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Matera: Negato il diritto alla mensa ad un bimbo disabile? Comune e Scuola chiariscono! Ma qualche aggiustamento servirebbe!

Il tema della mensa scolastica nelle scuole di Matera in queste giorne è attraversato da una discussioni alimentate da un paio di episodi. Il primo, quello della proroga del servizio di qualche giorno (sino al 5 giugno) ed ora la denuncia di “una madre disgustata“, resa pubblica da una associazione, con cui si lamenta perchè chiamata dalla scuola primaria a prelevare il figlio  in quanto non risultava pagato il ticket per il pasto di quella giornata. Ed ecco ora le spiegazioni fornite dal Comune e dall’istituto scolastico che parlano della normale procedura che viene attivata nel caso non venga effettuati come consuetudine la prenotazione per il pasto nella giornata di frequenza. Un automatismo che forse meriterebbe qualche modifica con margini di elasticità per evitare situazioni come quella denunciata. A seguire la nota integrale del Comune:  “In merito al comunicato diffuso dall’associazione “Famiglia Futura”, il Comune di Matera e l’istituto scolastico coinvolto ritengono necessario precisare alcuni aspetti della vicenda, al fine di ristabilire una corretta rappresentazione dei fatti. Il servizio di mensa scolastica viene garantito attraverso un sistema organizzativo fondato sulla prenotazione giornaliera del pasto mediante ticket, conferito preventivamente dalle famiglie. Tale procedura non risponde esclusivamente a finalità economiche, ma rappresenta uno strumento indispensabile per consentire alla scuola e al gestore del servizio di conoscere con esattezza il numero degli alunni che usufruiranno della mensa e del tempo pieno e prolungato. In assenza della prenotazione del ticket, il sistema segnala automaticamente che il bambino non usufruirà del servizio mensa e che, come ordinariamente avviene in numerosi casi, sarà prelevato dai genitori secondo le esigenze organizzative familiari. Nel caso specifico, la scuola ha quindi contattato la madre del bambino interessato esclusivamente per il ritiro del minore, attenendosi a una prassi regolamentata, condivisa e applicata indistintamente a tutte le famiglie che usufruiscono del servizio. Pertanto, si respinge con fermezza la rappresentazione di presunti atteggiamenti discriminatori o di “brutale crudeltà”, che non trovano alcun riscontro nei fatti avvenuti, nel plesso, alla presenza del personale scolastico e verificati dal dirigente scolastico. Quanto accaduto è riconducibile unicamente alla mancata prenotazione del servizio da parte della famiglia interessata, di cui la scuola viene a conoscenza solamente nel corso della mattinata alla consegna dell’elenco.” “Comprendiamo pienamente i disagi che possono vivere le famiglie — dichiara il Sindaco Antonio Nicoletti —, così come comprendiamo la complessità organizzativa di un servizio erogato quotidianamente a 2360 bambini nelle scuole cittadine. Sin dal nostro insediamento abbiamo attribuito la massima priorità alle politiche sociali e al sostegno delle persone più fragili, dimostrandolo concretamente attraverso stanziamenti di bilancio dedicati al supporto scolastico per i bambini con disabilità e al potenziamento dei servizi rivolti alle famiglie, compresa la mensa scolastica. Situazioni come quella verificatasi possono purtroppo accadere all’interno di un sistema complesso, nel quale intervengono anche eventuali dimenticanze non imputabili né alla scuola né all’amministrazione comunale. Anche per questo, riteniamo ingiusto e profondamente lesivo trasformare un episodio di questo tipo in un attacco alle istituzioni, che quotidianamente operano con responsabilità e attenzione a tutela dei bambini e delle loro famiglie. Il Comune di Matera ribadisce il proprio impegno costante nei confronti dell’inclusione scolastica, del sostegno alle fragilità e del dialogo costruttivo con le associazioni, auspicando che il confronto pubblico possa sempre svilupparsi nel rispetto della verità dei fatti e senza inutili strumentalizzazioni.”

