E’ surreale, ma sorprende persino noi che pure da tempo sosteniamo (e non certo con compiacimento, considerato il ruolo che volente o nolente gli toccherebbe ricoprire nella geografia politica non solo locale) l’incedere della inconsistenza del PD di Basilicata, aggravata da questi mesi di commissariamento affidato al senatore Manca. “Omen nomen” è banalmente la considerazione che suggerisce il suo silenzio che sta accompagando questa esperienza. Qualche riunione interna qua e là. Nessuna azione e/o iniziativa pubblica (su temi locali, nazionali e internazionali) che potessero segnare una rinnovata presenza politica nella società, liberi per un attimo dai lacci e lacciuoli di quella competizione interna, che pur si sta preparando sotto traccia, ma che si poteva elevare a maggiore dignità. La conseguenza che sembra emergere è un aumentato sfilacciamento e disorientamento generale. Un rumoroso silenzio incapace di proferir parola persino di fronte alla oscenità del voto pro Duce consumatosi nel consiglio comunale di Venosa del 18 giugno, da parte dei propri consiglieri e della maggioranza lì sostenuta. Zitto il segretario cittadino Carmine Castelgrande, zitto il commissario regionale. Un silenzio imbarazzante anche dopo che l’evento è stato stigmatizzato pubblicamente (oltre che dalla consigliera comunale proponente l’ordine del giorno di revoca della cittadinanza onoraria concessa nel 1924 a Mussolini), dalla Cgil. A fronte di ciò, tre giorni dopo, il 21 mattina, il consigliere regionale Piero Lacorazza decide opportunamente di prendere il cerino in mano, visto che nessuno lo faceva, e in un post in cui ricorda agli smemorati che “Il nostro è un partito antifascista e la cittadinanza a Benito Mussolini va revocata anche a Venosa”. Da uomo di partito (è stato l’ultimo segretaio regionale dei DS e il primo del PD) sottolinea di averne prima parlato, come si conviene, “con il segretario di circolo Carmine Castelgrande”, chiarendo con lo stesso che “Sul punto non ci possono essere strumentalizzazioni e ambiguità, ragion per cui, sarà necessario ripristinare chiarezza nel rispetto nei valori e degli ideali del nostro partito” e riferendo che “il segretario del Pd ha assicurato che si andrà in questa direzione”, dichiarandosi certo che “il Sindaco (e la sua maggioranza) sarà disponibile, conoscendo la sua storia, ad abbracciare la causa antifascista, scritta nella Costituzione italiana.” Intervento che gli è costato anche attacchi che lo stesso ha stigmatizzato nella stessa giornata sempre con un ulteriore post sul proprio profilo facebook a cui rinviamo per i dettagli. Post in cui, seppure incidentalmente, tocca una questione non marginale: “perché i proponenti della mozione, oggi minoranza, quando erano maggioranza non hanno fatto nulla?”. Questione che riguarda in verità non solo i presentatori di questa mozione, ma tutte le maggioranze e i consigli comunali che si sono succeduti da ottant’anni a questa parte. Ma tant’è.

E da quel 21 giugno ancora silenzio. Zitti e mosca. Con Manca e tutto il vecchio e il nuovo che avanza (anelanti a saltare alla guida del pur malconcio carro, ma sempre utile a spiccare un balzo in qualsiasi direzione) risultanti sempre clamorosamente non pervenuti. Ci è voluto un post dell’ottimo, mio ex direttore, Paride Leporace, pubblicato oggi, sul suo profilo facebook (a cui rinviamo) per togliere la coltre di polvere che rischiava (e magari si sperava) di ricoprire la vicenda, facendola scivolare nel dimenticatoio. Ricorda che “Nelle amministrazioni locali italiane (da nord a sud), i rappresentanti del Pd da sempre promuovono e sostengono regolarmente mozioni per revocare la cittadinanza onoraria concessa al dittatore Benito Mussolini durante il ventennio. Ma non a Venosa…Eppure il Pd non perde occasione in ogni contrada per mostrarsi antifascista.” E nello stigmatizzare anch’egli che “Tranne il consigliere regionale Piero Lacorazza nessun dem ha fatto sentire la sua voce o il suo dissenso a questa deriva.” Segno inequivocabile di “un partito terremotato…affidato al parlamentare emiliano Manca che si è visto poche volte e che non dice mai nulla.” Con il fu “partito regione” che “Ora non è neanche un “Partito paese”, ma -conclude Leoprace- “Piuttosto un partito della pagnotta che convive persino con Benito Mussolini .” AMEN.

All’uscita di Leporace è seguito una ripresa del bandolo della questione in ambito locale con un ficcante post di Michele Duino che torna a pungolare il “silenzio del segretario” cittadino e scrive “Dov’è il segretario del PD di Venosa, Carmine Miranda Castelgrande? Parliamo di una figura che non è l’ultimo arrivato. È stato sindaco di Venosa, consigliere regionale, assessore regionale e oggi guida la sezione locale del Partito Democratico. Eppure, davanti a una vicenda che ha fatto discutere ben oltre i confini cittadini, il suo silenzio pesa come un macigno. Non una spiegazione. Non una presa di posizione. Non una parola agli iscritti. Non una parola ai cittadini.” Evidente mente mancano le parole….o le han perse come canta Ligabue. Chissà quando e se qualcuno le troverà per provare a dire qualcosa sia in ambito locale che nazionale…..ma sarà sempre troppo tardi. E poi si dice che uno si butta a destra…..
Il Consiglio Comunale di Venosa: quella cittadinanza onoraria a Mussolini non s’ha da cancellare!

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