Il divin poeta latino e lucano di Venosa, Quinto Orazio Flacco, emblema e punto di riferimento per quanti vogliano abbeverarsi agli studi classici e risalire alle radici delle culture mediterranea ed europea, resta il faro di una dimensione della conoscenza e della ricerca, sia per gli studiosi dell’umanesimo del sapere che delle giovani generazioni. Per tutti una figura senza tempo e che il Maestro e musicologo Pietro Andrisani -archivio vivente, della memoria del Mezzogiorno in particolare , ha voluto con lungimiranza indicare per la guida della neonata Loggia del Grande Oriente d’Italia, che ha contribuito ad avviare. Una intuizione azzeccata, per la corposità e grandezza del pensiero oraziano, che ha portato al riconoscimento di Orgoglio europeo fino allo svolgimento del Symposio europeo in programma in questo fine settimana. Nella nota di Pietro Andrisani la ricostruzione di quel percorso, al quale seguirà

Quando la R:. L:. Q:. O:. F:. N.1500 all’Or:. Di Matera
giunge all’Orgoglio Europeo
Pietro Andrisani

L’11 settembre 2015, a Matera, nella chiesetta sconsacrata di Palazzo Gattini, I Professori Vittorio Prinzi e Tommaso Russo presentano un loro saggio ”La Massoneria in Lucania dal decennio Francese al Fascismo ”Governa l’Assemblea il Gran Maestro Stefano Bisi, con a latere Livio De Luca, Presidente del Collegio Circoscrizionale Campania-Lucania. Il Gran Maestro sviluppa un tema sulla Massoneria dal volto umano e speculativa e conclude con l’auspicio per un prossimo innalzamento delle colonne di una nuova Loggia materana.
Per materiare l’auspicio si promuove un comitato organizzativo che svolgerà le sue riunioni a Montescaglioso, in via Silvio Pellico, n. 12. In queste adunanze viene stabilito, la distribuzione delle cariche della nuova Loggia e di fregiare la medesima col nome di un venosino della Roma imperiale: Quinto Orazio Flacco, il Poeta che venti secoli fa, passando all’Oriente Eterno, lasciava in eredità al mondo pensante squisito buon senso, precisa ed acuta osservazione con cui viene colta la saggezza comune della vita umana. Viene concordato di aggiungere al titolo il motto “Non omnis moriar (III, 30. 6) (Non sarà la mia fine, molto di me verrà ricordato dopo la mia morte) e un simbolo portatore di riti speculari a cui da sempre si innalzano riti edificanti di elevata spiritualità. Quindi, il Sole che dalla comparsa dell’uomo pensante sulla Terra viene visto come manifestazione della divinità e che Orazio lo incarna nel Carmen sæculare nelle vesti di Febo e la sua biga.
Alme Sol, curru nitido diem qui O Sole vivicatore, che sul fulgido carro riconduci
Promis et celas alitusque et idem la luce del giorno e la nascondi e spunti sempre
Nasceris, possis nihil urbe Roma diverso e sempre medesimo, possa tu nulla
Visere maius illuminare più grande di Roma
(Orazio, Carmen sæculare. W 9-12)
L’auriga Febo è il simbolo stesso della calma, della padronanza di sé, del dominio delle passioni; egli riconduce il molteplice che vive in noi e fuori di noi all’unità della volontà e della direzione. Di fronte ai movimenti ardenti dei cavalli, cioè dei nostri istinti e delle passioni, Febo rappresenta la ragione duttile capace di adattamento vigilante ed inflessibile.
Con un semplice movimento delle dita, tramite le redini, Egli riconduce i cavalli riottosi alla disciplina come la ragione riporta all’ottemperanza e alla saggezza.
