“Ho vissuto da vicino, come centinaia di altre persone, le ore drammatiche dell’incendio che ha colpito Metaponto ieri.” Inizia così un comunicato di testimonianza diretta di Domenico Bennardi -Consigliere comunale e già sindaco di Matera – “Anch’io -prosegue- sono stato costretto a lasciare in fretta il mio alloggio. Fortunatamente ho potuto fare ritorno a Matera, la mia città, a pochi chilometri di distanza. Ma per molti altri non è stato così semplice. Turisti italiani e stranieri, famiglie con bambini piccoli, residenti e operatori turistici si sono riversati sulla strada provinciale Bernalda-Metaponto e nell’unico punto di raccolta previsto nel comune di Bernalda, spesso senza alcuna assistenza, sotto un cielo rosso di fumo, tra la vista delle fiamme e tanta paura.Sulla provinciale siamo rimasti in fila per lungo tempo, avvolti da una coltre irrespirabile. Ho visto persone a piedi, madri con carrozzine, bambini con solo il pannolino addosso, evacuati in costume da bagno e asciugamano, senza nemmeno una bottiglia d’acqua o un servizio igienico.
È doveroso oggi, innanzitutto, ringraziare chi ha lavorato senza sosta e con grande dedizione: la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, la Polizia Locale, le Forze dell’Ordine, i volontari, gli operatori turistici che si sono prodigati come potevano. A loro va tutta la mia riconoscenza.
Ma non possiamo fermarci ai ringraziamenti.
Questa emergenza ha messo a nudo la fragilità di un intero sistema, in termini di prevenzione, sicurezza e infrastrutture. È mancata l’assistenza minima lungo le vie di fuga, è mancata una rete di comunicazione rapida ed efficace. La gestione è stata affidata a volontari, spesso insufficienti e non coordinati.
Come ex sindaco e autorità locale di protezione civile, ho denunciato più volte la necessità di investimenti strutturali sulla prevenzione e sulla gestione delle emergenze. I Comuni da soli non ce la fanno. Servono più risorse, più personale qualificato, una rete operativa e stabile tutto l’anno, non solo nei mesi estivi.
L’evacuazione di massa di migliaia di persone in poche ore ha dimostrato l’urgenza di ripensare i piani di mobilità e sicurezza del territorio. È impensabile che esista un solo punto di raccolta a Bernalda per tutta l’area di Metaponto, che d’estate accoglie decine di migliaia di presenze. Occorrono più aree di ammassamento, attrezzate, raggiungibili, pensate per il primo soccorso e per un’accoglienza dignitosa in caso di emergenza.
Va rilanciata con decisione anche la prevenzione ambientale. Serve una cura costante e non stagionale del nostro patrimonio naturale: fasce parafuoco, corridoi di sabbia, aree inerti all’interno delle pinete, da mantenere pulite e sgombre, proprio per rallentare o arrestare la corsa del fuoco. Al Mondial Camping, duramente colpito dalle fiamme, non mi è parso di vedere misure di questo tipo. Anzi, da alcune immagini antecedenti all’incendio, si nota l’incuria delle fasce parafuoco, con vecchi tronchi abbandonati e vegetazione secca.
Queste strutture si trovano nel cuore della macchia mediterranea, meravigliosa ma altamente infiammabile.
Anche la comunicazione è risultata carente. Da sindaco avevo creato un canale Telegram e una pagina social dedicata esclusivamente alla Protezione civile materana. Oggi più che mai è chiaro: una comunicazione tempestiva può salvare vite. Occorre investire anche su questi strumenti. Non è un dettaglio secondario.
Ora è necessario fare piena chiarezza sull’accaduto. Si svolgano tutte le indagini del caso. Se sarà confermato che si è trattato di un incendio doloso, chi ha appiccato il fuoco va chiamato col suo nome: criminale senza scrupoli. Si faccia luce: chi vuole devastare Metaponto? Un racket? Una vendetta?
Ho letto le parole di solidarietà del Presidente Bardi. Bene ma adesso servono fatti concreti. La Regione, la Provincia e i Comuni interessati devono prendere coscienza della fragilità del nostro territorio e agire con decisione. È in gioco la sicurezza delle persone, ma anche l’immagine e l’economia di un’area a fortissima vocazione turistica, culturale e naturalistica. L’accoglienza non può prescindere dalla sicurezza. E ora chi paga i danni? Chi risarcirà gli operatori turistici, i residenti, i villeggianti?
Perché non riusciamo a prenderci cura delle nostre fragilità? Metaponto merita di più. Merita rispetto, dedizione, investimento. Merita di essere ciò che è: il fiore all’occhiello della costa lucana.
Non può restare una terra abbandonata da trent’anni all’incuria e all’indifferenza generale. È il momento di svegliarsi. Consiglieri regionali, parlamentari lucani, amministratori locali: tutti. E agire.”


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Chiamoamll con il loro nome clme hai detto, ma proprio nome e cognome in maniera tale che devono aver trmere di farsi vedere in giro per paura di essere aggrediti da una folla inferocita. Facciaml i nomi e non nascondiamoci dietro una privacy chd tutela i delinquenti