Se la legge non è cambiata, francamente non si comprende su cosa si basi la reticenza dell’INPS a fornire l’elenco dei percettori del bonus partite iva. Dei furbastri parlamentari che ne hanno indecentemente approfittato….e non solo.

Basta leggere infatti testualmente quanto disposto nel  Decreto Legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 (Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicita’, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni) e specificamente all’art. 26 che stabilisce gli “Obblighi di pubblicazione degli atti di concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e attribuzione di vantaggi economici a persone fisiche ed enti pubblici e privati):

1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano gli atti con i quali
sono determinati, ai sensi dell’articolo 12 della legge 7 agosto
1990, n. 241, i criteri e le modalita’ cui le amministrazioni stesse
devono attenersi per la concessione di sovvenzioni, contributi,
sussidi ed ausili finanziari e per l’attribuzione di vantaggi
economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati.
2. Le pubbliche amministrazioni pubblicano gli atti di concessione
delle sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle
imprese, e comunque di vantaggi economici di qualunque genere a
persone ed enti pubblici e privati ai sensi del citato articolo 12
della legge n. 241 del 1990, di importo superiore a mille euro.

……non solo ma al successivo comma è stabilito addirittura che:

3. La pubblicazione ai sensi del presente articolo costituisce
condizione legale di efficacia dei provvedimenti che dispongano
concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore a mille
euro nel corso dell’anno solare al medesimo beneficiario; la sua
eventuale omissione o incompletezza e’ rilevata d’ufficio dagli
organi dirigenziali, sotto la propria responsabilita’ amministrativa,
patrimoniale e contabile per l’indebita concessione o attribuzione
del beneficio economico. La mancata, incompleta o ritardata
pubblicazione rilevata d’ufficio dagli organi di controllo e’
altresi’ rilevabile dal destinatario della prevista concessione o
attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai fini del
risarcimento del danno da ritardo da parte dell’amministrazione, ai
sensi dell’articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104.

…..le uniche eccezioni consentite alla pubblicazione dei provvedimenti (come si legge dall’ultimo comma dell’articolo) sono circoscritte alla possibilità che si possano dedurre dati sensibili relativi allo stato di salute, ovvero ad una condizione di disagio economico-sociale che non dovrebbe attagliarsi ai casi in questione:

4. E’ esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle
persone fisiche destinatarie dei provvedimenti di cui al presente
articolo, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni
relative allo stato di salute ovvero alla situazione di disagio
economico-sociale degli interessati.

 Certo, la domanda a questo punto nasce spontanea: ma se il bonus è di 600 euro, come fa ad esserci l’obbligo?

Ma non è così in quanto  il bonus in questione (rivolto “ai liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma della legge 8 agosto 1995, n. 335, non titolari di pensione e iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie”), previsto dall’art. 27 del D.L. 18 del 17/3/2020 (poi convertito in legge 27 del 24/4/2020) che stabiliva la concessione di 600 euro per il solo mese di marzo, fu poi rinnovato automaticamente per il mese successivo (comma 1, art. 84 del D.L. 34 del 18/5/2020, convertito con modificazioni dalla legge 77 del 17/7/2020) nella stessa misura, per un totale di 1.200 euro.

Il che renderebbe obbligatoria, come da disposizione, la pubblicazione da parte dell’INPS.

Questo a prescindere dalle discussioni in corso sull’argomento.

AGGIORNAMENTO (ORE 17,41)

Sulla base della normativa vigente, la privacy non è d’ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell’interessato“. Lo afferma ora anche il Garante per la protezione dei dati personali, in relazione alla vicenda del bonus Covid.

Ciò vale, a maggior ragione – si legge nella nota diffusa in merito – rispetto a coloro per i quali, a causa della funzione pubblica svolta, le aspettative di riservatezza si affievoliscono, anche per effetto dei più incisivi obblighi di pubblicità della condizione patrimoniale cui sono soggetti”.

AMEN!