Monumenti, piedistalli, dedicazioni, cittadinanze onorarie e chissà, prima o poi, una giornata del ricordo alla memoria di una città, Matera, che spesso la perde o fa finta di non rammentare, pressata a volte da una sindrome di protagonismo che ingenera iniziative singole e collettive dalle buone intenzioni, ma con pochi ritorni per la cultura condivisa.

E’ accaduto per la cittadina onoraria Elisa Springer, scrittrice ebraica internata ad Auschwitz e che quando era in vita avrebbe voluto costituire a Matera, con la sua documentazione, un museo e un centro studi della Memoria. Ma non se ne è fatto nulla. Di lei restano l’impegno dell’Associazione che porta il suo nome e uno scritto nella mostra fotografica su Auschwitz in mostra, in questi giorni, nelle vecchie carceri di piazza San Rocco.

Elisa Springer

Sulle ali della smemoratezza e del paradosso anche i luoghi della tradizione, come quelli che ospitano la feste del 2 Luglio.

Lo conferma quanto accaduto nell’ultimo consiglio comunale, con un ordine del giorno sottoscritto da vari consiglieri, che avrebbero voluto dedicare la piazzetta del Carro trionfale, al rione Piccianello, allo scomparso Romeo Sarra, impegnato nella società e nelle istituzioni. Fu un devoto e un protagonista della Festa della Madonna della Bruna, per la quale ha  condiviso da sempre i vari tanti momenti: dall’assalto al carro all’impegno nel Comitato per difendere e valorizzare le tradizioni dell’evento più atteso dai materani.

Ma la richiesta dei consiglieri ha dovuto fare i conti con le procedure e le prescrizioni della toponomastica, che consentono  le dedicazioni di strade e piazze se sono trascorsi almeno 10 anni dalla scomparsa della persona che si intende ricordare. Per cui  si potrà apporre solo una targa nell’area antistante il laboratorio del carro trionfale, ma la piazza mantiene il nome che ha sempre avuto in base a quanto prescrive la giunta comunale una delibera del 29 giugno 2001 che istituiva la “piazzetta del carro trionfale’’. E toccò all’artista Peppino Mitarotonda realizzare la targa in maiolica, che tuttora campeggia nella piazzetta.

Una nuova dedicazione, come avrebbero voluto i consiglieri nella originaria stesura dell’ordine del giorno, comporta una revoca di quell’atto che mise fine a un tentativo di un assessore dell’epoca, rimasto in carica pochi mesi a causa dei turnover periodici delle compensazioni e delle fibrillazioni politiche, di trasferire il laboratorio del carro in un anonimo deposito laboratorio del  Paip. Fu un tentativo stoppato in tempo, grazie alla presa di posizione di don Giovanni Mele e di gran parte dei residenti, e poi fatto proprio dall’Associazione Maria Santissima della Bruna, che intendevano difendere un importante luogo della memoria e della tradizione religiosa della collettività, dopo l’abbattimento negli anni Cinquanta della graziosa chiesetta del quartiere, sulla quale venne eretta l’attuale dall’architettura moderna ma poco funzionale.

A questo andava aggiunta la scarsa considerazione di quell’insano assessore, che aveva confuso la realizzazione del carro trionfale di cartapesta con quella dei manufatti del carnevale, come si fa a Putignano o Viareggio. Nella motivazioni della delibera di giunta si precisava che, con la denominazione di “piazzetta del carro trionfale  si valorizzano i segni e i luoghi della religiosità e della tradizione materana, legata agli eventi delle plurisecolari celebrazioni del 2 luglio”.

La deliberà recepì anche le volontà dell’Associazione di accrescere la fruibilità della piazzetta con iniziative legate al decoro e all’arredo urbano, con un percorso iconografico fruibile tutto l’anno. Una delibera di giunta della quale nessuno ha tenuto conto, che  ha dimenticato o che forse ne ignora l’esistenza.

Potrebbero venire in aiuto un pò di fosforo o l’avvento degli Open Data 2.0 , affinché gli atti del passato non finiscano nella polvere o nel dimenticatoio, ma diventino patrimonio e di continua fruizione di quanti quotidianamente gestiscono la cosa pubblica. Smartphone, tablet e computer devono servire a far meglio il proprio lavoro di rappresentanti e gestori della cosa pubblica. Impegno e protagonismo si fa con oculatezza, guardando a quello che c’è  e a cosa si può fare per migliorarlo magari – come nel caso della piazzetta del Carro trionfale- ricordando che la toponomastica cittadina, dal 2001, annovera  già quel luogo.

Meglio ancora sarebbe stato effettuare un sopralluogo, come fece in più occasioni Romeo Sarra, che in una delle edizioni delle festa si era prodigato in primis per una coibentazione della tettoia del capannone, far piantumare dei fiori e sistemare la fontana. Lui sarebbe contento se le cose si facessero per tempo e non a ridosso della visita al carro, come accade ogni anno. Programmazione e concretezza. E su questo andava subito al sodo, “prendendosi veleno’’ -come ripeteva quando gli appelli al buon senso e alla concretezza restavano inascoltati. Un aspetto che lo accomunava a don Giovanni Mele, il parroco della chiesa di Piccianello che chiedeva tanto per gli altri, per gli ultimi e nulla per sé. Cittadini, residenti e parrocchiani lo ricordano con le opere di accoglienza che ha lasciato e con una icona dal sorriso sereno che campeggia, a 10 anni della morte, nel cortile della chiesa.

Romeo Sarra

Di certo avrebbe rifiutato un altro monumento, come purtroppo è emerso in un’altra seduta del consiglio comunale, da collocare sul piedistallo marmoreo di piazza Marconi. Quei soldi li avrebbe destinati a opere di bene, rifiutando ogni forma di protagonismo che difficilmente porta consensi,visibilità, e indulgenze. Servono fatti e la realizzazione di una struttura di inclusione sociale nel quartiere, proposta da un comitato promotore, utilizzando una struttura degradata di proprietà di un ente sub regionale, rappresentano un esempio concreto di servizio alla collettività.

Ecco sono questi i “monumenti’’ della cultura condivisa da realizzare, ma riflettendoci un attimo e portando a sintesi le buone intenzioni di finanziare – per motivi di riconoscenza o di opportunità- un monumento alla memoria del poeta Tizio, del musicista di tradizioni popolari Caio o del venditore di tabacchi Sempronio, che hanno segnato la vita di generazioni. Figure che devono restare comunque nella memoria della città, ma leghiamole a eventi o a percorsi della memoria locale.

Vanno,però, evitati i “piedistalli’’ all’inconcludenza, come accaduto nell’ultimo decennio, in piazza Marconi e via Nazionale. Ma evitiamo anche i contenziosi, le primogeniture sulle proposte, le attese per l’attribuzione di cittadinanze onorarie, dedicazioni di piazze e strade, portati avanti con buona volontà ed entusiasmo da tanti cittadini. Forse il filtro della “cittadinanza attiva’’, composta da esperti e cittadini che vogliono bene a Matera,  che sanno guardare al passato, può essere un momento costruttivo per consolidare la memoria collettiva della città.