Che un ex operaio possa giungere ai vertici di una qualsiasi organizzazione e/o istituzione, oggi in Italia, è quasi un miracolo. Che accada nella CGIL, il più grande sindacato dei lavoratori italiani, è davvero confortante.

Anche se dopo qualche incertezza di troppo, che si sia giunti in modo unitario alla scelta di una figura così definita nell’immaginario dei lavoratori come chi con più nettezza e “radicalità” abbia tenuto alta la bandiera (lacerata da destra a sinistra) dei diritti e della centralità del lavoro, fa tirare un sospiro di sollievo a chi ambisce a perseguire un cambio netto su questo fronte.

Con Landini alla guida della CGIL, pur con la necessaria autonomia che il sindacato deve avere sempre più dalle dinamiche politiche, è innegabile che costituisca un punto di riferimento importante per chi veda con urgenza la necessità della ricostituzione di un soggetto politico “di sinistra”  che stia senza se e senza ma dalla parte del lavoro e dei lavoratori.

E’ comprensibile che ciò possa non piacere a chi ha fatto finta di essere sinistra (magari credendo anche di esserlo in un equivoco incredibilmente dannoso) e che poi in realtà -stando al governo- ha praticato politiche   liberiste di riduzione dei diritti (JobsAct, aumento a dismisura della precarietà, austerity, … ).

Non a caso sono gli stessi che, oltre a contrastare in tutti i modi l’elezione di Landini attaccandosi alla carta Colla, si sono subito precipitati a contestare l’ordine del giorno approvato dall’assemblea congressuale CGIL sulla crisi Venezuelana.

Nel mentre tutti ritengono “normale” l’anormalità di qualcuno che si possa autoproclamare “presidente” di una nazione, con Stati che sono corsi subito a riconoscere questo signore come tale, la GCIL ha ricordato semplicemente che ciò non sta bene.

Che alla Cgil sembra “non accettabile sul piano democratico che il presidente del Parlamento si possa auto proclamare Capo dello Stato, altrettanto inaccettabile è che a questo atto di imperio venga data legittimazione da parte di stati stranieri che così facendo, contribuiscono ad alimentare la tensione, anziché ridurla”, con un appello rivolto “alle autorità del Venezuela perché garantiscano diritti e libertà di espressione chiunque perché è solo attraverso la pratica della democrazia che quel paese potrà uscire rafforzato dalla terribile situazione attuale”.

E nel contempo ha espresso “profondissima preoccupazione”  per quanto lì accade, chiedendo “il rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani, evitando, da parte di quanti sono coinvolti, ogni azione di violenza e repressione”, sottolineando “la gravissima crisi economica e sociale nel Paese, diretta conseguenza delle scelte del governo”,  una situazione che “si deve risolvere con gli strumenti della politica e del confronto, senza violenza e rispettando il diritto all’auto determinazione del popolo venezuelano”.

Non quindi (come è stato falsamente presentato) un sostegno a Maduro (che pur è il legittimo presidente eletto) ma una stigmatizzazione dell’ingerenza esterna, in primis quella americana, che ha tristemente segnato il passato recente del continente sud americano con sostegni a golpisti di ogni specie.

Landini, che dopo tanto tempo (l’ultimo è stato Trentin) segna anche il ritorno alla guida confederale di un ex segretario della Fiom, eredita una Cgil provata dalle lunghe stagioni berlusconiane/renziane che l’hanno vista spesso in solitaria tenere il fronte della battaglia contro gli attacchi al lavoro, ai diritti dei lavoratori, allo stesso sindacato.

La Cgil di Camusso, con la Carta dei diritti e i referendum, ha aperto un processo, teorico e politico, che necessita urgentemente di una accelerazione, considerato lo stato disperato del mondo del lavoro segnato da precarietà crescente e salari sempre più bassi.

Già nella sua “prima” da segretario in piazza, nella prossima manifestazione unitaria con Cisl e Uil contro la manovra di bilancio del governo, Landini potrà dare segnali in tale direzione.

Ovviamente c’è da augurarsi che anche sul territorio il nuovo corso possa portare alla eliminazione di incrostazioni sedimentate in realtà anche piccole e pericolosamente tollerate (tipo personaggi di piccolo cabotaggio che mischiano politica ed attività sindacale) che non contribuiscono certo ad accrescere la credibilità di questo prezioso corpo intermedio che è la CGIL.