QUESTA LA NOTA A CUI FA RIFERIMENTO IL COMUNICATO STAMPA DEL COMUNE, l’associazione Famiglia Futura di Matera ha pubblicato la seguente lettera ricevuta da un genitore per denunciare che sarebbe stato negato il diritto alla mensa al proprio figlio.  “Sono la mamma arrabbiata e disgustata di un bambino che frequenta la prima primaria. 6 anni. Oggi, mentre ero a lavoro, mi ha contattato la scuola, alle 12.05, per dirmi che dovevo riprendere mio figlio perché non risultava pagato il pasto. Nessun “allert” da parte del Comune, nessun SMS nè mail che mi avvisasse, come successo altre volte, che il saldo del borsellino stava per esaurirsi. Una svista, una dimenticanza, mea culpa. Chiedo alla scuola se non fosse possibile far avere a mio figlio un “pasto di emergenza”, mi viene risposto in modo inequivocabile che “no, il regolamento non lo consente”. Il fatto, però, è che già lo scorso anno, a causa di un malfunzionamento della App, alcuni bambini subirono la stessa sorte, e quindi io sono ben informata in merito alla questione. Rispondo perciò che, poiché il Comune paga una quota fissa alla ditta appaltatrice del servizio per ogni iscritto al servizio mensa, sono tenuti a dare al bambino almeno il primo piatto, ma mi viene ripetuto che, “da regolamento” devo andare a prendere mio figlio. A quel punto sono costretta ad abbandonare il mio posto di lavoro (in un Comune limitrofo) e correre a scuola, dove trovo mio figlio in lacrime, evidentemente provato, umiliato, disorientato, che piangendo e singhiozzando mi dice “la maestra mi ha detto che non posso mangiare”. Mi dispiace figlio mio, questo è il mondo che ti è toccato in sorte: miliardi di parole vuote e ipocrisie, tu non sei nulla, sei una quota non saldata e quindi il “regolamento” prevede la tua immediata umiliazione in pubblica piazza. Nonostante le mie rimostranze infatti, mi viene risposto che “il regolamento” prevede che il bambino sia lasciato a digiunoo e allontanato da scuola. Ho preso mio figlio, siamo tornati a casa, e gli ho preparato il pranzo, cercando di riparare all’umiliazione e alla discriminazione subita, ma non posso e non voglio tacere su quanto accaduto. Ho scritto quindi una Pec al Comune e contattato la scuola. Il Comune di Matera, nel documento che regola il servizio mensa, prevede che la famiglia sia avvisata prima tramite sms (o via mail) del proprio credito in scadenza (3 pasti), e poi, con una seconda comunicazione, invitato a saldare la propria posizione. Solo dopo questo secondo avviso, che avviene al primo giorno “scoperto”, se non si regolarizza la propria situazione è prevista la sospensione del servizio. Ora, la legge prevede in modo inequivocabile che la situazione debitoria del genitore debba essere risolta tra questo e il Comune attraverso il recupero dei crediti, tramite solleciti e/o ingiunzioni, e non certo utilizzando il bambino come leva. La legge italiana è estremamente chiara su questo: solo a titolo di esempio le Sentenze del TAR Toscana n. 153/2018 e del TAR Puglia -Sede di Bari- n. 121/2020 e la Sentenza n. 5156/2018 Consiglio di Stato, Sez. V, che ribadiscono che il servizio di mensa scolastica, nelle scuole a tempo pieno, non è un servizio “accessorio” ma è funzionale all’esercizio del diritto all’istruzione; che i provvedimenti che escludono i bambini dal servizio mensa per morosità dei genitori sono illegittimi e non tengono conto della tutela del minore; che l’amministrazione deve recuperare il credito dai genitori con gli strumenti ordinari (ingiunzioni), senza colpire il bambino. Questo prevede la legge, ma possibile che nessuno, anche solo per buon senso, dopo quanto successo lo scorso anno a diversi bambini in diverse scuole, e oltretutto per colpa di un malfunzionamento, si sia preoccupato di sanare questa mostruosità? Per mia fortuna, nel nostro caso, si è trattato solo di una svista, una dimenticanza, che posso risolvere già da domani, ma se una famiglia avesse improvvise difficoltà tali da non poter pagare per qualche settimana? Quello su cui io però mi interrogo, e vorrei lo facesse tutta la comunità, non è tanto dove inizia e dove finisce la responsabilità dei vari attori, Scuola, Ditta appaltatrice e Comune, anche perché non dovrei essere io genitore a verificare questo, ma come sia possibile che una vergogna del genere accada. Matera, capitale Europea della Cultura, del dialogo, del rispetto, lascia indietro, ancora una volta, i più piccoli. Possibile che un “regolamento” del genere, peraltro illecito da un punto di vista legale, non abbia suscitato vergogna in nessuno nel momento in cui veniva approvato? Possibile che su tre maestre presenti, nessuna abbia avuto un moto di pietà, solidarietà, o semplicemente pura compassione, e abbia pensato di condividere con la bambina una parte del proprio pasto? Come si può pensare di costruire qualcosa di decente su queste premesse? Un bambino, di 6 anni, paga l’inefficienza di un sistema automatizzato e inumano, la burocrazia di una comunità svuotata dei più basilari valori, ma soprattutto la mancanza di umanità e buon senso che ormai strisciano ovunque, persino in una classe di prima elementare, dove l’esecuzione degli ordini è considerata un dovere ferreo e assoluto, come se fossimo in un regime militare e non in un ambiente educativo e formativo.” Con sdegno e sfiducia, una madre disgustata.

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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