Pubblichiamo integralmente la lettera ai presbiteri di Mons. Giovanni Intini Vescovo di Tricarico

 

Carissimi fratelli Presbiteri;

Carissimi Fratelli e Sorelle;

siamo all’alba di un nuovo anno pastorale che si colloca tra il faticoso tempo della pandemia che abbiamo vissuto con disagio e sofferenza e il lento cammino per venirne fuori e provare a guardare con speranza a un futuro nuovo.

Come credenti, discepoli del Signore Gesù, non possiamo esimer­ci da una lettura di fede di quello che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo.

Una lettura di fede è per noi un impegno irrinunciabile se voglia­mo capire quanto lo Spirito Santo ci sta dicendo e maturare un nuovo modo di stare al mondo come discepoli di Cristo; infatti serve poco a noi unirci al coro di tutti quelli che hanno coniato slogan e fornito letture o catastrofiche e apocalittiche o ingenuamente ottimistiche.

Intanto dobbiamo consapevolmente e responsabilmente abita­re questo tempo, senza progettare ne fughe in avanti, alla conquista di posizioni privilegiate e ne indietro per gustare il frutto avvelenato della nostalgia, ma semplicemente avviare un processo di discernimento per leggere e decifrare i tanti segni e messaggi che la pandemia ha lanciato all’umanità.

Ascoltiamo il grido dell’umanità sofferente!

Ascoltiamo il grido del nostro pianeta malato!

Ascoltiamo il grido di un mondo che geme per le doglie del parto! Ascoltiamo la voce dello Spirito Santo!

Ascoltare, è questo che bisogna fare prima di tutto, prima ancora di metterci a cercare ricette per uscire dalla crisi che la pandemia ha gene­rato.

L’intelligenza delle Scritture è fondamentale per noi per capire quanto abbiamo vissuto e stiamo vivendo, non dal punto di vista delle opinioni degli esperti e dei tecnici, ma con gli occhi della fede e scoprire quel senso che ci indirizzerà verso orizzonti nuovi di vita.

Perciò pur continuando il nostro cammino pastorale diocesano sul tema della formazione di laici adulti nella fede,ci dedicheremo nelle nostre Comunità parrocchiali, negli organismi di partecipazione dioce­sani e parrocchiali e in tutte le circostanze formative, a riflettere in modo sapienziale e di fede sui segni e i messaggi che scaturiscono dalla pande­mia, per capire come essere annunciatori del vangelo in un tempo nuovo carico di tante ombre ma proiettato alla ricerca di una luce nuova.

A questo proposito inizieremo l’anno pastorale con due incontri aperti a chiunque voglia partecipare:

SABATO 10 ottobre 2020, alle ore 18.00 per la zona VAL BASENTO, nella Parrocchia MADONNA di POMPEI a GARAGUSO SCALO;

SABATO 17 ottobre 2020, alle ore 18.00 per la zona VAL D’AGRI, nella Parrocchia SANT’ANTONIO di PADOVA a STIGLIANO.

In entrambi gli incontri ci guiderà nella riflessione il Prof. MI­CHELE ILLICETO, docente di Storia della Filosofia moderna e contem­poranea presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari (sez. di Molfetta). Vuole essere un momento di avvio comune della riflessione che succes­sivamente proseguirà nei vari contesti dei percorsi di fede diocesani e parrocchiali.

L’anno pastorale che si apre davanti a noi sarà un anno particola­re anche per le precauzioni sanitarie che già stiamo osservando in ambito liturgico e che adesso vanno tradotte in ambito pastorale, soprattutto re­lativamente agli incontri di catechesi.

Ciascun parroco con i suoi collaboratori parrocchiali avrà cura di organizzare al meglio la catechesi per tutte le fasce di età, in presenza e garantendo le norme di sicurezza. Sarà opportuno per quanto riguarda la catechesi dei bambini e ragazzi coinvolgere anche i genitori perché tutto avvenga nella massima collaborazione.

Certamente saremo costretti a un impegno maggiore ma non ci tiriamo indietro per il bene delle nostre Comunità.

