Il Capodanno Rai nasce per Matera, poi prende strade traverse per seguire i percorsi del campanilismo politico dei capibastone, come fosse un trofeo da assegnare al proprio orticello elettorale, giungendo a scatenare guerre fra territori di una regione già messa male in quanto a coesione sociale, con comitati e gruppi di pressione per sottrarre la kermesse al concorrente di turno.

Il Capodanno Rai nasce intorno a Matera Capitale europea della cultura e ad essa e da essa doveva servire quale veicolo mediatico per tutto il territorio regionale. Da lì doveva irradiarsi ogni anno nel mondo e sicuramente il capodanno che apriva al fatidico 2019, ovvero il prossimo venturo.

Cosi sarà, grazie anche -sembra- ad una forzatura della Rai che evidentemente vede la cosa con più disincanto ed obiettività dei campanilisti locali tutti intenti a testa bassa a frasi la guerra l’un l’altro.

Ma si è rischiato che il countdown per l’arrivo del  nuovo anno non avvenisse -assurdamente- proprio dalla Città dei Sassi che proprio il 2019 si apre a tutto il mondo.

Persino Renzi, come si ricorda nell’intervento che pubblichiamo a seguire, a fronte di un Pittella che annunciava l’intenzione di farlo a Venosa, ebbe a dire: “Che c’entra Venosa?, Gli auguri per il 2019 devono giungere da Matera per aprire ufficialmente la festa e un anno straordinario per la proclamazione a Capitale europea della cultura” .

Elementare Watson ….e poi dice che uno si butta a destra…..aggiungerebbe il grande Totò.

Comunque su questo tema che a molti ha tolto il sonno, proponiamo a seguire una riflessione di NICOLA PAVESE:

COMUNICATO STAMPA

RIFLESSIONI SUL CAPODANNO RAI 2018

“Nella Basilicata, anziché unire le forze e i territori stabilendo sinergie utili per lo sviluppo, divampa ancora tra Venosa e il Metapontino la polemica sulla sede del prossimo Capodanno Rai. Una questione per la quale sono scesi in campo diversi politici, associazioni e comitati appositamente costituiti. La disputa è diventata l’occasione per dividersi e vantare precedenze e pretese ritenute irrinunciabili dalle due parti. Insomma, una vera guerra fratricida, o meglio fra poveri, una frattura fra città e territori della regione dove nessuno vuole.

C’è, infatti, una bizzarra e inesplicabile convinzione che con il Capodanno Rai nella propria città (e relativo comprensorio) potrebbero cambiare, magicamente, molte cose e quindi il futuro dei cittadini.

Per la cronaca: il prossimo appuntamento televisivo di fine anno verrà trasmesso invece da Matera. Tuttavia, la Regione Basilicata per accontentare i litiganti (in pratica i politici più alla questione) si impegna a realizzare per le edizioni del 2020 e 2021 la suddetta manifestazione sia a Venosa che nel Metapontino (a Policoro?).

A questo punto, da osservatore, mi viene spontanea qualche domanda: è morale tutto ciò, è corretto, è edificante una decisione del genere in una realtà dove il disagio aumenta ogni giorno e le risorse economiche pubbliche (sempre risicate) vengono centellinate fino a privare certi diritti ai cittadini?

Risorse pubbliche che dovrebbero essere utilizzate, invece, per altri scopi sociali sicuramente prioritari rispetto alle pressioni interessate dei politici. Mi chiedo ancora: è mai possibile che mentre la Basilicata muore c’è gente che a Potenza, nella regione, nei paesi gioca con la politica e con le istituzioni che, al contrario, dovrebbe rappresentare con disciplina e onore?

E’ il caso di ricordare che anche nella nostra regione la tanto strombazzata coesione sociale richiederebbe ben altro atteggiamento e impegno da parte di chi è stato eletto dai cittadini.

A livello regionale, infatti, vantiamo non pochi primati negativi, a partire dal Pil, quindi una disoccupazione desolante e triste, la presenza di tanti giovani che partono e che se restano in Basilicata non studiano né cercano un qualsiasi lavoro. Ci ritroviamo, poi, in una realtà e con un calo demografico sempre più preoccupanti, dove persino gli anziani lasciano i paesi di origine.

Per non parlare dell’isolamento stradale e ferroviario, delle mancate manutenzioni, delle esondazioni, delle frane e del dissesto idrogeologico che riappaiono in maniera drammatica appena piove.

E che dire dei medici e infermieri che mancano negli ospedali lucani, e persino dei disabili al 100% che, dopo diversi mesi, non riescono ad avere ancora un letto e una corrozzina che pure sono un loro diritto.

Ebbene, difronte a questa realtà disastrosa, che dovrebbe essere affrontata con impegno, senso civico e responsabilità da chi fa politica, assistiamo, invece, a un teatrino vergognoso perché tutto è riconducibile alla propaganda personale, all’autoesaltazione, all’autocelebrazione, al cinismo in chiave elettorale.

Perché a questo punto stupirsi se la gente è sfiduciata e si allontana dalla politica?

Ho l’impressione che certe decisioni, certe promesse sono state prese e fatte a titolo personale: c’è stata forse una discussione, c’è una documentazione che attesti le scelte, ci sono passaggi democratici e trasparenti che hanno stabilito le sedi del Capodanno Rai, oltre a Matera?

Se tutto ciò è inesistente, mi chiedo: perché ci sono certe pretese e si devono spendere ulteriori soldi pubblici solo per assecondare di alcuni politici senza scrupoli o gruppi di cittadini irragionevoli?

Infine desidero far conoscere quanto segue: a novembre 2017 in occasione della visita di Renzi a Matera, sulla terrazza di Palazzo Lanfranchi si è discusso (anche) di queste faccende.

Erano presenti, oltre al sottoscritto, diversi politici lucani: Margiotta, Antezza, De Filippo, Cifarelli, De Giacomo, e l’ex premier chiese a Nastasi (facilitatore di Matera 2019 per conto del Governo) come stessero le cose per il vicino Capodanno Rai 2018. Rispose Pittella: “Quest’anno lo facciamo a Maratea, il 2019 a Venosa!”. Renzi di rimando e senza esitare:“Che c’entra Venosa?, Gli auguri per il 2019 devono giungere da Matera per aprire ufficialmente la festa e un anno straordinario per la proclamazione a Capitale europea della cultura” .

Questi sono i fatti e credo le valutazioni ancora attuali e valide. Le polemiche (interessate) non servono, è solo questione di buon senso e ragionevolezza.

Per Venosa e il Metapontino ci saranno altre occasioni, senza dimenticare i numerosi problemi della Basilicata. Che deve essere coesa e razionale nelle scelte e ancor più nelle nuove sfide sociali e politiche che l’attendono.”

Nicola Pavese, Matera