Ultimo sabato di Matera capitale della cultura? Ma no… passato il 2019 resta il titolo come accade per onorevoli e senatori e uno ”scranno” nel parlamento mondiale della città culturali che fanno turismo da sole ce lo siamo guadagnati sul campo. Per i bilanci del giro di boa c’è tempo e per gli aspetti gestionali tocca ad altri farli. Contano qualità, contenuti e prospettive. E allora una installazione artistica come ”Echi d’acqua” può contribuire ad accrescere suggestioni e contenuti del Palombaro lungo di piazza Vittorio Veneto? Certo e con un percorso notturno, che porterebbe valoro aggiunto alla originalità dei luoghi che hanno una precisa identità, radicata nei secoli come serbatoio naturale di acqua piovana e sorgiva della Matera del passato, quando i secchi segnavano il ‘tutto pieno” sulle volte intonacate di cocciopesto e gli unici suoni che si sentivano erano lo scivolare delle catene ( u’ camostr) e il vociare, spesso litigioso di quanti (donne sopratutto) si mettevano in fila per portare a casa l’oro bianco. E poi il lento scorrere -oggi quasi stagnante- dell’acqua ma che si può ascoltare in silenzio tra un raggio di luce, che entra dalla porta principale. Mettere insieme queste dimensioni e sensazioni non è facile, ma resta la provocazione. Tanto più che da tre consigliature e passa…si attende che vengano completati gli interventi di recupero degli ipogei, del quale se ne conosceva l’esistenza come riportano testi e ricordano gli anziani, lungo tutta la superficie della piazza. L’area  ha un versante davvero suggestivo a ridosso del Palazzo dell’Annunziata con il ‘torrione” scapitozzato e della Prefettura, con una città sotteranea che raggiunge a pochi metri sui due versanti della piazza altri grandi ipogei di proprietà privata. Provocazione? Fate voi. Del resto il direttore della Fondazione Paolo Verri e l’assessore comunale al Turismo, Mariangela Liantonio,hanno ribadito- qualora ce ne fosse stato bisogno- che il ruolo da ”Capitale della Cultura” continua. Tutto dipende da progettualità, risorse finanziarie…volontà e lavoro di rete. I riflettori, dopo la cerimonia di chiusura del 20 dicembre, restano accessi proprio su questo quesito.

ECHI D’ACQUA DA VEDERE FINO AL 20 GENNAIO 2020

Suoni vibranti, luci soffuse, installazioni artitistiche e le suggestioni del ”palombaro lungo” ,la grande cisterna ipogea scavata dall’uomo che è l’emblema della città sotteranea e millenaria di Matera, capitale europea della cultura 2019, rappresentano il percorso tematico di ” Echi d’acqua” che sarà visitabile fino al 20 gennaio 2020. L’installazione, illustrata nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato la manager culturale Ariane Bieou e il responsabile del progetto Paolo Mele per la Fondazione Matera-Basilicata 2019, Michelangelo Lupone del Centro Ricerche Musicali, Delio Colangelo di Loxos, l’assessore comunale al turismo, Mariangela Liantonio e la presidente della BCC Basilicata, Teresa Fiordelisi. Al termine la visita alle installazioni,che avrebbero meritato una illustrazione- senz’altro più efficace- in loco. Foto, video e ascolto e invito a ritornare, mentre fuori si era formata già una bella fila per visitare gratis l’alllestimento. Echi d’acqua, ricordiamo, è l’ultima parte del progetto In Vitro-artificial sonification, è stato coprodotto dall’associazione LOXOSconcept e dalla Fondazione ”Matera-Basilicata 2019” e realizzato dal Centro ricerche musicali (Crm). Echi d’acqua si è avvalso delle musiche di cinque compositori Michelangelo Lupone , Laura Bianchini, Giulio Colangelo, ALessio Gabriele, Silvia Lanzalone,con la partecipazione dell’architetto Emanuela Mentuccia autrice delle ambientazioni plastiche e luminose delle cinque installazioni. Sono denominate ”Suono curvo”, Superficie riflettente, Angolo in Eco, Flussi Emergenti e Grotta Risonante e si sono avvalse, sotto l’aspetto tecnologico, di planofoni, olofoni_min, schermi riflettenti e diffusori d’acqua.

 

DAL COMUNICATO STAMPA

 

ECHI D’ACQUA

La presenza dell’acqua, le forme architettoniche, la geometria del percorso, l’incidenza percettiva della materia muraria e del colore, la suggestione dei fenomeni di riflessione acustica, e i delicati disegni della luce, hanno ispirato il lavoro di cinque compositori – Laura Bianchini, Giulio Colangelo, Alessio Gabriele, Silvia Lanzalone, e lo stesso Lupone – a creare un percorso artistico che esalti la relazione tra visione e ascolto, lo spazio e il suono, sollecitando nel visitatore una partecipazione emozionale che permetta di riscoprire le caratteristiche del luogo, rinnovato e magnificato rispetto alla sua originaria funzione. Lo svolgersi temporale della musica nelle diverse installazioni, diffusa da particolari sistemi elettroacustici, sottolineando l’eterogeneità degli spazi, consente inoltre di attualizzare e reinventare la memoria percettiva, così da rinnovare la memoria storica del luogo.

La narrazione percorre dunque cinque tappe, ognuna caratterizzata da una specifica installazione sonora, composizione musicale e ambientazione luminosa. Cinque compositori, con diverse peculiarità stilistiche ed estetiche, realizzano momenti d’ascolto caratterizzati sul piano espressivo da tipologie di materiali musicale eterogenei nel ritmo, timbro e frequenze.

