Ogni tanto, nella nostra città, almeno a nostro modo di vedere, capita di vivere una giornata diversa, che non sia di distintivi e medaglie, feste e viaggi e gemellaggi, dietro cui da noi si corre autoesaltandosi. Nei giorni scorsi è accaduto, invece, che una rappresentanza dell’Associazione Matera–Ferrovia Nazionale, oggetto in dieci anni di non grande attenzione da chi ha amministrato e amministra la città, è stata festosamente accolta, sotto un caldo africano, dall’Assessore regionale ai trasporti, Pasquale Pepe. Si era invitati una visita ai cantieri impegnati nel completamento della rete ferroviaria Ferrandina-Matera (La Martella). Il gruppo era presieduto dal nonagenario Presidente onorario Francesco Di Caro, già sindaco di Matera, che, durante la sua amministrazione, negli anni 1980, tanto, quanto inutilmente, si spese per il collegamento di Matera alla ferrovia nazionale.
Membri della delegazione erano chi scrive, Leonardo Pinto, Michele Vizziello, Giuseppe Vinciguerra e Giannino Di Caro. Mancava, purtroppo, il Presidente Nicola Pavese, impedito da condizioni precarie di salute, che gli auguriamo di superare al più presto. Nicola Pavese, bisogna dire, in tanti anni, soprattutto lui, è stato la forza trainante dell’Associazione.
L‘accoglienza, da parte dell’Assessore e delle numerose maestranze impegnate in un faticosissimo lavoro, non esageriamo nel dire sia stata commovente. Sapevano, quegli operai e tecnici, anche donne, della importanza dell’opera che stavano realizzando. Trattavasi di una richiesta che Matera faceva da 150 anni. Erano tutti festosi e orgogliosi, così come devono essere coloro che – si disse scherzando ma non tanto – lavorano per la storia,
E’ significativo il fatto che, a celebrare l’evento, sia stata chiamata una libera associazione di pochi cittadini, che, unitisi nel 2016, sulla loro strada non hanno trovato appoggio nella classe politica cittadina e altre istituzioni interessate, che, anzi, hanno spesso dimostrato indifferenza se non incomprensibile avversione. La verità è che quei ”volenterosi”, sacrificando tempo, e a proprie spese, hanno lavorato da soli, mai disarmando, inutilmente chiedendo sostegno di sindaci e relative Giunte. Solo in tempi di governo Renzi, per fortuna, sulla loro strada, quei pionieri si imbatterono nel valido appoggio, a titolo personale, della senatrice Maria Antezza, dell’onorevole Ludovico Vico, purtroppo defunto, non lucano ma tarantino, e Luca Braia, allora consigliere regionale. Credettero e capirono. E’ giusto dare loro attestato di merito.
La visita ha avuto come luogo d’incontro, significativamente, e simbolicamente, la stazione di La Martella, che, a suo tempo realizzata nella struttura e abbandonata, è ora in via di ristrutturazione e innovazione. Di là, con mezzo messo a disposizione dall’impresa dei lavori, la delegazione è stata condotta sul cantiere più vicino, dove si stava realizzando la cosiddetta “finestra”, che altro non è se non apertura alla galleria, quale via di facile accesso ai mezzi di soccorso in caso di incidenti, che nessuno si augura. E’ una novità che non era prevista nella vecchia galleria, anch’essa realizzata negli anni 1990 e lasciata, per un trentennio, chiusa e in abbandono. La “finestra” è stata ed è, quindi, realizzazione recente, imposta dalla normativa europea. L’altra grande innovazione è la elettrificazione della tratta, a suo tempo anch’essa non prevista, così come non era prevista la tangente che permetterà il raggiungimento di Matera da Potenza, Napoli, Roma ecc., senza la sosta, ove non necessaria, nella stazione di Ferrandina.
Particolarmente interessante è stata, di seguito, scendendo allo scalo di Ferrandina, l’accesso alla galleria, km 6 e mezzo, che – ci hanno spiegato – a parte la lunghezza, è di particolare impegno, considerata la natura del terreno, argilloso e facile alla frane. La “finestra”, ovviamente, è stata collocata a metà della galleria.
Al momento del congedo si è parlato della possibile quanto necessaria prosecuzione della tratta Ferrandina-Matera (La Martella) verso la stazione di Casal Sabini, a pochi chilometri da Matera, verso la quale, stanti recentissimi accordi tra Puglia e Basilicata, è in programma un binario a servizio dell’area industriale di Jesce, e particolarmente della Mermec, che, impegnata nella produzione di mezzi e materiale ferroviario, ha rilevato la Ferrosud. Sta procedendo alle prime assunzioni. Il che è motivo di buona speranza nel settore occupazionale, vivendosi, nell’area, la grave crisi del salotto, che mette a rischio numerosi posti di lavoro.
Col collegamento a Casal Sabini e, di fatto, a Gioia del Colle, l’anello si chiuderebbe e da Matera si potrà partire e viaggiare in tutte le direzioni, fino a raggiungere l’Europa. Da Monaco di Baviera direttamente potranno arrivare i discendenti dei nostri emigrati negli anni 1960. Al turismo delle radici noi pensiamo così. L’Assessore Pasquale Pepe, ancora una volta, ha dimostrato di accogliere il suggerimento. Intanto – dice – bisogna starsene sicuri. Dopo 150 anni, nel 2028, il treno fischierà anche da noi. Il fischio si sentirà anche nei Sassi, sbalorditi e attoniti.

