La Chiesa è una. Nella sua predicazione e nei suoi pastori. Nessuno può pensare di costruirsene una a propria immagine e somiglianza. Nessuno può svegliarsi una mattina e inventarsene una che più gli aggrada per convenienza personale o peggio per interesse del proprio partito politico. Faccio appello alla vostra intelligenza. Sono queste le parole pronunciate da Monsignor Caiazzo durante la messa svoltasi, nella serata di domenica, nella Chiesa Madre di Pisticci.

Antonio Giuseppe Caiazzo entra in modo discreto, come è nel suo stile, domenica sera nella Chiesa chiesa dei Santi Pietro e Paolo e saluta amorevolmente tutti, nel suo veloce passaggio nella navata sinistra verso la sagrestia, dove indosserà i paramenti per partecipare da protagonista -come da liturgia- alla cerimonia della Cresima.

Una chiesa piena all’inverosimile per questa cerimonia interparrocchiale, un esempio-quest’ultimo- di unità lodato e che da il là all’ispirato intervento che l’arcivescovo pronuncia rivolto ai cresimandi, ai loro padrini/e, a tutti i cattolici lì riuniti.

Un intenso ragionamento, che parte dall’evidente consapevolezza dell’infido crinale su cui gli stessi fedeli sono costretti a muoversi in una società sempre più superficiale, priva di coerenza e parametri certi, che tende a distrarre dalla profondità necessaria a vivere scelte così importanti e definitive come quella religiosa. Un ragionamento certo rivolto ai convenuti che avevano scelto di ricevere il sacramento della cresima, all’importanza di tale passo e alla coerenza necessaria con i comportamenti di vita successivi.

Ma anche l’occasione per ribadire che non vi può essere la moda di farsi ognuno la chiesa “in house”, prendendo ciò che gli piace e scartando ciò che non gli aggrada, inventandosene una tutta sua. Un’occasione per ribadire che la chiesa è una una: nella sua predicazione e nei suoi pastori ad ogni livello.

E all’interno di ciò, una argomentata ma ferma reprimenda dell’abuso della simbologia cattolica per uso elettorale, come fatto ancora una volta ieri in un comizio a Milano. Un richiamo, in sincrono con altre voci del mondo della Chiesa, nel mentre i vescovi oggi si incontreranno a Roma  in un assemblea sul tema “Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria” che si aprirà con un intervento di Papa Francesco.

Un uso ed abuso dei simboli che la Chiesa non ha mai tollerato nemmeno quando in Italia c’è stato un partito cattolico per antonomasia, la Democrazia cristiana. Con cui, serto erano in simbiosi ma mai, si ricorda, che un esponente della DC abbia esibito in una manifestazione elettorale un crocefisso o un rosario.

Oggi la Chiesa con il suo sommo rappresentante Papa Francesco è sotto attacco per il suo fisiologico essere dalla parte degli ultimi. In modo più marcato ed evidente -forse- che nel passato, anche in ragione della lunga crisi umanitaria dei profughi che attraversano frontiere in cerca di una vita migliore, spesso della stessa sopravvivenza.

La quai totalità degli italiani si professano cattolici. Se tutti ascoltassero le parole dei propri vescovi la chiesa non dovrebbe essere così in difesa. Ma così non è.

Una discrasia che sta portando sempre più i pastori della chiesa a stare dentro la carne viva della società, nei luoghi simbolo del lavoro. Come ha fatto lo stesso Caiazzo nella Val Basento e alla Ferrosud.

Saranno questi i temi dell’Assemblea dei vescovi italiani che dopo l’intervento di Papa Francesco di oggi pomeriggio avranno un confronto con lo stesso pontefice.

Domattina ci sarà l’introduzione del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e tra i temi che saranno affrontati: l’approvazione delle Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, un aggiornamento circa l’incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, 19-23 febbraio 2020) e una prima proposta di Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025.

Riflessioni di una chiesa sempre più immersa nel sociale. Con i Vescovi del Triveneto che portano l’esperienza dei cappellani impegnati nelle carceri del Nordest, le “attenzioni ed anche le preoccupazioni e le fatiche che caratterizzano e accompagnano” il loro servizio quotidiano con altri religiosi, religiose e volontari nella quindicina di istituti di pena presenti in quest’area con tutte le persone coinvolte nel “mondo della detenzione” per “soccorrerle nel corpo e nello spirito” attraverso una serie di azioni ed iniziative ( ascolto e dialogo personale, la celebrazione dei sacramenti, le diverse occasioni di formazione umana e cristiana, ma anche l’aiuto economico, l’approvvigionamento di indumenti o materiale per l’igiene personale, il contatto con le famiglie,  l’attenzione pastorale a favore degli operatori penitenziari ecc.).

O come i vescovi della Conferenza Episcopale Marchigiana, che dopo la riunione della commissione Migrantes tenutasi a Loreto, saranno impegnati nella settimana sociale dei cattolici italiani e la gestione dell’accoglienza dopo la conversione in legge del decreto sicurezza.

E la diocesi  di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino che ha investito 65 mila per lavoro e formazione per i giovani, perchè ha detto il vescovo Domenico Sorrentino presentando il progetto #Mettiamocialavoro : “Se si vuole dare una risposta alla povertà occorre operare sul versante dell’occupazione”.

Mentre i  vescovi delle diocesi che comprendono i comuni delle province di Benevento e Avellino, aree del disagio storico del Sud Italia, hanno sottoscritto una lettera-documento intitolata “Mezzanotte del Mezzogiorno?”, in cui vengono sottolineati i gravi ritardi e gli squilibri nelle politiche economiche e sociali che si sono succedute in Campania, chiedono una svolta decisa e una più mirata politica di sviluppo.

E prevista, inoltre, la firma, insieme alla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), del “Manifesto per l’Università” con l’obiettivo di essere “insieme attori ed alleati” per affrontare le nuove sfide e favorire iniziative di collaborazione sia a livello nazionale che territoriale.