“Quando è troppo….è troppo tardi” titola, opportunamente, l’editoriale di oggi de Il manifesto, riferendosi alla ondata di “indignazione che ha percorso per una volta anche la maggioranza e il governo, arrivato a convocare l’ambasciatore di Israele dopo la macabra esibizione di Ben Gvir” a danno dei cittadini sequestrati illegalmente dall’esercito israeliano. Una scena, però, “identica a decine di altre che avevano come fondale e vittime detenuti palestinesi” documentate da centinaia di racconti. Una «linea rossa» che, secondo il governo italiano, solo adesso sarebbe stata superata dal ministro israeliano Ben Gvir, ora che si è visto infierire contro donne e uomini prigionieri, umiliandoli ed assegnado ad ognuno di loro un numero (proprio come nei lager nazisti) per spersonalizzarli.

Proprio come hanno fatto (e continuano a fare) nelle prigioni israeliane, con e senza telecamere accese. Una linea rossa superata abbondantemente (almeno oltre 70 mila volte come il conteggio ufficiale dei morti a Gaza), senza che vi fosse alcuna reazione degna di questo nome da parte del governo italiano. Sino ad oggi immagini come questa che segue sono state ritenute accettabili. Ci è voluta quella simile dei partecipanti alla Flotilla per renderla inaccettabile.

Appena dieci giorni fa il no di Tajani “è stato decisivo, assieme a quello del collega tedesco, non solo per non sospendere l’accordo di collaborazione tra Ue e Israele ma anche per non sanzionare i più loschi esponenti del governo di Tel Aviv, sostenitori delle violenze dei coloni. Il primo della lista era Ben Gvir.” E ad oggi dal governo non è ancora giunto “il via libera alla rogatoria chiesta dai magistrati di Roma che vorrebbero conoscere i nomi dei militari israeliani che hanno illegalmente sequestrato in mare gli equipaggi della precedente Flotilla.” E come dimenticare lo scherno della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, nei confronti della Flotilla «al massimo la fermano per tre o quattro ore e potrà gridare alla tortura, è il massimo a cui aspirano». Uno squallore. Che siano ora costretti ad una inversione di rotta (per quanto parziale ed insufficiente) è sicuramente una dimostrazione della efficacia della missione della Global Sumud Flotilla. E non solo loro. Considerato che persino il primo inistro israeliano ha dovuto prendere pubblicamente le distanze dal suo ministro come l’ambasciatore americano in Israele. Poco fa il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato su X che “a nome del governo italiano ho formalmente chiesto all’Alto Rappresentante Kaja Kallas di includere nella prossima discussione dei ministri degli Esteri Ue l’adozione di sanzioni contro il ministro per la sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir per gli inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani“. Bene, ma è ancora poco. Ci vorrebbero sanzioni almeno della entità riservate alla Russia. Sicuramente tutto ciò non sarebbe accaduto senza l’azione coraggiosa e pervicace della Flotilla. Perchè ricordiamolo, oltre a portare aiuto e sollievo alla indicibile situazione in cui versano i gazawi, l‘obiettivo della Flottilla è stato sempre quello di tenere accesi i fari sulla Palestina e far scoppiare le contraddizioni del sostegno omertoso all’azione genocida in corso a Gaza. Obiettivo che è stato riaggiunto in pieno. Alla faccia di chi sosteneva che una missione pacifica, destinata per l’ennesima volta ad essere bloccata con la forza non servisse a nulla. Si capisce bene perchè iniziative come queste, dalla parte giusta della storia dell’umanità, fanno tanta paura al potere. Al punto da costringere Israele ad operare in contrasto con tutte le più elementari norme del diritto internazionale. Ma fino ad un certo punto….direbbe il nostro Tajani. Eppur ora si muovono…. meglio tardi che mai!

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