Il nostro Arcivescovo,mons Giuseppe Antonio Caiazzo, senza tanti giri di parole va al cuore del problema e chiede agli “uomini di buona volontà”, visto l’approssimarsi del Santo Natale, di adoperarsi ”tutti insieme” affinchè sia garantito ai materani e a quanti risiedono nel territorio provinciale, provengono dal comprensorio murgiano, tarantino e calabrese di continuarsi a curare nell’ospedale Madonna delle Grazie. Una struttura sanitaria, che abbiamo visto realizzare in un triennio o quasi, e reso operativo nel 2003. Ma dopo un periodo di ascesa è seguita l’involuzione con i disegni di accentramento funzionale o di riordino sanitario, se preferite, che ha risposto più a logiche politico clientelari ammantate di tagli alla spesa, che non di effettiva risposta ai bisogni di assistenza delle popolazioni. Il resto è storia d’oggi con quella ratifica di delibere tra Asm e Regione su una deroga concessa tre anni fa da altra Amministrazione e giunta a scadenza con l’attuale. Ma senza tenere conto delle conseguenze per i cittadini, in relazione anche alle difficoltà oggettive legate all’ epidemia da virus a corona e con una città, e non per dimenticanza del Comune, ancora priva (e dal marzo scorso) di covid hotel per evitare che le persone in ”confinamento contumaciale” infettano altri famigliari. Mediocrità ? Superficialità? Logica del “tanto peggio per Matera, tanto meglio?” come riportano gli echi di un mai sopito campanile? Fate voi.
I fatti, purtroppo sono questi, tra irresponsabilità di ieri e responsabilità di oggi. Ma ora, come osserva don Pino, occorre fare il possibile per evitare altri guasti e per garantire il diritto per i materani, e non solo, a curarsi, evitando di rivolgersi a strutture sanitarie di fuori regione. La Lettera Aperta va bene, ma forse sarebbe opportuno un ‘ritiro’ con “gli uomini” che hanno combinato tanti guasti (non siamo ipocriti) negli ospedali e smantellato la medicina del territorio, in una regione con una forte presenza di anziani. Che la Madonna delle Grazie e i Santi Medici, Cosma e Damiano, li illuminino sulla via che da Matera porta a via Anzio, sede della Regione, e a Roma in via Ribotta sede del Ministero della Salute. Ma la Speranza non basta. Servono i fatti, prima che sia troppo tardi.

LA LETTERA DELL’ARCIVESCOVO

Ill. Signor Presidente Regione Basilicata
Ill.mo Signor Assessore alla Sanità Regionale
Ill.mo Signor Presidente Provincia di Matera
Ill.mo Signor Sindaco di Matera
Ill.mo Signor Direttore ASM Matera

In questi giorni, sto seguendo con grande apprensione le vicende concernenti l’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera.

Sento di esprimere e condividere, in questo momento di forte emergenza sanitaria, la preoccupazione che tutti gli abitanti della città e provincia stanno manifestando di fronte alla fragilità e ai ritardi del sistema sanitario.

Si avverte il bisogno di avere una sanità capace di contrastare con efficacia l’avanzare della diffusione del Covid 19 e preoccupa soprattutto il futuro. E’ inverosimile pensare che alcuni presidi sanitari, di fondamentale importanza, possano essere ridimensionati o trasferiti altrove.

Ritengo che questo sia il tempo in cui le istituzioni tutte, incominciando da quelle nazionali, ognuna per quello che compete loro, si ritrovino a mostrare il volto della responsabilità, mettendo da parte ogni forma di divisione che non giova a nessuno.

Non sta a me giudicare quali siano le inadempienze o i ritardi. Anch’io mi sento confuso e vorrei, per il bene della nostra gente, che venissero garantite prossimità e attenzione a tutte le fasce sociali, soprattutto le più deboli. Questa è l’eredità imperitura che ci lascia l’esperienza di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Cultura è soprattutto capacità di porsi a servizio delle membra più fragili della comunità così come espresso da un servizio sanitario in crescita, efficace e prossimo agli ammalati.

Il territorio della nostra arcidiocesi di Matera-Irsina rischia di diventare vittima di grossi tagli al servizio sanitario. Non possiamo accettare un’eventuale scelta che vada in questa direzione: continuare a penalizzare il nostro territorio.

Come pastore, a nome della Chiesa che mi è stata affidata, invito il mondo della politica a proporre, a chi ha il potere decisionale, di fissare nuovi parametri e priorità nel fare le scelte.


Penso che non sia più il momento di studiare strategie sanitarie ma di attuarle per il bene della nostra gente. Tutto sarà possibile se, a mio umile parere, si ritornerà a riesaminare il piano della rete ospedaliera “Madonna delle Grazie” di Matera, senza dimenticare un inevitabile rilancio di tutti i servizi socio-sanitari e nello stesso tempo avere una gestione più efficace di tutti i processi di integrazione ospedale-medicina territoriale.

Di fronte alle necessità sanitarie, che devono avere a cuore la salute di tutti, il criterio che guida le scelte non può essere economico: c’è un principio etico che lo sorpassa, cioè il bisogno di essere curati in loco, non emigrando.

Incoraggio le istituzioni regionali, provinciali e comunali affinché si agisca compatti nel salvare ciò che è un diritto per tutti: curare e salvaguardare la salute. Nello stesso tempo ringrazio di cuore, ancora una volta, medici, farmacisti, operatori sanitari, infermieri che, nonostante i tanti problemi, stanno lavorando da veri professionisti con amore, dedizione, supplendo anche alla mancanza di personale sanitario.

Fiducioso in una soluzione che salvaguardi gli interessi di tutti, all’inizio dell’Avvento, in preparazione al S. Natale di Gesù, invoco su tutti, per intercessione della Madonna delle Grazie, la benedizione dal cielo.

✠ Don Pino

Matera, 29 novembre 2020, Prima Domenica di Avvento