LA SPEZIA – In rischiosa controtendenza rispetto alla narrazione alla quale ci siam quasi tutti e tutte abituati, nel senso che la rivendicazione del diritto al rispetto assoluto della donna contro la violenza subita deve passare dall’urlare il nome della vittima; in contrasto assoluto con l’altro rischio che imporrebbe al teatro d’utilizzare un solo stile e una sola forma di svolgimento della trama dell’opera teatrale presentata e proposta; in perfetta contrapposizione con lo stato di noia dov’è scelto di fare a meno del lirismo.

Tutti preconcetti spazzati via, e prima disintegrati, dallo spettacolo teatrale “Il nome potete metterlo voi”.

E seppur non possiamo aver visto come il testo del drammaturgo Mauro Moroni sia stato portato in scena nelle altre oltre cinquanta città italiane in “simultanea differita”, diciamo con la definizione stessa del regista spezzino Roberto Di Maio, sappiam bene che ieri al CineTeatro “Nuovo” della Spezia, il momento – garantito da diverse associazioni guidata da Terziario Donna di Confcommercio di Laura Porcile – ha lasciato il segno della partecipazione emotiva, oltre che artistica, della giovane attrice Susanna Sturlese.

Donna in tutte le donne, Sturlese ha impersonato con cura un soggetto tanto difficile e già potente per sé da esser soggettività: la donna. Poi ambientando, evidentemente, il monologo dentro una sceneggiatura teatrale formata da lingua piana e semplicissima, col contorno d’uno svolgimento che attraversa un condotto edificato tra le pietre della più recente storia italiana e la calce della letteratura ‘femminile’.

Susanna Sturlese riesce a proporre tutti gli aspetti, in tanti momenti, di vita e scelte d’una bambina- ragazza-donna.

E ogni volta, come questa volta, dal teatro s’impara qualcosa.

Noi, nonostante ci sentiamo più terra d’abbandoni, siam costretti a ricordarci che da maschi/uomini, quindi privilegiati nella società, dobbiamo rispettare le lagrime di Susanna Sturlese: la voce e il pensiero di tutte le donne; qualunque essi siano, dobbiamo rispettarli. Altrimenti quel dolore e quella rabbia date alla notizia delle nostre amiche e sorelle picchiate risultano finte. Come falsa sarebbe la commozione prodotta dall’interpretazione devota di Sturlese e dello spettacolo Il nome potete metterlo voi.