Ci sono I Navigli di Milano e il Lago di Garda, Ischia e i campi Flegrei, la Cascata delle Marmore, Orvieto, Firenze, Venezia, Assisi dove si svolgerà l’incontro tra le religioni di tutto il Mondo ed i Capi di Stato per un Forum Mondiale dell’Acqua diverso, ma non c’è ancora il sostegno di Matera nel percorso di candidatura dell’Italia nel 2024 per il forum mondiale sull’oro bianco. Eppure abbiamo i requisiti per farlo e, per entrare in una rete,vista l’attualità del tema tra sprechi, desertificazione e costi, che può portare contenuti, valore aggiunto e concreto sull’abusato tema e della sostenibilità. Con i rioni Sassi e l’habitat rupestre Matera, è bene ricordarlo agli smemorati o CHE fanno finta di non ricordare, è patrimonio dell’Unesco dal 1993, grazie a quel sistema di raccolta delle acque ‘naturale’’ doviziosamente descritto e valorizzato nel dossier di candidatura elaborato dall’architetto Pietro Laureano.

Cisterne, canali, palombari, neviere con il trait d’union del torrente Gravina ci hanno presentati al mondo tra i sistemi efficienti, realizzati con tecniche tradizionali, dell’area mediterranea. La manutenzione, in alcuni casi, tra degrado e abbandono, lascerà a desiderare ma quella realtà c’è e va valorizzata.

Lo studio di Enzo Viti e Teresa Lupo sui ‘’Palombari’’ (edizioni Magister) ha riproposto con forza quel patrimonio identitario di storia e architettura urbana e rupestre, tra gli itinerari da valorizzare e proteggere. Finora non si è mosso nulla. Città immersa al momento nel clima organizzativo del G20 e in quello di nicchia del ‘’ 5G’’. Due sigle in codice, di portata e interessi diversi, che meritano l’affiancamento del patrimonio idrico siglato in chimica dalla formula dell’acqua H20… legato alla identità storica e culturale della città. Per ora silenzio, aldilà di una presa di posizione ironica di Matera civica, e di alcun sparute prese di posizione. C’è tempo per farlo, perché la cultura dell’acqua è tanta parte del nostro patrimonio di saperi e di bisogni, che hanno servito per secoli i nostri ‘’giardini di pietra’’.

LA NOTA DI MATERA CIVICA
L’Italia è candidata a ospitare il decimo Forum mondiale sul tema dell’acqua. Si svolgerà nel 2024. Invece dell’Eurovisione delle canzonette, come più di qualcuno ha entusiasmaticamente proposto, vedrei meglio una candidatura per discutere del futuro circa il destino del vero liquido vitale del pianeta. Se la sua quantità è poca, come nelle aree desertiche, la condanna a morire di sete è scontata. Quando è troppa, si pensi agli effetti devastanti dei monsoni, perire per annegamento è la regola.

A Matera, quando durante il paleolitico il territorio si presentava praticamente del tutto boscato, il clima era profondamente diverso dall’attuale. Quello di oggi, per quanto riguarda l’altopiano, è assimilato ai limiti prossimi del clima semidesertico mediterraneo. Cambiamenti che, nel tempo, hanno costretto le sue comunità a una straordinaria forma di adattamento ambientale.
Una capacità esaltata nelle schede di ammissione al patrimonio mondiale dell’umanità tutelato dall’Unesco.

Basta rileggere il dossier per comprendere come funzionavano i “giardini di pietra”. La capacità di regolarizzare le attività di approvvigionamento idrico da parte della comunità locale, consente di comprendere che queste pratiche costituiscono parte integrante dell’iter procedurale presentato per essere ammessi nel novero di un patrimonio la cui valenza è di carattere universale.

Il Forum mondiale sull’acqua, considerate le premesse esaltate dall’Unesco, a Matera troverebbe una collocazione naturale. Assurgere a un ruolo preciso, quale punto di riferimento in cui si programma il futuro, è sicuramente consono a una città e a una comunità che può continuare a dare molto alla civiltà del mondo.

Matera Civica
Pasquale Doria