martedì, 7 Febbraio , 2023
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L’Arcivescovo di Matera, Don Pino Caiazzo, incontra i giornalisti

E’ l’Ascolto il tema assoluto del messaggio che Mons. Pino Caiazzo ha voluto consegnare ai giornalisti e operatori della comunicazione durante un incontro Salone degli Stemmi in Arcivescovado in piazza Duomo a Matera per la festa di San francesco di Sales.

Ma un ascolto particolare, ha tenuto a precisare Mons Caiazzo, “non il cuore nelle orecchie ma le orecchie del cuore”. 

La ricorrenza cade a 400 anni dalla morte del Santo e nel primo centenario della sua proclamazione a patrono dei giornalisti da parte di Papa Pio XI, in un periodo storico, quello odierno, davvero molto particolare.

“Esserci è importante. – ha continuato Mons Caiazzo- Significa amare quanto si fa, mettendosi continuamente in ascolto della storia, in particolare di quella del nostro territorio, della nostra Provincia, della nostra Regione. Siete una presenza significativa che ci aiuta a crescere e ci permette di costruire relazioni umane fondate sulla reciprocità dell’incontro. Anche una conferenza stampa diventa un’opportunità per ascoltarci al fine di rendere un servizio calato nella realtà e utile all’intera collettività.

Ha poi preso in prestito parole di una intervista fatta al giornalista Tiziano Terzani, nel 2004, il quale spiegava che il giornalismo “Non è un semplice mestiere, non un modo di guadagnarsi da vivere, ma qualcosa di più, che ha una grande dignità e una grande bellezza, perché è consacrato alla ricerca della verità. Ecco il suo valore morale, avvertibile nel modo di raccontare, nel presentare i fatti. Certo la scuola, anche una scuola ad hoc, aiuta, ma è propedeutica, perché nessuna scuola potrà mai insegnarti la missione, non ti dà quella cosa in più di cui hai bisogno: la vocazione. E certe scuole di giornalismo mi hanno fatto l’impressione di essere frequentate da seminaristi senza vocazione. Se uno fa il meccanico e lo fa bene, nulla da dire; ma se uno fa il prete, per farlo bene deve avere qualcosa in più. E il giornalista è come il prete: deve avere la chiamata, la vocazione, sentire la missione”.

Ha poi ricordato quanto Papa Francesco attraverso i suoi messaggi annuali ci conduce  a riscoprire quanto siano fondamentali nei rapporti umani, e quindi nella comunicazione, i nostri sensi. E’ importante toccare, vedere, rendersi conto personalmente, in cerca della verità che aiuta ad essere veramente liberi. Verità che ci consente di aiutare gli altri perché godano della stessa libertà.

Quest’anno il Papa insiste sull’importanza del parlare con il cuore secondo verità nella carità, a completamento del messaggio dello scorso anno dell’ascolto con l’orecchio del cuore. Da quando sono stato ordinato sacerdote (ormai mi avvio verso i 42 anni) è cresciuta dentro di me la consapevolezza che ogni generazione ha bisogno di essere ascoltata. C’è bisogno di tempo, andando oltre i luoghi convenzionali.

Per ascoltare e parlare con il cuore bisogna fermarsi, stare accanto, non sottovalutare alcuna percezione. Significa catturare in ogni linguaggio quel bisogno di vita, di amore, di pace che a volte si nasconde dietro un dire aggressivo, apatico, dispettoso e forse anche maleducato. Penso ad esempio cosa vogliano dirci i giovani attraverso la musica, i graffiti, le marce per difendere il creato, il desiderio di pace.

La crisi che stiamo vivendo risiede nella mancanza di ascolto, a partire dai luoghi intimi quali le nostre case. La famiglia ne soffre, si frantuma, si divide. Ognuno prende la sua strada, ha i suoi orari, la sua privacy.

Si sente ma non si ascolta, per cui non si parla. Non si ha tempo per la moglie, per il marito, per i figli, per i genitori. Le conseguenze sono note a tutti. La stessa cosa succede nella politica, a volte anche nella Chiesa. Le proprie ragioni diventano più importanti del bene di tutti.

Ascoltare e parlare con il cuore significa rientrare in se stessi, ritornare al principio di vita. Per noi credenti implica il rapporto dialogico tra Dio e l’umanità. Umanità che da sempre viene richiamata da Dio. Dio cerca Adamo, dopo l’esperienza del fallimento di affermare se stesso, e gli chiede: “Dove sei?”. Anche oggi ci cerca e ci chiede la stessa cosa.

Dall’ascolto personale, interiore, nasce il bisogno di un ascolto che si dilata, abbraccia e accoglie la verità insita negli altri con le loro ricchezze e povertà. Intercettare l’altro significa entrare in relazione e aprirsi all’Assoluto che è Dio. Significa parlare il linguaggio della verità e della carità.

La povertà più triste alla quale assistiamo oggi è quella sposata da un certo tipo di comunicazione e informazione che non ha una adeguata conoscenza delle persone e dei fatti. Spesso e volentieri la denigrazione che troviamo nell’uso sconsiderato dei social nasce da pregiudizi, antipatie, sentito dire. S. Francesco di Sales portava un esempio sempre attuale sul modo di riportare le notizie. Affermava quanto fosse importante imparare dalle api per fare bene il proprio lavoro. Al contrario delle api, le vespe succhiano il nettare dai fiori che non trasformano in miele ma in veleno. La sua riflessione porta a suggerimenti concreti nell’uso delle parole: utilizzare “meno aceto e più miele”, “meditando prima per sé quello che si vuole dire agli altri”. La verità, per S. Francesco, sta al centro di tutto, va riportata con umiltà e semplicità, evitando la tentazione dell’arroganza “per rendere poi reali e amabili le cose che dici”. A conclusione del suo ragionamento fa un invito ben preciso: “Sintesi, acutezza, espressività fanno vibrare le cose che dici, perché quello che tu dici entrerà veramente nel cuore dell’altro, solo se esce prima dal tuo cuore!”.

E poi una virtù essenziale: pazienza, pazienza, pazienza!

Una virtù che nelle nostre giornate frenetiche è sempre più indispensabile, per ognuno di noi.

Anna Giammetta
Anna Giammetta
Giornalista freelance . Tra le collaborazioni, Il Quotidiano della Basilicata, Avvenire, Il Fenotipo (periodico dell'Avis Basilicata), Fermenti (periodico Diocesi di Tricarico), Infooggi.
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