Sono certo che solo il contributo dell’intera Comunità parrocchia­le nelle sue varie componenti potrà assicurare la prudente ma necessaria ripresa delle relazioni ecclesiali.

Per quanto riguarda la celebrazione dei Sacramenti non celebra­ti nello scorso anno pastorale, i parroci potranno localmente valutare la possibilità di recuperare le celebrazioni rinviate, a partire dal 1 Settembre 2020, naturalmente senza omettere una adeguata preparazione.

Dove non ci fosse la possibilità di poter procedere secondo queste indicazioni o laddove ci fossero timori o difficoltà concrete da parte delle famiglie, è opportuno rimandare le celebrazioni ad altri periodi dell’anno liturgico e pastorale.

Desidero ancora una volta ribadire che nessuno deve farsi pren­dere dall’ansia di prestazione o al contrario dalla paura al punto da pa­ralizzare le attività parrocchiali. Penso che gli atteggiamenti giusti siano quelli della prudenza, della pazienza e della creatività che ci permettono di operare, in modo condiviso, le cose possibili ed essenziali, necessarie a nutrire spiritualmente la vita di una comunità.

In questo anno pastorale, quasi certamente all’inizio del nuovo anno liturgico, in Avvento, i Vescovi consegneranno alle nostre comunità cristiane la nuova edizione del MESSALE ROMANO. Sembra qualcosa per soli “addetti ai lavori”, in realtà è un evento per tutta la Comunità cristiana.

Il Messale è lo strumento a servizio del nostro celebrare, perciò questa novità coinvolge tutta la comunità e si pone come preziosa oppor­tunità non solo per introdurre alcune novità, ma soprattutto per rinno­vare il nostro stile celebrativo e integrarlo sempre più nel nostro vissuto personale e comunitario.

Sarà opportuno nelle nostre comunità parrocchiali pensare a dei percorsi formativi di catechesi liturgica per apprendere sempre meglio l’arte del celebrare come popolo di Dio sacerdotale, profetico e regale.

A questo proposito come presbiterio diocesano avremo un mo­mento di formazione nei giorni 9-10 settembre 2020, a San Giovanni Rotondo. Saranno con noi per accompagnarci nella riflessione: S. Ecc. Rev. ma Mons. Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta e presidente della Commissione per la liturgia e del Centro di Azione liturgica; e Don Mario Castellano, neodirettore dell’Ufficio liturgico nazionale.

Come Chiesa non potremo fare a meno di ripensare la nostra pa­storale alla luce di quanto abbiamo vissuto, ma penso che non potremo mai rinunciare alla dimensione comunitaria della nostra fede, che si tra­duce in prossimità e sinodalità, determinanti per l’annuncio del vangelo.

Papa Francesco nella Lumen fideici ricorda che: “La fede si trasmet­te, per così dire, nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma che si accende da un’altra fiamma” (n.37).

Perciò c’è da augurarsi che la forzata assenza delle relazioni co­munitarie, ci faccia cogliere la fondamentale importanza della dimensio­ne comunitaria del nostro vissuto di fede, per far cadere tutti quei per­sonalismi di ogni genere che impediscono la crescita di comunità adulte nella fede.

Concludo con l’auspicio che Papa Francesco ci ha offerto nella Ca­techesi di mercoledì 2 settembre 2020: “Nel mezzo della crisi, una solidarietà guidata dalla fede ci permette di tradurre l’amore di Dio nella nostra cultura globalizzata, non costruendo torri o muri-e quanti muri si stanno costruendo oggi- che dividono, ma poi crollano, ma tessendo comunità e sostenendo processi di crescita veramente umana e solida.( …). Nel mezzo di crisi e tempeste, il Signo­re ci interpella e ci invita a risvegliare e attivare questa solidarietà capace di dare solidità, sostegno e un senso a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Possa la creatività dello Spirito Santo incoraggiarci a generare nuove forme di familiare ospitalità, di feconda fraternità e di universale solidarietà”

Sia questo auspicio di incoraggiamento per la nostra Chiesa dio­cesana, per una crescita nella fede, capace di allargare gli orizzonti della speranza e costruire sempre nuovi percorsi di carità.

Buon cammino