Negli ultimi trent’anni la politica italiana ha spesso messo in scena una contrapposizione radicale tra destra e sinistra che, nei fatti, ha prodotto convergenze nella gestione dell’esistente. Molto conflitto simbolico. Poca trasformazione reale.
Oggi, nel nostro Comune e ancora una volta, rischiamo di riprodurre in piccolo lo stesso schema: una maggioranza consiliare nata in un campo politico e un Sindaco eletto in un altro. Ma Matera non è Roma. È una città di 50.000 anime. Qui il conflitto permanente non è più fisiologia democratica; è un lusso che non possiamo permetterci.
L’“anatra zoppa” non è un’anomalia da sfruttare politicamente, è un segnale: la città non si riconosce pienamente in una sola parte.
E quando la rappresentanza è spezzata, la risposta non può essere irrigidirsi nei recinti. Può essere solo una: allargare la democrazia.
Continuare a leggere tutto in termini di “maggioranza contro Sindaco” significa ridurre la politica a una partita di potere; ma il potere, senza progetto, è amministrazione dell’esistente. E l’esistente, nel Sud, significa: giovani che partono, lavoro fragile, servizi che arrancano, dipendenza da fondi esterni (sempre che il separatismo leghista a la Calderoli, ce ne lasci qualche briciola!), turismo che cresce senza radicarsi.
Se ci limitiamo a gestire, saremo ricordati come un Consiglio che ha litigato. Se innoviamo, potremo essere ricordati come un Consiglio che ha cambiato metodo.
Dobbiamo dirlo con chiarezza: in questo Consiglio si avverte da tempo una dinamica che ha poco a che fare con il futuro della città e molto con gli equilibri interni di potere. Non è solo confronto politico. È, troppo spesso, una competizione permanente per la legittimazione reciproca. Ogni atto diventa un test di forza. Ogni voto una dimostrazione di chi controlla cosa. Ogni differenza una prova di supremazia.
Ma in una situazione come la nostra, questa logica non produce stabilità.
Produce logoramento. Logoramento istituzionale, logoramento della credibilità pubblica, Logoramento della fiducia dei cittadini.
E quando la politica consuma le proprie energie nel regolare i conti interni, la città resta senza direzione. Il rischio non è solo l’immobilismo amministrativo. Il rischio è la delegittimazione reciproca permanente.
Se maggioranza e Sindaco continuano a misurarsi come se l’obiettivo fosse prevalere e non governare, il messaggio che passa fuori da quest’aula è semplice: la politica è un gioco chiuso.
E quando la politica appare come un gioco chiuso, la comunità si ritrae. Una città di 50.000 abitanti non può permettersi questo scollamento. Perché qui le conseguenze non sono astratte: si vedono nei giovani che partono, nelle attività che faticano, nei servizi che si indeboliscono.
La vera alternativa oggi non è tra centrodestra e centrosinistra. È tra una politica che si esaurisce nelle istituzioni e una politica che attiva la società. La Comunità non è uno slogan, è una scelta precisa di democrazia. Significa riconoscere che la città non è solo elettorato, È intelligenza diffusa, competenze, reti sociali, associazioni, professioni, quartieri.
Significa passare da una democrazia solo rappresentativa a una democrazia partecipativa e trasformativa. Non per indebolire il Consiglio. Per rafforzarlo. In una città come Matera questo non è utopia, è la forma più realistica di governo.
Perché le città piccole funzionano quando la comunità si sente parte del progetto, non spettatrice del conflitto. Possiamo scegliere due strade: usare l’attuale assetto per logorarci reciprocamente, oppure trasformarlo in un laboratorio di innovazione democratica.
L’“anatra zoppa” può diventare l’occasione per costruire un metodo nuovo: confronto pubblico strutturato, condivisione delle scelte strategiche, apertura del bilancio alla discussione cittadina, coinvolgimento delle reti civiche nella programmazione.
Questa consiliatura è nata in una condizione inedita. Ma se continueremo a leggere ogni passaggio come una verifica di forza tra blocchi, se lasceremo che le dinamiche interne prevalgano sul progetto comune, se non avremo il coraggio di aprire il metodo di governo alla comunità, allora dobbiamo dirlo con onestà: questa consiliatura sarà ricordata come una stagione sprecata.
Non perché mancavano le risorse. Non perché mancavano le competenze. Ma perché è mancato il salto di qualità. Matera non ha bisogno di una vittoria di parte. Ha bisogno di una direzione condivisa.
O trasformiamo questa fase in un laboratorio di democrazia più ampia, più partecipata, più coraggiosa – oppure consegneremo alla città cinque anni di equilibrio instabile e occasioni mancate. La scelta è politica.
