Se sei in Puglia e segui il colore bianco non puoi sbagliare. Arrivi dritto in Valle d’Itria, la valle dell’Odegitria, Madonna protettrice dei viandanti e pellegrini. Una Valle fatta di borghi unici, dove viuzze, casette bianche“ allattate” dalla calce, stradine incantevoli si mescolano alla magia dei trulli. È questa la destinazione perfetta per chi è in cerca di una realtà da scoprire passo dopo passo, a ritmo lento, respirando l’aria dolce delle colline meridionali della Murgia, al confine con le province di Taranto, Brindisi e Bari.

Allattato, dicevamo, nel senso di “nutrire di bianco” con il latte di calce che ancora oggi viene “passato” sulle abitazioni e sui muretti a secco dai “lattatori” con l’intento di disinfettare e rendere sempre più candido.

Oggi il bianco della Valle d’Itria ha assunto un importante significato: quello identitario. Lo scorso giugno le città di Alberobello, Ceglie Messapica, Cisternino, Locorotondo, Martina Franca e Ostuni hanno firmato un protocollo che, ai sei giovani assessori – Antonella Ivone (Alberobello), Antonello Laveneziana (Ceglie Messapica), Ermelinda Prete (Locorotondo), Mario Saponaro (Cisternino), Gianfranco Palmisano (Martina Franca) e Vittorio Carparelli (Ostuni) – piace chiamare di sinergia, con l’intento di creare un brand unico, Valle d’Itria ( www.valleditria.it Facebook https://m.facebook.com/Valle-dItria-630229923996949/) e poter fare così promozione unitaria in un territorio già apprezzato in tutto il mondo ma che va ancora rafforzato e valorizzato.

Insomma è un po’ come immaginare di camminare con un corpo dotato di sei paia di gambe e un’unica testa che ha il fine ultimo di arrivare alla stessa meta ma con energie moltiplicate.

Uguali eppur diversi, proprio come possono essere tra loro i sei fratelli appartenenti alla stessa famiglia, le città della Valle D’Itria portano avanti un nome e un progetto, un brand e una tradizione, fatta di assonanze e tipicità, di arte e di cibo, di architetture e simmetrie. Come le coperture delle abitazioni che troviamo ad Alberobello con i sui famosi trulli, costruzioni circolari costruite con la pietra a secco, Monumento Nazionale dal 1910 e Patrimonio Unesco dal 1996, dal  tipico tetto a cono appuntito, capaci di convogliare le acque piovane nelle cisterne e che ritroviamo molto simili a Locorotondo dove prendono il nome di cummerse.

Qui la pianta circolare delle abitazioni lascia il posto ad una base rettangolare con tetti spioventi (appunto le cummerse), realizzati in chiancarelle, di cui è ricco il sottosuolo.

Da Locorotondo ci affacciamo sulla valle, che comprende tratti di bosco e macchia mediterranea che si alternano a distese di oliveti e vigneti, sorseggiando un bicchiere di vino doc. Scegliamo quello prodotto dal vigneto di via Nardelli, (formato da ben 51 terrazzamenti) che l’Amministrazione Comunale ha concesso per la coltivazione all’Azienda Agricola Bufano (www.sirose.it) nella zona del lungomare dove le uve di Primitivo e Minutolo crescono in armonia tra le terrazze che si estendono da un capo all’altro del paese.

È un lungomare con un mare di fantasia, ma non tanto per i locorotondesi che, per rafforzare questa idea, hanno persino costruito un vero campo di beach volley  confinante i terrazzamenti.

 In ogni caso, con o senza mare, questo tratto di passeggiata è una vera e propria delizia per chi segue con lo sguardo le abitazioni a punta, disseminate tra gli uliveti. Da Locorotondo a Cisternino? Ci arriviamo in soli 10 minuti.  Qui è facile farsi prendere per la gola e cedere alla tentazione delle bombette, braciole di carne morbidissima cotta al fornello a legna nelle stesse macellerie e secondo un’antica tradizione.

Al dolce? Ci pensa Ceglie Messapica con l’ineguagliabile biscotto cegliese deliziosamente ricco di mandorle, miele e confettura di ciliegie di cui si può apprendere la lavorazione seguendo uno dei laboratori alla M.E.D. (Mediterranean Cooking School), gemellata con ALMA (la scuola internazionale di cucina italiana diretta dal Maestro Gualtiero Marchesi), fiore all’occhiello di Ceglie Messapica, dove i futuri chef apprendono le basi per la loro professione.

E poi Martina Franca, unico dei sei borghi, che ricade in provincia di Taranto. Già da qualche anno qui si fa rete attraverso il Festival della Valle D’Itria, appuntamento di richiamo internazionale per gli amanti della musica lirica e sinfonica. Gli appassionati di arte non potranno farsi mancare la visita a Palazzo Ducale, sede del Museo delle Pianelle, la cui costruzione ebbe inizio nella seconda metà del XVII secolo e le cui stanze presentano raffigurazioni di scene bibliche, mitologiche e di vita di corte e che ospitano mostre di alto spessore come l’ultima, in ordine di tempo, “L’altra metà del cielo” del genio catalano Pablo Picasso. Prima di andar via, non dimenticate di affacciarvi sulla Valle d’Itria da uno dei balconi più lunghi d’Italia, dallo stile barocco e con la tipica ringhiera a petto d’oca.

 

Per dormire da queste parti c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ad esempio ad Ostuni dove molto caratteristiche sono le Masserie, come Il Frantoio (www.masseriailfrantoio.it), una imponente dimora rurale del 1500, che dopo essere stata azienda agricola, è oggi un elegante boutique hotel. Anche qui il bianco è onnipresente e spicca in mezzo agli ulivi millenari e al giardino all’italiana. Relax e benessere in un’oasi sospesa tra passato e presente,  anche a tavola, nel ristorante della masseria, dove Armando, il patron, delizia gli ospiti raccontando aneddoti e storie che affascinano e incantano.

Ma come raggiungere fra loro le città della Valle d’Itria? Ed è qui che il progetto di promozione unitaria riserva una chicca. L’idea è quella di “sfruttare” la linea sui binari come una “ferrovia speciale” in cui, due vagoni della littorina, integrati in alcuni punti con collegamenti su gomma, percorreranno a “passo lento” i territori, facendo scalo in ognuna delle 6 “perle”, per un turismo slow e di carattere  esperienziale.

Insomma, tutto questo e tanto altro ancora sarà firmato Valle d’Itria.

Una Valle che mi ha decisamente conquistata tanto che, se mi chiedeste quale delle sei città sia la più bella, vi risponderei… unicamente la valle d’Itria.

Perché qui nessuna delle sei città sarebbe bella senza l’altra!