Pescatori e miticoltori tarantini, quelli che coltivano le cozze a Mar Piccolo, hanno ragione a protestare contro la concorrenza ‘sleale’ dei molluschi stranieri. Non parliamo di quelli venduti al banco, ma di quelli che vanno importati e impianti in quel tratto di mare chiuso – provenienti da Grecia, Spagna e Turchia- e che alcuni operatori intendono far passare come quella della ” Città dei due mari”. Una azione crescente (non bastavano la crisi dell’economia locale e quella da covid 19) che rischia di compromettere economia e reddito di generazioni di miticoltori tarantini, che hanno protestato davanti al Palazzo di Città, per denunciare quanto sta accadendo. Apprensione anche tra i consumatori di cozze, che sanno distinguere le cozze veraci consumate a crudo, in teglia o con una spaghettata. La questione, comunque, è stata recepita dall’assessore alla Risorsa Mare, Gianni Cataldino, consapevole di quanto sta accadendo,in quanto sul mercato i mitili nati all’estero arrivano con dimensioni maggiori e a prezzo inferiore. Quelle tarantine sono più piccole ma hanno amore e sapore di quel Mar Piccolo, il cui secondo seno è classificato come A. Le altre quelle che si impiantano accanto? Booh… Cataldino è preoccupato, perchè in assenza di tutele dell’Unione Europea, alcuni miticoltori tarantini potrebbero decidere di gettare la spugna. E allora la autentica cozza tarantina va tutelata. ” A soccorrerli – ha detto Cataldino- arriverà il Piano delle Coste redatto dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Melucci. Non appena sarà effettivo quello strumento vieterà di rimmergere molluschi non autoctoni in Mar Piccolo”. Quando? Il tempo necessario per l’iter di approvazione. Ma nel frattempo non si starà a guardare e l’assessore alla Risorsa Mare ha incaricato gli uffici comunali di predisporre un’ordinanza sindacale che anticipi gli effetti delPiano, coordinandosi con la Asl di Taranto e l’Arpa Puglia. Una misura possibile,”derogando alle norme europee- ha precisato Cataldino che oggi consentono l’utilizzo di molluschi non autoctoni nelle nostre acque, in quanto la filiera produttiva della cozza tarantina è un sistema chiuso”. Occhi aperti e in tavola cozze di Mar Piccolo, ma nate a Tarant Nuest.