Ci avevano pensato con un progetto di Parco della Pace, i parlamentari murgiani Fabio Perinei e Onofrio Petrara, nel novero di un dibattito più ampio sulla delimilitarizzazione dell’area murgiana, contrassegnata da poligoni di tiro e polveriere e con tanto di iniziativa istituzionale, ma quell’idea rimase nel cassetto.Un vecchio progetto della Prima Repubblica, ma che riteniamo possa essere ripreso e attuato per lavorare a una nuova stagione di pace e tolleranza, per onorare la memoria di quanti come l’avv.Michele Bolognese diedero la vita per aprire una lunga pagina storia europea e italiana fatta di pace, democrazia e libertà, purtroppo oggi minate da spinte autoritarie, isolazioniste, intollerabili e di odio. E la medaglia d’oro attribuita a Bari, presso l’Archivio di Stato,nel corso del seminario di studi “La Dignità ritrovata-Internauti Militari Italiani nei lager nazisti 1943-1945”, ha commosso e non poco i famigliari, e tra questi i figli Lucia, Luigi e Domenico che hanno ritirato l’onorificenza della Presidenza della Repubblica, alla presenza del sindaco di Altamura Rosa Melodia. Sentimento condiviso dai parenti come il nostro amico e lettore Luigi Bolognese, una delle colonne dei ”Uaragniaun” e tra i più impegnati nel dibattito culturale della città murgiana, anche nelle prospettive aperte da “Matera capitale europea della cultura 2019′.

LA BIOGRAFIA DELL’AVV MICHELE BOLOGNESE
Nato ad Altamura nel 1921 allo scoppio della seconda guerra mondiale viene mandato in Montenegro come ufficiale di artiglieria. All’indomani dell’armistizio aderisce alla Divisione partigiana Garibaldi e viene catturato dai tedeschi in Serbia nel maggio 1944 aggiungendosi alla marea di soldati italiani (circa 650.000) che si rifiutarono di combattere al fianco dei tedeschi: i cosidetti I.M.I. (Internati Militari Italiani). Privi dello status di prigionieri di guerra e considerati traditori dagli ex-alleati tedeschi, subirono immani maltrattamenti il cui apice fu raggiunto nel loro utilizzo nei campi di lavoro forzati (Arbeitskommando). Dopo un breve periodo in Polonia, viene tradotto nei lager di Sandbostel e Wietzendorf dove condivide la sua prigionia con personaggi famosi come lo scrittore Giovannino Guareschi (autore di Peppone e Don Camillo), del politico Alessandro Natta e dell’attore Gianrico Tedeschi. Viene liberato nel 1945 dalle truppe britanniche qualche giorno prima della “pulizia totale” del campo da parte dei nazisti.Rientrato ad Altamura nel caos e nella miseria del dopoguerra, laureatosi in legge, si trova in prima linea per portare avanti le istanze dei reduci combattenti di guerra che seguì politicamente in seno al partito Socialista dove fu eletto consigliere comunale negli anni ’50.Muore in tragiche circostanze nel 1990. Ma la memoria apre a nuovi progetti.
Domenico Bolognese è impegnato in una ricerca storica sul campo 65 di Altamura / Gravina, il più grande campo di prigionieri di guerra italiano della Seconda Guerra Mondiale. Una curiosità, alcuni soldati britannici catturati in nord Africa e tradotti nel campo di Altamura appartenevano alle stesse divisioni corazzate che due anni dopo parteciparono alle operazioni di liberazione del campo di Wietzendorf , ultimo campo di detenzione dell’avvocato Bolognese

^Le foto d’archivio e il testo sono stati diffusi dalla famiglia Bolognese
^La foto della premiazione dal sito web del Comune di Altamura