Non a caso il pastore James Anderson, nel 1723, ha voluto che il carro di Febo fosse disegnato in primo piano, in alto, sulla copertina delle Costituzioni dei Liberi Muratori; non a caso, il 26 febbraio del 1779, alla presenza di un folto e attento gruppo di fratelli di ogni parte d’Europa, la Gran Loggia d’Inghilterra ha voluto innalzare le Colonne della Freemasons’ Hall, con una cerimonia che culminasse con la rappresentazione del Carmen sæculare di Orazio, simboleggiato dalla biga di Febo.
Nei liberi pensatori di ogni epoca, unitamente ai riflessi della sua eleganza linguistica, vive il fondamento della poetica speculativa in consonanza con la coscienza dell’arte muratoria.

Nel libro della legge sacra dell’apostolo Giovanni, sul quale i Liberi Muratori aprono i lavori di loggia, si riscontrano tangibili riflessi del Poeta venosino.
Nel trattato De opificio mundi, Filone Alessandrino (20 a. C.-45 d.C.), dal quale il pastore James Anderson, nel 1723, attinse brevi biografie dei patriarchi biblici che riportò nella prima parte de Le Costituzioni dei Liberi Muratori. si notano riflessi della morale oraziana.
Sappiamo che Filone Alessandrino, quando racconta della vita contemplativa di una setta di terapeuti cristiani organizzata intorno al lago Mareotis, nei pressi di Alessandria, dice: al canto dei terapeuti risponde il canto delle terapeute. Quindi quella setta intonava i suoi inni riprendendo il modello esecutivo del Carmen sæculare di Orazio salmodiato per magnificare i ludi romani del 17 a. C.
Il Carmen sæculare di Orazio allora era stato salmodiato da ventisette fanciulle e da ventisette fanciulli. Perché ventisette e non ventisei o ventotto? Le due formazioni di fanciulli e di fanciulle in quel tempo osservavano l’usanza greco-romana coeva che voleva il coro composto da coreuti guidati dal corifeo. Quindi, i due cori di que Carmen erano composti da ventisei coreute fanciulle e da ventisei coreuti fanciulli o voci bianche, guidati dai rispettivi corifei. Se sommiamo ventisei a ventisei avremo cinquantadue. Cinquantadue sono le settimane che si susseguono nel corso dell’anno solare. Inoltre, i verdi anni dei fanciulli dei due cori erano tesi a simboleggiare la primavera di un nuovo evo, la stagione della rigenerazione, del sorriso della prima età. L’età che sprigiona rosee aspettative e gioie dell’infanzia. Perciò, il fondamento della poetica speculativa del Carmen sæculare è in completa consonanza [identità] con la fluida armonia della natura e della ragione.

Alberto Basso, attento studioso dei canti del rito massonico, riferendosi all’esecuzione del Carmen saeculare voluto dai Fratelli inglesi, nel 1779, per l’inaugurazione della Freemasons’ Hall di Londra, massimo tempio dell’ordine muratorio mondiale, afferma che allora, per la Massoneria, Orazio rappresentava il campione del classicismo allo stato puro, il vaso perfetto nel quale si erano raccolti gli umori della poesia fatta pittura [e architettura] insieme con le delizie dell’otium contemplativo e di quell’equilibrio morale che poteva procurare gioia, sapienza, saggezza ma che ora sembrava indicare la strada verso la riconquista dell’antico.
Aurelio Prudenzio Clemente (348-405 d. C.), il poeta che meritò l’appellativo dell’Orazio cristiano, radicò interamente la sua opera letteraria nel terreno della tradizione classica riprendendo metri e contenuti dai poeti della Roma aurea. Di Orazio, oltre al metro, colse lo stile nobile, la fonica geometria del verso, l’inconfondibile eleganza linguistica, i concetti basilari con cui viene colta la saggezza dell’uomo. In una delle sue opere, La Psicomachia, nella quale egli descrive in forma epica la lotta spirituale dell’anima supportata dalle virtù che agiscono contro i vizi, si riscontrano vivi riflessi delle massime espresse negli Epodi e nelle Satire oraziane.
