HomeCronacaNo reddito agricolo? No Imu!

No reddito agricolo? No Imu!

Resistenza, rabbia e “Riscatto”, dal nome che aggrega il neomovimento di protesta, per gli agricoltori del Mezzogiorno e delle Isole in marcia a Matera con oltre 250 trattori che hanno ribadito contrarietà alla applicazione  e al pagamento  della ‘’iniqua e discriminatoria ’’ Imposta municipale propria (Imu) sui terreni agricoli .

Una richiesta netta, anche urlata, rivolta al governo che potrebbe essere indotto a rivedere quella gabella sia per le pressioni che vengono da più parti e sia per le decisioni che il Tar del Lazio potrebbe prendere il 17 giugno, accogliendo istanze e impugnative presentate anche dai Comuni.

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Già, perché, insieme agli agricoltori hanno protestato il 28 aprile anche i sindaci, costretti ad applicare una tassa che nella gran parte dei casi sanno di non poter incassare perché le aziende agricole sono in crisi da tempo e la pressione fiscale ha fatto saltare da tempo il tappo della ‘’sopportazione’’.

E’ il cane, come ripete un luogo comune, che si morde la coda e latra per difendere l’ultimo pezzo di pazienza e di podere. La marcia dei trattori  è stata aperta dall’asinella ‘’Nicoletta’ ‘ dell’agricoltore Vincenzo Castellucci e da gran parte di sindaci e amministratori locali che minacciano di restituire la fascia tricolore.

Dietro di loro in piedi su un mezzo il “monsieur Bovet “ del Metapontino e delle tante proteste del mondo agricolo meridionale, Gianni Fabbris portavoce di Altragricoltura, che ha ribadito la lotta a oltranza fino al ritiro della iniqua e discriminatoria imposta che finirà- se a Roma continueranno a non ascoltare il grido di dolore di agricoltori e sindaci- col decretare la morte del settore primario.

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Ci ha pensato un ‘’campesino’’ , con tanto di sombrero in testa, a ricordarlo con una cassa da morte collocata sulla sua auto trasformata in carro funebre. Dietro di lui tanti agricoltori su trattori, come tante prefiche, con teli e striscioni sui quali hanno denunciato l’insensibilità della politica ad accogliere almeno in parte le loro richieste su una imposta definita ‘’illegittima, ingiusta e incostituzionale’’. Ma non hanno protestato solo per le tasse. Hanno denunciato lo stato di abbandono del settore, la improduttività e la carenza legislativa, la concorrenza sleale sui mercati, i continui attacchi alle produzioni del made in Italy e gli ostacoli a vantaggio di altre economie dell’Unione Europea.

Una analisi da fare a tutto tondo, contrassegnata da ritardi e superficialità a vari livelli. Ma ci sono tempi e volontà a sufficienza per rimediare? Ricucendo anche il rapporto tra produttori, organizzazioni professionali, enti locali e governo. E’ una strada in salita che deve fare  i conti sui costi e sui prezzi e sulle esigenze dei consumatori, che hanno sempre meno soldi per arrivare a fine mese.

Qualità e genuinità hanno un costo, il valore della filiera anche ma negli scaffali dei negozi  il consumatore si fa i conti in tasca e non sempre trova o sceglie le produzioni agricole e zootecniche del BelPaese…come quello di un noto marchio di un formaggio di un’azienda italiana (ahinoi) acquistato da una impresa straniera.  Da più parti si chiede la certificazione della filiera, ma dall’Unione Europea e non solo sembrano non sentirci mentre si lavori a un accordo di libero mercato da ‘’silenzio assenso’’ per far arrivare quello che fresco e certificato non è o non è preparato con quello che la legislazione italiana prevede. Parmigiano o Parmesan prodotto  a FromageLand con latte in polvere, caseinati e condimenti aromatici tanto in voga nella rete dei burgher  oltreoceano.

Preferiamo il nostro paniere e la nostra tavola con pane, frutta, verdure,  il nostro caciocavallo, il pecorino, la soppressata e altro ancora finché avremo allevatori e agricoltori in grado di produrlo, ma se si svuotano le campagne amen. E allora torna bene lo slogan di “Riscatto’’: Noreddito agli agricoltori, no imu sui terreni agricoli ‘che declina le quattro priorità del movimento: terra, ambiente, lavoro, comunità.

Uscire dalla crisi agricola e dalla crisi delle comunità difendendo la terra, il reddito, il lavoro e l’ambiente. Romba il trattore: lotta a tutte l’ore.

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