Basta il crollo di un tramezzo di tufo, causato dall’appesantimento di una scaffalatura, per decidere di demolire un intero edificio in buone condizioni ,ma che rappresenta uno dei pochi segni rimasti della memoria storica, urbanistica e sociale di Rionero? A chiederlo con una mano sul cuore e l’altra ispirata al buon senso Michele Grieco del Centro Studi ‘’Leone XIII’’ che,nel tracciare l’excursus storico del vecchio edificio dove si sono formate generazioni di rioneresi, proprio non ci sta a far entrare in gioco la ruspa. Per farla breve ‘’il gioco non vale la candela’’ e con essa si spegnerebbe una pagina importante e irripetibile di storia locale. E allora non solo il sodalizio, presieduto da Pasquale Tucciariello, ma tanti altri concittadini chiedono un “ravvedimento operoso’’. La scuola va salvata e quel tramezzo, questo sì, con tutti gli accorgimenti tecnico e progettuali del caso , ripristinato a consolidato. E poi la memoria di una comunità non ha prezzo, soprattutto oggi che le risorse sono ridotte al lumicino o quasi e i nostri centri con l’emigrazione dei giovani rischiano di recidere importanti radici del passato.

La vogliono abbattere
Qual è l’edificio pubblico più qualificante della comunità rionerese? Se escludiamo Palazzo Giustino Fortunato, in quanto casa gentilizia e non edificio pubblico, potremmo certo pensare al campanile dell’Orologio della Costa. E poi? Senza dubbio l’edificio scolastico del Piano Regolatore.
Il progetto originario risale al 1948 ad opera dell’ingegnere Amorosino e venne approvato in consiglio comunale con plauso per “opera veramente degna”. La costruzione è stata realizzata in più tappe e solo alla metà degli anni ’60 ha raggiunto la sua attuale forma compiuta. Oltre 15 anni di fabbricazione che non sono passati invano, se consideriamo che hanno prodotto un edificio di così alto pregio architettonico.
L’organismo edilizio si compone di un corpo centrale costituito da due torri laterali poste a guardia dello scalone monumentale di accesso. Da qui si dipanano le ali dove trovano posto le aule con spazi generosi, ben proporzionali, areati e soleggiati. Il tutto si completa con passaggio aereo coperto che conduce alla palestra, e con generosi spazi all’aperto protetti dagli sguardi indiscreti e ideali per il gioco ed il movimento all’aperto. Insomma un edificio che costituisce un ottimo biglietto da visita della città per chi arriva da Atella, tanto per il valore architettonico, quanto per quello storico.
Orbene, cosa si intende fare di un’opera così “degna”? Semplicemente la si vuole demolire!
Sulla carta lo si fa per ricostruire una scuola più bella ed efficiente, ma siamo sicuri che sia la migliore soluzione? E se invece la nostra comunità avesse maggior beneficio dal mantenimento di questo simbolo di virtù civica – oramai storicizzato – più di quanto non possa ottenerne da una moderna struttura costruita al massimo ribasso?
Ma poi perché demolirla? Certo, c’è stato un crollo di un tramezzo in tufo! Ma sappiamo che quella parete era stata impropriamente caricata con uno scaffale colmo di carta “appeso” alla parete stessa anziché poggiato sul pavimento, come normalmente accade. E se fosse stata semplicemente quella la ragione del crollo? E se la struttura fosse nel suo complesso ancora solida e sicura?
Il dubbio è pertinente, giacché il nostro eccelso edificio scolastico non presenta una sola lesione, e sarebbe questo il primo caso di un edificio in demolizione senza alcun segno premonitore di un difetto strutturale, se si eccettua il crollo della parete sulla cui singolarità abbiamo già detto.
Naturalmente l’Amministrazione, prima di prendere la drastica decisione di demolire, ha fatto le sue indagini incaricando un importante strutturista dell’Unibas. E nonostante ciò non possiamo esimerci dal rivolgere una domanda all’amministrazione comunale e alla cittadinanza rionerese: siamo sicuri che demolire sia la migliore strada praticabile?
Noi ci permettiamo di dubitare! Per tante ragioni. Perché non ci vogliamo rassegnare all’idea che quel monumento architettonico sia in uno stato di sofferenza tale da non poter immaginare un intervento di conservazione. Perché se un edificio di pregio, pesantemente ristrutturato e rinforzato dopo il terremoto del 1980, deve andare giù, allora dobbiamo iniziare a pensare che tutta l’edilizia di quel periodo dovrà andare giù. Perché la demolizione di un edificio di tali proporzioni creerebbe un disagio enorme al quartiere, basti pensare alle polveri che ammorberebbero per mesi e mesi l’abitato. Per tutte questa ragione chiediamo che venga aperta una discussione pubblica con l’Amministrazione Comunale per verificare se la decisione di demolire e ricostruire sia la più opportuna, oppure se, al contrario, sia più sensato prevedere un intervento di conservazione edilizia che consenta di salvare la scuola del Piano Regolatore.
Michele Grieco – Centro Studi Leone XIII