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Il sogno di Mohammed, ovvero come resistere all’orrore di Gaza a partire dai piccoli/grandi gesti della quotidianità

E’ qualcosa di piccolo ma è grande, cos’è? Sembrerebbe uno di quegli indovinelli con cui si testa la meraviglia di un coetaneo, tra ragazzini. Ed invece è il guardare la condizione del popolo palestinese, non dalla sua enorme drammaticità,  ma dalla prospettiva delle piccole cose quotidiane. Da un pallone per esempio e dai bambini che per sopravvivere alle macerie in cui sono costretti a resistere vogliono continuare a giocarci, a sognare di poter un giorno militare nella nazionale palestinese. Ed è stata questa la chiave di volta che ha convinto i promotori di un progetto che ha dato vita all’incontro a distanza tra lo Spartak San Gennaro, scuola calcio popolare e gratuita di Napoli, e l’Al Haddaf Academy Team di Gaza. Un rapporto costruito attraverso il calcio e lo scambio tra bambini che vivono realtà profondamente diverse, ma condividono la stessa passione e lo stesso desiderio di poter continuare a giocare. E la dimensione reale della grandezza di questa iniziativa la si è percepita con nitidezza e grande commozione assistendo alla iniziativa che si è svolta al TAM di Matera, venerdì sera, intorno al libro di Cristiana Pulcinelli “Il sogno di Mohammed. La storia vera di un’amicizia sportiva tra Napoli e Gaza”, che narra proprio di questa esperienza. Esattamente nel momento in cui hanno preso la parola i bambini collegati in video da una tenda  nel nord di Gaza ed hanno spiegato -ognuno con proprie parole- la gratitudine e la speranza che l’attenzione loro riversata con l’invio di magliette, scarpette, pantaloncini e parastinchi non finisca. Che continui per far si che loro non si sentano abbandonati dal mondo nella disperazione della loro realtà in cui provano, anche con l’ostinazione di voler continuare a giocare a pallone, a vivere una quotidianità fatta di precarietà totale e di continuo pericolo di vita. Infatti, il loro accompagnatore (Mohamed al-Machawari) ha chiesto che a parlare per primi -nell’iniziativa- fossero proprio i piccoli calciatori in quanto era necessario, per la loro incolumità,  farli rientrare alle loro famiglie in un orario sicuro, considerato che -ha raccontato- mentre erano venuti alla tenda da cui erano collegati avevano dovuto buttarsi a terra perchè i soldati israeliani avevano sparato ad una donna ed una bambina poco distante da loro. Un tuffo nella drammaticità della situazione a Gaza vissuta in diretta anche da chi era in quella sala e che ha reso l’urgenza di stare al loro fianco in ogni modo possibile, meglio di ogni pur ottima parola spesa dagli oratori della serata. E l’occasione per scoprire quanta belle persone che, in una triangolazione Matera-Napoli-Gaza, si spende per dare aiuto, conforto e speranza di salvezza non solo a chi ne ha bisogno drammaticamente nella sua condizione materiale, ma anche alla umanità di ognuno di noi che sembra essersi smarrita.

“Questa storia per me è diventata l’esempio di come non ci si arrenda alla barbarie, di come ci si riscopressero umani, di come la rottura dell’isolamento, la rottura del silenzio, il riconoscere le persone innanzitutto come esseri umani anche se attraverso lo schermo di un computer, come hanno fatto Alessandro Ventura e tutti gli altri dello Spartak San Gennaro, significa il primo mattoncino non soltanto di una resistenza alla barbarie ma anche della costruzione di un’altra umanità.” ha detto il giornalista di Fanpage.it Antonio Musella, autore di “Le barbarie e noi”. Chi non ha potuto (anche per la location ridotta) seguire l’evento a Matera, potrà farlo – e lo raccomandiamo vivamente-  a Miglionico dove sarà replicato oggi, sabato 12 settembre, alle ore 18, nel Castello del Malconsiglio, con il patrocinio dell’Amministrazione cittadina. L’iniziativa in questa circostanza è stata promossa da Book Club Miglionico, Miglionico Calcio, Atletico Pomarico e Sanabel Aps. Anche in questa occasione Antonio Musella introdurrà e modererà l’incontro, con Cristiana Pulcinelli e Alessandro Ventura dello Spartak San Gennaro, con l’Al Haddaf Team in collegamento da Gaza.

Dimenticavo. Comprate anche il libro “Il sogno di Mohammed. La storia vera di un’amicizia sportiva tra Napoli e Gaza” e le magliette. Serve per sostenere quasta bella impresa. A seguire la prefazione dello stesso, scritta da Alessandro Ventura Allenatore dello Spartak San Gennaro, scuola calcio popolare di Montesanto, Napoli. “Questo libro nasce per loro: per i bambini e le bambine che ogni giorno scendono in campo con una maglia troppo grande, le scarpe consumate e un pallone che rotola come promessa. Nasce per chi ha imparato presto che giocare insieme può essere una forma di resistenza. Lo Spartak San Gennaro nasce così, a Napoli, tra i vicoli di Montesanto, non da un progetto scritto a tavolino, ma da un bisogno semplice e radicale: dare ai bambini uno spazio dove essere visti, ascoltati, accolti. Un campo dove nessuno viene scelto per ultimo, dove l’errore non è una colpa e la vittoria non è più importante del legame. Lo Spartak San Gennaro è nato perché qualcuno ha deciso che il calcio potesse essere un atto d’amore, un modo per prendersi cura, un tempo sottratto alla solitudine e alla paura. Da questo stesso desiderio, quasi naturalmente, è nato il gemellaggio con i bambini di Beit Lahia, a Gaza. Non un gesto simbolico, ma un incontro reale, fatto di video, messaggi, saluti timidi, schemi disegnati su fogli spiegazzati. Dall’altra parte del mare, altri bambini continuavano ad allenarsi tra macerie e tende, tenendo vivo il gioco come ultimo spazio di normalità. Quando Napoli ha incontrato Gaza, il pallone è diventato lingua comune: non servivano traduzioni per capirsi. Per i bambini dello Spartak San Gennaro, conoscere i loro coetanei palestinesi ha significato scoprire che il mondo è più grande del proprio quartiere, ma anche che il dolore non cancella la possibilità di stare insieme. Per i bambini dell’Al Haddaf, sapere che qualcuno li pensava, li aspettava, tifava per loro ha voluto dire non sentirsi soli. In mezzo alla guerra, qualcuno continuava a chiamarli per nome. Questo gemellaggio ha insegnato a tutti che la solidarietà non è un concetto astratto, ma un gesto quotidiano. Che un campo di calcio può diventare un ponte. Che i bambini, se messi in relazione, sanno costruire pace meglio di qualsiasi adulto. Queste pagine raccontano una storia fragile e potente: quella di chi, giocando, ha scelto di restare umano.”

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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