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In memoria di un amico fotografo.

Sono qui a scrivere pervaso da una profonda sensazione di solitudine, eppure ci incontravamo raramente. Peppino, così lo chiamavamo tutti, Giuseppe Maino, lavorava come fotografo presso il Laboratorio di Restauro e Conservazione dei Beni Storici ed Architettonici della Soprintendenza di Basilicata sede di Matera.

Quelle volte che ci incontravamo, mi accoglieva con il suo caratteristico saluto “uee carissimo!” che annulava ogni distanza, cancellava i tempi di assenza. Con Peppino ci eravamo conosciuti agli inizi degli anni ’80 rapiti da una comune passione, la fotografia.

Io, Roberto Paolicelli,  Francesco Pentasuglia e Peppino ci incontravamo spesso presso lo studio di Mario Cresci, allora ubicato in un vicolo tangente il lato sinistro della facciata romanico pugliese della Cattedrale, via Riscatto. Tutti accomunati dalla ammirazione che nutrivamo nei confronti di Mario (Cresci) per la sua capacità non tanto tecnica, quanto culturale e semiotica di organizzare , costruire e spiegare una immagine fotografica.

Io e Roberto Paolicelli, lui da prima di me, eravamo sempre nello studio, Peppino Maino e Francesco Pentasuglia passavano di tanto in tanto, quando non lavoravano. Ero allora alle prime armi con la fotografia, quindi attento ad ogni cosa, e non mi sfuggiva quella palese benevolenza mista ad ammirazione che Mario mostrava nei confronti  sia di Peppino che di Francesco. Diceva : “sono bravi, rigorosi, sempre pronti ad imparare e praticare”. Non credo ancora che Peppino non sia più quì.

Amava profondamente la fotografia e creava un rapporto speciale con chiunque mostrasse amore per questa arte, sublimando l’amicizia. Ricordo che dopo un paio di anni che ci conoscevamo, mi iscrissi al primo anno di corso di una scuola superiore di fotografia, l’Istituto Europeo di Design di Roma. Avvertì la sua partecipazione alla mia gioia, come anche la sua tristezza nel non poter avere la stessa possibilità. Ogni volta che tornavo e lo incontravo, nonostante avesse un grande talento, Peppino mi interrogava con quella umiltà e benevolenza che davano la misura di quanto la fotografia  fosse importante per lui, al punto quasi di non considerare le proprie capacità.

Bastava osservarlo quando impugnava le sue macchine fotografiche. Le sue mani accarezzavano quei meccanismi, quelle attrezzature, rendendole parte di sè.

La fotografia era il mezzo di espressione per eccellenza ed il bianco e nero la sua sublimazione. Peppino non mostrava mai una immagine in particolare, convinto come era che l’immagine fosse racconto. Quando fotografava si concentrava tanto sugli aspetti tecnici, quanto su quelli compositivi trasformando quell’attimo in un rito. Ammiravo la sua pacatezza e quelle ammissioni amare sul fatto di non essere considerati abbastanza. I suoi occhi hanno guardato il mondo con lo stupore e l’amore di chi sa che altri guarderanno con i suoi occhi. Era riservato e schivo, anche timido, la fotografia la sua forza espressiva.

Peppino è stato portato via alla famiglia, agli amici ed alla fotografia vittima di un male incurabile, un male che da troppo tempo siamo abituati a conoscere. Matera ha perso un grande fotografo e una persona estremamente sensibile. Buona luce, Peppino!

Roberto Montanari
Roberto Montanarihttp://basilicatapictures.blogspot.com/
Ho conseguito il titolo di Fotografo Professionista nel 1987 presso l'Istituto Europeo di Design (I.E.D.) di Roma con il massimo dei voti 110/110 (Corso Superiore Triennale di Fotografia). Dal 1987 ad oggi ho avuto moltissime esperienze lavorative nel settore della Comunicazione, Editoria, Marketing e Commerciale. E' rimasta in me una grande passione per la fotografia, arricchita dalla voglia di scrivere e raccontare.
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1 commento

  1. Ottimoa testimonianza che ci aiuta a conoscere di più Peppino Maino e ad apprezzare la “sua” fotografia: pura poesia.
    Peppino DEVE continuare a vivere attraverso le sue fotografie.
    L’ho detto ai suoi familiari. L’ho reso pubblico su FB. Un impegno a cui non verrò meno.
    Con l’affetto, l’amicizia e la stima di sempre nei confronti di un grande della fotografia.

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