LA SPEZIA – Il primo impatto con la città portuale d’importanza relativamente giovane in quanto a gestione del potere geografico dell’area più vasta, La Spezia, non fece impressione scintillante di buoni propositi; ma, in tutta evidenza, adesso siam in grado di darcene la colpa, condivisa d’altronde con la fugacità della notte piena.

Invece La Spezia ha molti livelli da scoprire, relazioni da sentire con l’interesse della crescita, obbligo d’attenzione che serve assegnare a una città che trema difronte a questioni molto importanti ed è viva di pezzi di comunità impegnati nelle riflessioni, nelle proposte. Che intanto fa muovere e si muove nelle maglie di passeggio e movida, di rassegnazioni e provvidenze dei benestanti o meglio-stanti. Che un giovedì apparentemente qualsiasi ha dimostrato.

Allora più passano i giorni e più capiamo che il lavoro, per esempio, svolto dai giornalisti di Cittàdellaspezia, occhi attenti e penne argute, umanità fatti d’umanità e predisposizione a capire, sono, detta in parole povere povere, antenna essenziale e vitalità che con discrezione promuove e vive relazioni di segno positivo. Dinamicità e competenza sono le doti professionali che meglio qualificano su tutti Fabio Lugarini e Thomas De Luca.

Abbiamo quindi conosciuto una realtà determinante per la messa in atto d’una discussione vera a favore del progresso spezzino, La città intelligente, rappresentata da Laura Porcile e dove dimostrano voglia d’impegno concreto attivisti giovanissimi e meno giovani, operai studenti e imprenditori ai quali una ragione della quotidianità é incontrarsi per analizzare i temi ferventi di Spezia. Ma senza dimenticare che stiamo parlando d’un elenco che non può prescindere alla presenza al suo interno della necessità dei pescatori e dei carcerati, per esempio. E il “De Terminal” di Banchina Revel batte incuneato a farsi sentire fra quel mare che luccica, le navi da crociera e a un giro di mondo troppo reale in vista dei Giardini pubblici e quindi in attesa dell’apparire del Teatro Civico.

Al Caffetteria Crastan, di proprietà d’Euro Costa, proprio di fronte alle porte svettanti di quel teatro appena arrivatoci nella mente, era ancora in moto il finissage con l’artista Walter Tacchini al progetto “Mobili d’Artista Green” di Liguria Vintage. Idea portata da quel Marco Natale operante fra la falegnameria della Val Graveglia e un puntino d’universo superiore chiamo Casté di Riccò del Golfo di Spezia e sostenuta dalla cura di promozione d’Antonella Ratti.

E intanto abbiamo conosciuto, insomma, artisti del calibro di Walter Tacchini, Nicola Perucca, Gigi Roveda. Creativi che piano conosceremo meglio. Che vivono di pittura, scultura e l’invenzione d’oggetti d’arredamento e, appunto, rendendo i mobili opere sublimate dal tocco della loro arte moderna.

Epperò al momento l’invito, anzi gli inviti, più sorprendenti e meraviglianti sono regalati dallo scultore giapponese Yoshin Ogata e da sua moglie, la signora Yoshiko. Intanto c’hanno pregato d’andare ad Angri, dove il maestro Ogata ha allestito le sue opere per l’eternità nella Chiesa Santa Maria di Constantinopoli.

Ce ne hanno parlato appena avevamo accennato a Matera, alla “Goccia d’Azuma”. Ma qui il maestro sorrideva già. Perché anni fa col collega scultore, Yoshin Ogata aveva partecipato a una stessa mostra romana. Azuma l’ha poi conosciuto bene, Ogata. E ha poi sentito dirgli che il riferimento alla filosofia zen e al miracolo dell’acqua che fa la vita, è stato principio ispiratore originale dell’Azuma. E lui sorride ancora, di quella trovata del collega. Perché questo tema lui l’ha spiegato lungamente con libri e opere risalenti ben prima addirittura degli anni Novanta. Come dimostrerà nella sua casa di Lerici. Dove da giungo è riuscito a tornare dal Giappone, suo luogo di nascita e, allo stesso tempo, sua prigione per circa un anno e mezzo quando per la crisi pandemica lì l’avevano bloccato. E che colmi d’emozione visiteremo.