Nel giorno della Festa della Repubblica, dopo che il Capo dello Stato aveva appena ricordato che fu proprio con un “referendum” che gli italiani 79 anni, la fecero nascere, la Presidente del consiglio Giorgia Meloni, interpellata sul voto referendario di domenica/lunedì prossimi, risponde “Andrò a votare ma non ritirerò la scheda“. Un vero e proprio ossimoro perchè: se non ritiri la scheda non puoi votare. E se non vuoi votare, perchè ti recheresti al seggio, dove dici che non ritireresti nemmeno la scheda? Che ci vai a fare, a salutare il presidente di seggio e gli scrutatori? A farti un selfie? E’ un evidente arrampicarsi sugli specchi in una posizione scomoda per chi ha incarichi istituzionali ma che non sa togliersi di dosso i panni di parte. Non ha voluto usare la rudezza volgare del Presidente del Senato, suo collega di partito, che qualche settimana fa istigo apertamente gli italiani a non andare a votare proprio in occasione dei referendum, ma la sostanza è la stessa. Anche in questo caso, da parte di chi è al vertice delle istituzioni, c’è uno svilimento del voto il cui “esercizio è dovere civico” come è scritto chiaramente all’art. 48 della Costituzione di questa Repubblica di cui oggi festeggiamo la nascita. Per cui il non andare a votare è qualcosa che dovrebbe essere considerato una marginalità fisiologica del sistema democratico, sicuramente non una scelta/diritto da teorizzare e incentivare. Specie in un momento storico in cui l’astensionismo è così alto. Specie da parte delle più alte cariche dello Stato. La democrazia è fatta di confronto di opinioni in base alle quali -nel caso dei referendum- invitare gli elettori ad esprimersi con un Si o con un NO. Utilizzare l’argomento “quorum” per giustificare un presunto “diritto” all’astensionismo, che non esiste nella Carta è strumentale e furbesco, oltre che una manifesta ammissione della debolezza dei propri argomenti. Per cui si cerca di “vincere facile” assommando i propri supporter (che da soli non basterebbero a sostenere nell’urna quelle posizioni) alla -purtroppo- sempre crescente massa del “non voto“. Una scelta vigliacca che può far piacere solo a chi non ha a cuore le sorti della Repubblica nata dal buio del fascismo (che il voto aveva cancellato) e della democrazia che ne è alla base. Il sottinteso è palese. C’è da augurarsi che gli italiani, comunque la pensino, capiscano il bene prezioso che hanno tra le mani e ne facciano uso. Liberamente. Ma non abdichino a quello che è in primis un “dovere civico” fondamentale. Poi si può discutere di tutto. Ma se buttiamo nella spazzatura questo “potere” di decisione che è nelle nostre mani, potremmo pentircene amaramente.

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