TAR che vai sentenza che trovi? Se ci fosse stato ancora in servizio  al Tar di Basilicata (lo è stato per molti anni) il Dott. Giancarlo Pennetti – ora al TAR della Calabria, forse i ricorrenti materani contro l’ordinanza di Bardi che ha sospeso le lezioni in presenza sino al prossimo 3 dicembre anche per le scuole primarie e secondarie di primo grado, avrebbero ottenuto la sospensione del provvedimento. Chissà.

Potrebbe essere questa la amara considerazione che avranno fatto i genitori che nella giornata di oggi hanno letto il decreto del TAR di Basilicata con cui, a fronte di argomentazioni e rilievi simili a quelle fatte dal TAR di Catanzaro (giudice Pennetti per l’appunto) sulla medesima problematica, pur “in accoglimento per quanto di ragione dell’istanza in esame“, non ha decretato- come richiesto- la sospensione dell’ordinanza regionale (come accaduto in Calabria), ma ha disposto il mero “ riesame” da parte del Presidente Bardi.

Pertanto, da domani (a differenza di quanto imprudentemente affermato a caldo da qualcuno in rete) le scuole rimangono chiuse alle lezioni in presenza.

Ora si tratta di capire cosa farà Vito Bardi:

1-ottempererà a questo riesame, così come disposto dal giudice, è -soprattutto- in che tempi lo farà?

2-riesaminerà il suo provvedimento, integrandolo rispetto ai rilievi e confermando la chiusura fino al 3 dicembre?

3-riesaminerà, accettando i rilievi e revocando il provvedimento nelle prossime ore?

4-oppure, non farà un bel niente ed aspetterà la decisione di merito che ci sarà il 2 dicembre, tanto qualunque essa sia non avrà alcuna influenza pratica sul suo provvedimento?

A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, diceva una buonanima. E non ci meraviglierebbe se si perseguisse quest’ultima ipotesi (persino in alternativa alla n.2) considerato che la Regione Basilicata non si è mai formalmente costituita in questo giudizio. Anche se sarebbe grave. Staremo a vedere.

Una cosa è certa e cioè che a fronte di situazioni simili, in due regioni diverse del territorio nazionale, i cittadini ottengono risposte differenti. E ciò non fa bene alla credibilità della giustizia.

Infatti, in ambedue i procedimenti, i giudici rilevano che è ” da escludere, in base al quadro normativo vigente evocato dai ricorrenti, che la Regione possa, in maniera generalizzata, modificare l’assetto organizzativo dell’attività scolastica, alterando il quadro delle misure calibrate nel DPCM per effetto di un diverso apprezzamento dei parametri di rischio epidemiologico e delle misure di contenimento necessarie e sufficienti per fronteggiare la situazione quale risulta compendiata nei diversi “scenari” rappresentati e determinati dall’Autorità governativa centrale”.

Ed, inoltre, che nelle misure adottate non si possa “prescindere da una appropriata verifica ed una adeguata valutazione sulle effettive capacità funzionali e operative, sotto il profilo organizzativo, delle risorse umane e delle dotazioni informatiche, nell’impiego di tale modalità di svolgimento dell’attività nelle istituzioni scolastiche cui viene imposta la didattica a distanza; poiché altrimenti l’inibitoria della didattica in presenza sarebbe equivalente in pratica ad una chiusura delle attività scolastica, che con il DPCM si è voluto invece scongiurare, assumendo iniziative finalizzate, nell’apprezzamento della competente Autorità ministeriale, a garantire il diritto allo studio mediante lo svolgimento della didattica in presenza, pur negli scenari peggiori”.

In sostanza, il giudice riconosce che Bardi non poteva adottare un provvedimento valido su tutto il territorio regionale ma solo su parte di esso laddove ci fosse una criticità circoscritta, altrimenti entra in contrasto con la norma nazionale che prevede la scuola in presenza anche nelle zone rosse.

Ed, inoltre, che qualsiasi decisione andava adottata con una valutazione fatta insieme alle autorità scolastiche al fine di evitare di provocare una sostanziale “chiusura delle attività scolastiche” non previste dalle norme nazionali ed in contrasto con la Costituzione.

Dunque la palla è stata rilanciata nel campo avversario (come si dice) ed è tornata ora in mano a Bardi, tenuto conto che il giudice scrive che “dall’istruttoria disposta con il precedente decreto n. 271 emerge, …che le determinazioni impugnate …non risultano del tutto coerenti ed aderenti con i principi sopra evidenziati concernenti il ruolo dell’Autorità regionale nella  modulazione degli interventi necessari al contenimento dell’emergenza sanitaria, né risultano completamente esaustive relativamente alla possibilità di garantire la continuità didattica con la modalità a distanza nella scuola primaria e secondaria di primo grado”.

Tocca a lui dunque adottare un provvedimento che equilibri i due diritti fondamentali in questione, quello alla salute e quello all’istruzione. Dovrebbe. Lo farà? Quando lo farà?