che hanno contribuito a far schizzare in alto le statistiche dei contagi. Altri dovrebbero recitare il ”mea culpa” e spiegare, in base a quali parametri o dati scientifici, si decide di chiudere un teatro, vietare uno spettacolo, chiudere un bar o un ristorante anzitempo e tenerne aperte altre. Arriveranno i ristori economici. Per tanti è una ‘goccia’ che non conterrà l’arsura accumulata in questi mesi. Non sanno a che sanno votarsi. Ma stringono un lume votivo della Madonna o di San Pio.

Non mancano le proposte operative come quella di Nadia Casamassima, attrice e operatrice culturali, che invita gli Enti Locali a ripensare spazi e funzioni per il tempo libero in relazione ai limiti imposti dall’epidemia, che stanno facendo crescere insieme all’emergenza sanitaria (che tutti rispettano e temono) quella sociale ed economica. Niente errori di valutazioni. Il sostegno economico basta per una colazione appena , come riportava un cartello dei lavoratori delle sale ricevimenti, del turismo e spettacolo ecc, trattandosi spesso di lavoro stagionale. E qui vengono fuori le differenze sociali tra quanti hanno un reddito garantito e quanti devono rimboccarsi le maniche per lavorare. Li rivedremo ancora in piazza, ci hanno detto, perchè il covid 19 sta diventando sopratutto emergenza sociale,oltre che sanitaria.