“Il 20 marzo, prende ufficialmente il via l’anno di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. Una definizione importante, ambiziosa, che porta con sé una responsabilità ancora più grande: dare un senso reale alle parole che pronunciamo. Perché “cultura” è qualcosa che questa città conosce bene, che pratica da anni, che rappresenta anche una parte della sua economia e della sua identità. Ma il “dialogo” è un’altra cosa. È più scomodo, più esigente, meno celebrativo.” Inizia così una nota de La Piazza di Schierarsi Matera in cui si spiega che “Il dialogo non si organizza soltanto. Si pratica. E per praticarlo serve ascolto, serve coraggio, serve anche la volontà di affrontare ciò che divide, non solo ciò che unisce. In queste settimane, quella parola – dialogo – l’abbiamo sentita poco. E insieme ad essa, un’altra parola, ancora più semplice e più necessaria: pace. Domani Matera si illuminerà. I droni disegneranno figure nel cielo, la musica accompagnerà i passaggi simbolici, il cantiere del Teatro Duni e gli altri luoghi della città diventeranno spazi di racconto e di visione. Sarà, senza dubbio, un momento suggestivo. Ma proprio per questo, proprio perché gli occhi saranno rivolti verso l’alto, ci permettiamo un auspicio semplice e diretto: che tra quelle luci, tra quei suoni, tra quelle immagini, trovi spazio – chiaro, riconoscibile, inequivocabile – la parola “PACE”. Pace in tutte le lingue del Mediterraneo e del mondo. Pace detta senza timidezza. Pace non come ornamento, ma come scelta. Perché il Mediterraneo non è solo uno spazio culturale. È un luogo attraversato da conflitti, da sofferenze, da speranze che troppo spesso si infrangono. È mare che unisce e separa, ponte possibile e muro reale. E allora Matera, se vuole davvero essere Capitale del Dialogo, non può limitarsi a raccontare. Deve anche prendere posizione, almeno sul terreno più umano e universale che esista. La pace. Non è una parola neutra. Non è una parola facile. Ma è, oggi più che mai, una parola necessaria. Domani Matera ha un’occasione. Non per dimostrare quanto è bella – quello lo sappiamo già – ma per dimostrare quanto può essere giusta. Speriamo che non venga sprecata.”

Iscritto all’albo dei giornalisti della Basilicata.
Vi siete dimenticati, o meglio, si sono dimenticati colpevolmente della lingua nata da quella cultura che ha inventato quella cosetta per la quale noi tutti oggi ci stracciamo le vesti, scendiamo in piazza, sbraitiamo inutilmente e qualcuno fa le guerre; quella parolina è democrazia e la cultura (che quelli di Matera non hanno evidentemente) è quella greca. Noi italiani non meritiamo la fortuna che abbiamo, e non facciamo mai niente per smentire questo assunto.