Andrà in scena nel chiostro rinascimentale dell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo in Montescaglioso il 15 Agosto alle ore 21,00 lo spettacolo  “Terroni – centocinquant’anni di menzogne” tratto dal saggio storico omonimo di Pino Aprile.

Terroni racconta la storia, scritta dai vincitori da “coloro che ce la fanno” in una versione inedita dello spettacolo in cui la musica sarà eseguita dal vivo dal CantaStorie Francesco da Matera.

La Storia narrata da Roberto D’Alessandro è la verità su quella che le truppe piemontesi scrissero sulla pelle degli abitanti del Sud d’Italia nel nome di un’unità fittizia e di cui ancora oggi possiamo vederne gli effetti, è affidata a chi, come Aprile sulle pagine e a Roberto D’Alessandro efficacissimo interprete sul palco, ci racconta (documenti alla mano) quel che veramente accadde nell’800 “affinché gli abitanti dell’Italia del Sud diventassero meridionali”.

Il teatro anche a questo serve e ne abbiamo visti mirabili esempi come “Nerone, duemila anni di calunnie” o con “Marocchinate”, i primi che mi sovvengono, spettacoli belli e toccanti che illuminano quel che solitamente viene taciuto, dai tempi dell’Impero Romano alle nefandezze che compirono le truppe d’assalto in Ciociaria per superare la linea Gustav tedesca durante la seconda guerra mondiale.

Roberto D’Alessandro è il cantore perfetto per lanciare un allarme contro l’oblìo che ha anestetizzato noi tutti. Un grido disperato il suo, potente e indignato, contro la negazione della verità in nome di una nazione male unita perché a due velocità. I cosiddetti liberatori furono carnefici e sfruttatori, condannando una parte del Paese ad una secolare subalternità nei confronti del Nord.

Repressioni selvagge e sfruttamento economico, orrori compiuti non molto diversi di quelli nazisti. Emigrazioni (milioni di persone) indotte da un sistema economico devastante per quelle terre, stupri di massa, saccheggi.

Non c’è nulla di inventato, sulle pagine del libro da cui è tratto Terroni in teatro, vi è una ampissima bibliografia a testimonianza di tutto ciò.

Roberto D’Alessandro, che si destreggia abilmente tra i toni ironici e quelli drammatici, sintetizza il tutto nel suo toccante spettacolo (che, a mio parere, non ha bisogno di quei riferimenti a politici decaduti o ancora in voga, non aggiungono nulla, anzi) anche inneggiando ad un meridionalismo di riscatto e alle potenzialità imprenditoriali delle giovani generazioni che possano conoscere il proprio passato per vivere un futuro che, altrimenti, rimarrà negato.

A ritmare la scansione temporale dell’azione teatrale saranno le canzoni inedite di Francesco da Matera tratte dal suo repertorio “A Sud di Nessun Nord”