Gli impianti di Matera sono chiusi da 13 anni, di proprietà privata e affidati a una custodia giudiziaria, le linee produttive smantellate, i fabbricati vandalizzati. Ma per ora non si accende il fuoco del calderone dei progetti per calare la pasta…e realizzare altro (residenze, servizi, centri culturali e via ipotizzando) nell’area produttiva dell’ex stabilimento Padula-Barilla di via Cererie, al rione Piccianello. E una conferma che il clima di ”attenzioni” e di ”polemiche” si sia raffreddato è venuta nel corso dell’Iniziativa ”No al cemento dove c’era Barilla” promosso dal movimento ”Coalizione civica Matera”,www.coalizionecivicamatera.it, che ha tenuto nel quartiere- sul piazzale della Chiesa- un incontro- confronto sull’argomento. Per farla breve la proposta presentata da privati, con tutti gli atti amministrativi connessi, e che avevano innescato la miccia delle polemiche tra volumetrie, congruità, oneri e altro ancora è destinata ad essere respinta. Si lavorerà,piuttosto, al regolamento urbanistico necessario per evitare forzature, scorciatoie e il consueto e deleterio ricorso alle varianti al Piano regolatore generale che hanno caratterizzato- purtroppo- lo sviluppo edilizio più che urbanistico della città. Questione sempre aperta e che, finchè, non si definisce in consiglio comunale apre la porta al rischio che si faccia qualcosa che non si vorrebbe mai vedere fare. Ma purtroppo accade perchè i buoi scappano o si lasciano scappare dai recinti e le aree bianche , nel Piano regolatore generale, diventano via via grigie e poi nere. Per ora, comunque, situazione a bocce ferme in attesa di fissare e approvare i paletti del regolamento urbanistico come abbiamo sentito dall’assessore Maria Rosaria Mongelli, dal segretario cittadino del Pd Cosimo Muscaridola e dal consigliere comunale di maggioranza Angelo Cotugno. Ma una risposta, per quando sarà, ai privati proprietari dell’area ex Barilla-Padula e a quanti lì hanno deciso di investire (siamo al terzo progetto) andrà data. Serve,però, trasparenza e sarebbe opportuno che atti e progetti siano resi pubblici. Finora questo non è stato fatto ad eccezione di qualche indiscrezione e post sui social. E se non fosse stato per Tizio o Caio, per un motivo o per un altro ha tirato fuori l’argomento e qualche atto a quest’ora la questione sarebbe passata de plano fino al consiglio comunale. Considerazioni , con diverse argomentazioni tecniche e politiche che abbiamo sentito nei vari interventi da Raffaele Pentasuglia a Michele Plati , da Pio Acito a Ina Macaione autrice con i ragazzi della facoltà di Architettura di proposte di recupero sul quartiere rimaste sulla carta. Fino ai residenti o che qui hanno abitato come Enzo Menzella, ex assessore all’urbanistica della seconda giunta Acito, che hanno chiesto ancora una volta che il quartiere venga riqualificato con i fatti e con un progetto che leghi urbanistica e lavori pubblici.


Ma nei fatti – attendiamo l’ufficialità- si prospettano opere pubbliche per 1 milione di euro, individuate ma non deliberate, le stesse di quel Piano Periferie rimasto al palo a causa dei ritardi oggettivi dell’Amministrazione comunale del tempo. Ed è questa la verità. Poi in piazza uno dice quello che gli pare e il livello di credibilità si vede dagli annunci e dalle pezze che si vogliono mettere, da una parte e dell’altra in vista della campagna elettorale. E la gente a Piccianello, come in altri quartieri degradati dalla città, che hanno assistito alla ennesima bitumazione delle strade del centro-nè più nè meno come accade per le tappe del giro d’Italia- chiede che ci sia una progettazione organica che rifaccia i sottoservizi, i servizi, l’arredo e rivedendo viabilità, volumetrie da compensare e relazioni con altri quartieri. L’effetto a ‘macchia di leopardo”, che si tratti di strade, segnaletica e pulizia, di quanto fatto finora per motivi di prossimità… o di improvvisazione non inganna più nessuno. Servono proposte da recepire in una progettazione organica del quartiere, che comprenda -naturalmente- anche l’ex molino e pastificio. Ma niente sotterfugi o illusioni. Il Comune non ha nè soldi e nè ha avuto volontà finora di acquistare quell’area, altrimenti avrebbe avanzato opzioni in passato. Se non l’ha fatto un motivo c’è…Ognuno faccia le considerazioni che vuole e tiri le somme. Altri, privati, hanno posto attenzione su quell’area la cui variazione di destinazione d’uso deve passare per il consiglio comunale. Quanto alle funzioni e ai desiderata occorre avere idee chiare, che devono incontrare le esigenze e i ritorni dei privati, che sono già alla terza proposta progettuale. Si parte da qui. Quartiere e Città possono proporre, chiedere e poi valutare con regole alla mano. Nessuna preclusione verso alcuno. Il ritorno al confronto con la gente è positivo, ma deve essere pratica quotidiana evitando le strumentalizzazioni di un ripristino dei comitati di quartiere, riproposti da quanti sette anni fa li hanno cancellati dallo Statuto per motivi di opportunità. Democrazia è trasparenza e partecipazione…L’anno prossimo si vota. E la memoria di fatti, persone, protagonisti e personaggi che hanno promesso e non mantenuto o cambiato le carte in tavola o sotto la tavola non vanno dimenticati. Anzi. Che la riqualificazione del quartiere, compresa l’area Barilla, diventi una opportunità per Matera. Confronto aperto. Nel quartiere siamo come san Tommaso…