Non sarà  -come sperato- la prima presidente donna della Corte di Cassazione, ma la lucana Margherita Cassano -attuale  presidente della Corte d’Appello di Firenze- salirà, tranne colpi di scena improbabili, sino al penultimo gradino della suprema corte,  ultima istanza di legittimità per le sentenze emanate dalla magistratura ordinaria.

Infatti, ieri, la Quinta Commissione incarichi direttivi del Csm ha proposto il suo nome, all’unanimità, per l’incarico di presidente aggiunto della Corte di Cassazione, mentre -sempre nella stessa seduta e sempre all’unanimità-  ha stabilito di proporre Pietro Curzio, attuale presidente di sezione della stessa Corte di Cassazione, per la massima carica di primo presidente.

Peccato non si avveri in questa occasione il classico “non c’è due senza tre” di presidenze rosa ai massimi vertici della giustizia italiana, che invece avremmo avuto -nel caso di una scelta inversa- dopo Marta Cartabia alla Consulta e Gabriella Palmieri all’Avvocatura dello Stato.

Ora bisognerà attendere solo la votazione finale che avverrà mercoledì 15 luglio, che non dovrebbe riservare sorprese di sorta, considerata l’indicazione all’unanimità avvenuta da parte del CSM  che ha inteso così lanciare un forte segnale al Paese, con nomine avulse da fibrillazioni di correnti o fazioni.

Una scelta collegiale,  orientate solo dalla buona amministrazione, che potrebbe aprire una auspicabile nuova stagione sul fronte delicato della giustizia italiana.

Due scelte, per altro, di pregio che nel caso di Margherita Cassano segna una ulteriore significativa tappa verso il riequilibrio al vertice  di una magistratura composta ormai, per oltre il 50%, da donne.

Ancora pochi giorni dunque e il plenum del CSM,  alla presenza del presidente Sergio Mattarella, ratificherà questa proposta, con un voto che prevedibilmente sarà anch’esso unanime e con cui Pietro Curzio e Margherita Cassano  verranno posti al vertice della Cassazione per i prossimi tre anni.

Vicenda che vedrà scorrere anche un po di soddisfazione ed orgoglio  tra le comunità lucane di San Mauro Forte (luogo natio del papà di Margherita Cassano: Pietro Alberto Cassano, anch’egli magistrato che presiedeva la Corte che anni fa condannò Renato Curcio fondatore delle Brigate Rosse) e di Grassano (cittadina che ha dato, a sua volta, i natali ad Anna Materi, mamma della stessa Cassano).