I dati Istat testimoniano il tormentato stato di salute della Basilicata, da tempo in declino e sempre più sotto i riflettori soprattutto per la preoccupante disoccupazione. Certo, si tratta di una situazione che viene da lontano, resa ancora più difficile dal Covid-19 e dalle casse trovate vuote (secondo le vostre affermazioni) della Regione Basilicata. Tuttavia, se davvero volete cambiare la situazione dovete dialogare e confrontarvi con le forze sociali, imprese e cittadini.”

Inizia così una lettera aperta di Nicola Pavese – Presidente associazione Matera Ferrovia Nazionale- indirizzata ai vertici regionali affinchè non venga sprecata l’occasione del Recovery pe garantire infrastrutture adeguate e coesione territoriale. Missiva che così prosegue:

“A livello nazionale si ripete che difronte alla crisi attuale serve coesione : il Nord non si salva senza rilanciare il Sud, evitando il “dualismo” sterile tra le “due Italie”. Alla “piccola” Basilicata serve altrettanto.

La nostra regione non può essere mortificata dalle vostre sottovalutazioni o dimenticanze. Senza polemizzare, siamo sempre in attesa di interventi tesi a rilanciare in maniera equilibrata ed equanime le diverse aree territoriali: la Basilicata non inizia e non finisce (in maniera velleitaria) a Potenza, a Venosa o a Francavilla.

Hanno, infatti, pari dignità Matera, il Metapontino, le aree interne lucane, il Lagonegrese…alle quali non potete riservare solo qualche sporadico contentino, né considerarle zone periferiche, marginali, ininfluenti ai fini dello sviluppo e del Pil regionale.

Al di fuori delle vostre “stanze dorate”, siamo all’ultima chiamata di imbarco e la gente è sfiduciata.

La “vecchia politica” (dalla quale volevate prendere le distanze) ha fatto circolare per lungo tempo un’idea falsa, quella di “terra povera”. Per fortuna ci sono le risorse naturali e quelle del sottosuolo, quindi le spiagge, i boschi, i centri storici, i musei, le aree archeologiche, le botteghe, le aziende. Una terra in cui, purtroppo, in passato ci si doveva rassegnare ad accettare “quella” narrazione o scegliere (come tanti) l’emigrazione. In maniera irresponsabile e superficiale c’è stato addirittura un tale che si permise di dire “Il treno a Matera è inutile, la ferrovia non la vogliamo fare”. Come se stesse parlando di casa sua.

Volete forse imitarlo? E il cambiamento promesso? E la coesione territoriale? E sull’arrivo del commissario governativo, Vera Fiorani, per la tratta Ferrandina-Matera, non avete proprio niente da dire?

La vostra (e la nostra) grande occasione è adesso il “Recovery”. Dai programmi della Regione Basilicata per le infrastrutture ferroviarie che riguardano Matera e il Materano abbiamo riscontrato solo una voce che dice tutto e non dice niente: “collegamento ferroviario da Matera La Martella (prossima stazione FS) a Matera Centrale (stazione FAL)”. Volete spiegarci cosa intendete fare?

Mi permetto di farvi notare che gli attesi fondi europei (da restituire in parte dai cittadini) non vanno “sprecati” ma destinati alle “infrastrutture di sviluppo”. Il collegamento da voi ipotizzato è “sicuramente inutile”, perché le due stazioni si possono comodamente raggiungere con bus urbani in non più di 10 minuti (via Aia del Cavallo). Al contrario, da Matera La Martella (via Venusio) sia con le FS che con le FAL i tempi di percorrenza (tra cambio dei treni e fermate urbane) sarebbero di non meno di 40 minuti.

Il “Recovery” va impiegato invece per far proseguire la Ferrandina-Matera fino a Gioia del Colle (via Jesce), con l’utilizzo della esistente doppia diramazione per Bari e Taranto. Vi faccio notare che su queste “nuove” tratte viaggerebbero cittadini, turisti e merci.

Proprio le aziende lucane potrebbero utilizzare, con la ferrovia, gli Interporti di Bari Lamasinata e i porti adriatici (in grande rilancio), insieme all’interporto di Taranto Nasisi e al porto turistico della città Jonica. Infrastruttura, quest’ultima, a cui devono fare riferimento la Zes interregionale Val Basento, il turismo e le esportazioni di Matera, del Metapontino e persino dell’entroterra lucano. Che sul piano pratico significa lavoro.

Occorre quindi che la classe politica della Regione Basilicata rifletta e utilizzi in maniera proficua ed utile a tutta la Basilicata questa occasione unica e irripetibile del “Recovery”.

Servono, infatti, trasporti moderni ed efficienti per rilanciare la nostra regione. Aspettiamo dunque la rinascita di una terra dove “quei giovani che fanno politica” hanno il dovere morale e civico di farla crescere, di creare sviluppo.

Di “non tradire e penalizzare i giovani che non trovano lavoro”. E di non “conservare” la “piccola” Basilicata nello stesso stato di ritardi e di arretratezze in cui l’avete trovata voi.”