Innalzamento delle Colonne
Il 5 marzo 2016 Palazzo Viceconte di Matera: cerimonia solenne per innalzamento delle colonne della R:. L:. Quinto Orazio Flacco col numero distintivo n.1500 all’Oriente di Matera.
Quinto Orazio Flacco, Orgoglio Europeo
il giorno 19 settembre 2017, i Fratelli Maestri della Loggia Quinto Orazio Flacco n. 1500 all’Oriente di Matera, sono convocati per deliberare, in tornata di Terzo Grado, ai sensi e per gli effetti dell’art. 72 bis, la modifica del titolo distintivo della medesima R:. Loggia.
il Relazione :
…Una Loggia che opera sotto il titolo di Quinto Orazio Flacco, poeta di luminosa e visionaria ispirazione didascalica di portata universale, suscita forti emozioni e stimola nuovi interessi conoscitivi in tutti coloro che frequentano i suoi canonici incontri dottrinali ed esoterici divenendo motore di cultura europea e pietra fondante per la costruzione di un progetto incessante per il bene dei popoli
L’opera letteraria del poeta venosino detiene prezioso materiale di elevata cultura ed è meta obbligata di valenti studiosi, a loro volta, veicoli della vita di eredità storiche che allietano lo spirito e fecondano la mente dell’uomo teso a migliorare l’altrui e la propria personalità. La complessa semplicità del sistema metrico dei suoi versi, l’eleganza dello stile letterario, la natura morbida e dottrinale dei suoi messaggi lirici ed idilliaci, la moda sempre attuale dei suoi lapidari detti concettosi che rivivono, ornano ed onorano le biblioteche pubbliche e domestiche del Vecchio Continente suggeriscono di modulare il nome della R:. L:. Quinto Orazio Flacco in
Da duemila anni in qua, è risaputo che, scrittori, poeti, drammaturghi o semplici studiosi, volenti o inconsapevoli, hanno subito l’influenza della sua poesia con richiami, citazioni, imitazioni, motti e mottozzi. In questa sede si vuole evidenziare la considerevole figura poetica di un Orazio quasi sconosciuto ma già artefice di particolari momenti di svolta della musica europea di area neolatina traboccante di concetti sacrali e simbologie edificanti.
Decisivi momenti della vita musicale europea, come la notazione di tipo diastematico (dell’ottavo-nono sec.), l’origine della solmisazione (ut re mi fa sol la), il mensuralismo (valore temporale delle note musicali), la stampa musicale a caratteri mobili, l’estetica della librettistica sono stati cadenzati dalla poetica del Grande Venosino. Troviamo sei odi oraziane con notazione neumatica nella storia di Albino Flacco Alquino (732-804), principale artefice del Rinascimento carolingio.
I FFrr:. Inglesi, il 26 febbraio del 1779, vollero culminare il cerimoniale dell’innalzamento delle colonne della Freemasons’ Hall, massimo tempio dell’ordine muratorio mondiale, con il Carmen sæculare oraziano messo in musica dal Fr:. François-Andrè Philidor. Per la Massoneria, in quel Settecento, Orazio rappresentava il campione del classicismo allo stato puro. Con il Carmen sæculare la Freemasons’ Hall, volle stabilire un rapporto di affinità o, addirittura, di continuità con il Tempio di Apollo sul Palatino. Logge massoniche di ogni parte d’Europa, allora, si adoperarono per un evento ove venisse riproposto la meravigliosa opera di Orazio e Philidor, concettoso ritratto dell’aurea età. L’archeologo Dinu Adamesteanu (Toporu, 1913- Policoro, 2004) nel marzo del 183 ci informò che in Romania la Fons Bandusiae (Or.C III, 13) è stata convertita in commedia sotto il titolo Fântâna Blanduziei, 1883) da Vasile Alecsandri (Bacâu, 1819- Mirceşti,1890)e, in versione in musica (Fântâna Blanduziei, 1910) da C. G. Cosmovici.
continua