Piaccia o no i cantieri di opere pubbliche sono più croce che delizia del Belpaese, con il luogo comune e consolidato che si sa ”quando cominciano, ma non si sa quando finiscono…”. Tutto vero, tranne poche eccezioni, e ci piace ricordare la ricostruzione del Ponte San Giorgio di Genova, progettato dall’architetto Renzo Piano, inaugurato il 3 agosto 2020 in sostituzione del ponte Morandi crollato il 14 agosto 2018 insieme a vittime, politiche e inchieste giudiziarie. Nel resto della Penisola è un terno al Lotto, come abbiamo visto anche per i cantieri delle olimpiadi invernali Milano-Cortina. Anche Matera con l’anno da capitale mediterranea del dialogo e della cultura ha tanti cantieri in itinere : dalla piazza intergenerazionale Matteotti-Visitazione al Teatro Duni e via elencando. Antonio Serravezza vorrebbe tempi certi, presentazione pubblica dei progetti (buona pratica accantonata da tempo, con tutti i limiti anche di trasparenza che la cosa comporta)per un confronto realistico e costruttivo con la citta, in relazione a un tema sentito come quello della viabilità e la soppressione di spazi di sosta.E quando poi arrivano contenziosi c’è poco da fare…Tutta colpa degli Enti Pubblici? Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, con organici spesso carenti sul piano qualitativo e quantitativo, imprevisti tecnico organizzativi, rapporti con esecutori dei lavori spesso in salita e spunti per l’avvio di contenziosi, sempre dietro l’angolo con responsabilità e irresponsabilità da accertare. Annunciare che questa o quell’opera, come da cartelli di cantiere, sarà pronta durante l’anno è onesto. Fissare una data,meno. In Germania, e lo abbiamo visto sul campo, in Cina -per citare alcuni Paesi- i cantieri sono operativi anche di notte perché le opere vanno consegnate per tempo altrimenti l’impresa paga eccome. Ma siamo in Italia. Ed è sempre un miracolo quando un’opera viene completata e gestita. Ma questo è un altro capitolo in chiaro scuro del Belpaese…

LE RIFLESSIONI DI SERRAVEZZA
Le istituzioni stanno lavorando intensamente sull’evento inaugurale di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. Negli ultimi giorni si sono susseguiti diversi vertici in Prefettura per definire sicurezza, logistica e coordinamento generale. Quindi sì, la macchina organizzativa è attiva e in movimento. Ma questo non significa che la città sia percepita come pronta. I lavori aperti ovunque non sono solo un fastidio estetico. Sono un segnale di una città che tenta di accelerare all’ultimo miglio. Il problema non è il cantiere in sé, ma la mancanza di coordinamento tra interventi diversi, la scarsa comunicazione sui tempi reali, l’impressione che si lavori “a macchia di leopardo”, senza una regia unica. Quando i cittadini non vedono un disegno, il cantiere diventa un simbolo di disordine, non di progresso. La mobilità è il vero collo di bottiglia. Matera ha una struttura urbana delicata, con vie strette, nodi sensibili e un centro che non può sopportare volumi di traffico elevati. Se a questo aggiungi: deviazioni improvvise, strade dissestate, parcheggi ridotti, mezzi pubblici non potenziati, il risultato è una città che si muove male, si stressa e si sfianca. E quando una città non si muove, non respira. Questo è forse il punto più profondo. Non è solo questione di lavori o traffico: è la sensazione che non ci sia un dopo chiaro. Il 20 marzo arriverà, la cerimonia sarà scenografica, i droni voleranno, le luci illumineranno i Sassi. Ma poi? Qual è il piano per i mesi successivi? Quali infrastrutture resteranno davvero utili? Come verrà gestito il flusso turistico? Quali benefici concreti arriveranno ai quartieri, non solo al centro? Se la visione non viene condivisa, il cittadino percepisce solo il sacrificio, non il senso. Quando cantieri, mobilità e visione mancano di coerenza, nasce un sentimento diffuso: la città non è protagonista del proprio cambiamento, lo subisce. E Matera, che ha una storia di riscatto costruita con orgoglio e partecipazione, sente questa stonatura più di altre città. La mia osservazione non è pessimismo. È lucidità. E la lucidità è il primo passo per chiedere e pretendere una gestione più trasparente, più coordinata, più partecipata. Matera ha già dimostrato di saper trasformare le crisi in rinascite. Ma serve una voce collettiva che dica: ” Non basta arrivare al 20 Marzo, serve sapere dove andiamo dopo”