Ogni area è caratterizzata da una diversa modalità di diffusione del suono che utilizza specifiche tecnologie progettate da Michelangelo Lupone e sviluppate al CRM secondo i criteri del “Teatro dell’ascolto”. Il concetto di “Teatro dell’ascolto” colloca il suono al centro dell’attenzione percettiva ed espressiva integrando i risultati delle ricerche acustiche e psicoacustiche con gli aspetti estetici del linguaggio musicale elettronico e strumentale, e si concretizza in forma d’installazione funzionale, d’arte e di spettacolo. La caratterizzazione dello spazio architettonico a partire dalle sue proprietà acustiche, l’utilizzo di diverse tecniche d’irradiazione del suono, il controllo dinamico delle traiettorie, della localizzazione del suono e delle sue riflessioni attraverso specifiche tecnologie, permettono di ampliare i modi di fruizione della musica contemporanea e di poterne apprezzare le sfumature espressive.

LE SINGOLE INSTALLAZIONI

La prima installazione, Suono Curvo, posta in una cavità in prossimità dell’ingresso, introduce il visitatore al percorso d’ascolto. E’ composta da Planofoni®, superfici vibranti in legno armonico di diverse dimensioni e coloratura. I PlanofoniÒ (CRM 1998) diffondono il suono in modo coerente ed omogeneo su tutta la superficie, con caratteristiche dipendenti dalla qualità della materia e dalla geometria della forma. La musica di Laura Bianchini utilizza la vibrazione leggera del legno per disegnare traiettorie di suono lungo le superfici piane ed ottenere risonanze che si fondono con l’ambiente circostante.

La seconda installazione, Superficie Riflettente presenta due grandi pannelli a forma di trapezio in vetro sintetico, stagliati sull’alta parete, come degli schermi, per consentire di ampliare i lobi di irradiazione del suono di due sorgenti poste alle loro basi, e offrire all’ascoltatore uno scenario esteso, non localizzato, entro il quale sono però percepibili le traiettorie o i movimenti del suono variati in profondità e larghezza. La musica di Giulio Colangelo propone figure sonore di primo piano e sfondo, dando luogo ad una scena musicale modulante.

La terza installazione, Angolo in Eco, è collocata in un suggestivo incavo lontano dal pubblico. Adagiata sulla superficie dell’acqua si compone di tre diffusori sonori di diverse dimensioni non visibili al visitatore. La musica di Alessio Gabriele accoglie voci e suoni della natura per increspare in trame polifoniche di suoni evanescenti che si proiettano dalla superficie limpida e buia nello spazio sotterraneo, fino a quando, ondeggiando, traspaiono in un infinito labirinto sonoro.

La quarta installazione Flussi Emergenti è composta da sette piccoli Olofoni in miniatura (Olofoni_min), proiettori sonori che galleggiano sull’acqua e che realizzano una diffusione musicale brillante e dettagliata. La musica di Silvia Lanzalone si genera a partire dalla trasformazione dei suoni dell’acqua, resi evocativi e sognanti, e si sviluppa sulla variazione dei loro ritmi interni, sublimati in una danza senza tempo.

La quinta installazione, Grotta Risonante, è composta da Planofoni® in diversi metalli – rame, ottone, alluminio – che si adagiano sulla parete di fondo della grotta assecondandone la forma.

La musica di Michelangelo Lupone tratta materiali sonori vocalici trasformandone il timbro in un’articolata polifonia che, sfruttando la radiazione multidimensionale delle superfici metalliche, rende libera la posizione d’ascolto del pubblico nello spazio circostante.

LA TECNOLOGIA

I Planofoni®

Sono sistemi vibranti costituiti da superfici di materiali e forme diverse.

I PlanofoniÒ, non sono altoparlanti, essi diffondono il suono ma con specifiche dipendenti dalla struttura della materia, dalle geometrie del design, dagli orientamenti e le curvature delle superfici, dai volumi plastici occupati.

Il concetto di PlanofonoÒ nasce in seguito alle ricerche interdisciplinari musicali, artistiche e scientifiche effettuate sulle caratteristiche vibrazionali della materia, presso il Centro Ricerche Musicali – CRM di Roma. L’obiettivo raggiunto dalla ricerca ha permesso di concepire opere innovative poiché i parametri che concorrono alla percezione del suono e della forma visiva, sono interdipendenti.

Il PlanofonoÒ integra la musica, ai modi vibrazionali della materia e della sua forma plastica ed è concepita per una fruizione simultanea nel tempo e nello spazio.

La musica evidenzia nel tempo le tensioni della forma plastica e quest’ultima è concepita per caratterizzare il timbro e la spazializzazione dei suoni.

Olofoni_min

Sono sistemi sonori multifonici di diffusione del suono di piccole dimensioni e di elevata controllabilità che permettono di poter effettuare delle modulazioni creative sul fronte d’onda. La particolarità di questi sistemi è che l’irradiazione del suono viene effettuata attraverso un raddrizzamento dell’onda di propagazione di tipo tronco-conica in onda piana.

Questo tipo di propagazione del suono permette la costruzione di lobi di proiezione sonora di elevata coerenza e con la capacità di percorrere lo spazio con minima degradazione di energia rispetto a quanto avviene nella diffusione con altoparlanti tradizionali.

Gli Olofoni_min sono costituiti da un sistema paraboloide sul cui fuoco è posto un altoparlante limitato in banda e controllato nell’apertura dell’angolo d’irradiazione.

Schermi Riflettenti

Gli Schermi Riflettenti sono sistemi di diffusione del suono originali, di forma planare in vetro sintetico, di grandi dimensioni (h. 3 mt).

Sorgenti sonore, poste alle loro basi, consentono di ampliare i lobi d’irradiazione del suono e offrire all’ascoltatore uno scenario esteso, non localizzabile.

I Diffusori in acqua

Sono sistemi sonori basati su speciali diffusori appositamente progettati per il funzionamento in acqua