Chi la dura la vince. E con un pizzico di fortuna, rincorrendo pagine social e soprattutto con un passaporto davvero originale che è il soprannome di tante famiglie materane, è stato possibile per Angelo Cotugno (chi non lo conosce…) rintracciare i protagonisti di una storia di emigrazione dalla Città dei Sassi al Canada in cerca di fortuna. Nel cassetto una vecchia foto in bianco e nero con genitori, bambini su una nave passeggeri presa a Napoli, i giorni di traversata e poi ognuno per la propria strada. Ma, prima o poi, la voglia di ricordare viene fuori e si avvia la ricerca ed è come cercare un ago in un pagliaio. Facebook? Ma non ci sono mica tutti …e allora si accende la lampadina su un soprannome ‘’ Fora Faur’’ rimasto nella mente di un bambino . Per Angelo è la lanterna per rischiarare il passato. Nel racconto che segue ci spiega come ha risolto l’enigma, tanto da poter riannodare le fila e riconoscere con una videochiamata una delle bambine dell’altra famiglia materana. Maria che ora è nonna, ma con il cuore legato a Matera e ai tanti parenti che le vogliono bene. A presto. Appuntamento a Matera o a Toronto. Angelo e Maria, in primis, con le loro famiglie pronti…a prendere l’aereo.

IL RACCONTO DI ANGELO

“Siamo partiti Matera direzione Napoli aprile 1964 – dice Angelo. Ricordo che ci accompagnò un noleggiatore, lo chiamavamo ” u’ barese” e aveva un pulmino verde Volkswagen. Nella città partenopea dormimmo in una pensione e ci imbarcammo, il giorno dopo, sulla nave ”Vulcano”. Eravamo io,che avevo circa otto anni, mio padre Biagio, figlio di Angelo Raffaele ‘’ U’ mbrllaun’’ mia madre Maria Bruna Festa, ‘’la fugghj d’ M’rc’nedd’’ e mia sorella Grazia. Sulla nave c’era anche una famiglia materana, che ho scoperto dopo tanto tempo chi fossero. Abitavano anche loro al rione ”Bottiglione”, nella palazzina a cinque piani, dietro alla chiesa di San Pio X . Si trattava di Cosimo Lamacchia, della moglie Angela Di Lecce e tre bambine Maria ,Vita e Tina, tutti pronti a partire per il Canada. Facemmo uno scalo tecnico a Gibilterra fino al porto di Halifax . Ricordo che sulla nave ci fu una festa per Pasqua, con un grande uovo di cioccolata e vinsi un pupazzetto che ho conservato per tanto tempo. Naturalmente il comandante donò ai bimbi tanta cioccolata e la cosa addolcì e non poco il viaggio. Naturalmente ad Halifax facemmo un po’ di quarantena e poi le strade si divisero. Noi proseguimmo per Montreal e la famiglia Lamacchia per Toronto.
Ci portammo due bauli con tutto quello che avevamo e con l’idea di restare in Canada. Mio padre aveva trovato lavoro come manovale, ma non gli piacque l’ambiente, faceva freddo e non sopportava quel rapporto e controllo ossessivo dei caporali, una condizione peggiore di quella che aveva trovato in Germania. Mia madre aveva trovato lavoro in una sartoria e cuciva camice. Io fui iscritto a scuola, in una quarta elementare, che era già allora una classe multietnica. Andavo bene in matematica. Ma dopo tre mesi di scuola papà e mamma mi rispedirono in Italia. Prima di andar via ricordo che i compagni di classe mi regalarono il libro di Pinocchio, con le loro firme. La cosa mi commosse. A Matera il maestro mi concesse di iscrivermi a novembre alla quinta”.
” Poi ho trovato una foto in bianco e nero (quella del servizio) e sono stato mosso dal rintracciare quella famiglia di cui non ricordavo il cognome. Ma ricordo un soprannome ” Fora Faur” e ho avviato dapprima una ricerca sui social, poi ho chiesto in giro a chi potesse attribuire finchè non mi ha dato una imbeccata ‘casualmente’ mio cugino di mio padre, Galeota, imparentato con i Lamacchia ‘’macchjtì-dd’’ e mi ha detto del soprannome della moglie come era consuetudine del passato.Da qui l’indicazione dei Di Lecce , con un piccolo ma prezioso indizio social che mi ha portato alla signora Maria. Poi il contatto il marito Franco per conferma, seguito da una chiacchierata con la signora Maria che mi ha offerto un quadro completo della parentela locale e canadese, fino a darmi i contatti con la cugina Maria (che è stata più volte a Matera) per la videochiamata con mia sorella”.

Una chiacchierata proficua che mi ha consentito di conoscere l’ identità di quella famiglia, stabilitasi a Toronto ormai da generazioni.E tra l’altro Maria parla e scrive bene in italiano, senza dimenticare il dialetto’’. Il signor Cosimo, agricoltore, era già stato in Canada e in quel viaggio da Napoli aveva portato con sè la famiglia che si stabilì definitivamente a Toronto, dove c’erano altri parenti, e tra questi la signora Bruna Di Lecce, sorella di Angela. In Italia rimasero Giovanni e Stella, viventi, Eustachio e Grazia deceduti di recente, mentre Donato era scomparso in precedenza. La signora Angela ‘’ Lina’’ che in Canada ebbe anche Steve, tornò in Italia nel 1979 in occasione della morte del padre Nicola.
I ricordi si rincorrono e ognuna delle famiglie avrebbe di che raccontare a figli e nipoti, in attesa di incontrarsi di persona . “ Con Maria -ci ha detto Angelo Cotugno- c’è l’’Impegno a vederci a Matera o a Toronto quando sarà possibile. Anche dall’altra parte dell’Oceano. perché io ho una zia a Montreal, zia Felicetta, sposata per procura che ha tre figli e nipoti. Il maschio è a Montreal, mentre le figlie sono a Vancouver e a Syracuse negli Stati Uniti’’.

Le ricerche di Angelo non finiscono qui e l’attende un viaggio tra le carte d’archivio. ‘’A Genova, al museo dell’emigrazione italiana– conclude- sono stato all’archivio e ho trovato la nave ‘’ Vulcano’’, che faceva rotta con Napoli ma nella carta di imbarco c’erano solo l’elenco passeggeri saliti nella città ligure. La ricerca continua e andrò anche a Napoli’’ Bravo Angelo, figlio di ‘’ Biasin d’ la lattarij’’ che aveva al rione Piccianello, in vico II Marconi, e che chiuse nel 1991. Gli spetta di diritto la delega ad assessore comunale alle politiche dei migranti, visto che è stato migrante lui stesso in Germania e a Milano con contatti internazionali, che gli sono tornati utili anche quando è andato in pensione.