Passi, come riportano usi e costumi del passato, la pratica ”a fin di bene’ di allungare i boccali con acqua per consentire agli avventori finiti nelle braccia di Bacco di tornare a casa…, ma le provocazioni dell’Unione europea di prevedere che il vino venga allungato con l’acqua proprio non ci sta. Al solito sono i soliti Paesi del Nord e i salutisti del tasso alcolico moderato, per la dieta slim, soft e altri anglicismi promozionali, che spingono in questa direzione. Ma le associazioni professionali agricole, come Coldiretti, e poi gli enologi italiani si oppongono e alcuni hanno rilanciato con una provocazione. Il vino è quello, tra Doc, Docg, Igp, e non si tocca con le sue caratteristiche.Ma se volete annacquare fate pure, ma non chiamatelo vino. E se vi piacciono tanto gli anglicismi un bel ” draywine” ci sta tutto e con gradazione alcolica all’1 per cento, con le varietà frizzante, liscia, cola o al limone come hanno fatto per la birra. Sull’argomento interviene anche Antonio Serravezza che proprio non ci tiene a pasteggiare senza un buon bicchiere di vino rosso e cita una figura del passato, quel cantiniere del passato, il rubicondo Michele Vizziello noto con il soprannone ” di Panz a credenza” che aveva la cantina da tempo chiuso in via San Biagio. ”Se sapesse di questa aberrazione…” Altri tempi. Oggi contraffazione e necessità commerciali, dette prima, portano a provocazioni senza nè arte ma con tanta parte. E,purtroppo, la stagione delle cantina, o ”ciddari” della vita dei rioni Sassi, è ormai archiviata. Gli ipogei con tavolacci, botti, boccali di luoghi di conservazione e ritrovo del vino non ci sono più, sostituiti da enoteche e dalla miriade di strutture ricettive che di ristorazione . Tutto occupato o riconvertito. E anche su questo il buon ” Panz a credenz” , avrebbe di che lamentarsi. Il vino è la filiera enologica non si toccano: dalla vita ai palmenti.

NON FATELO SENTIRE A PANZACREDENZA

“Non importa dove va l’acqua, purché non vada nel vino “ questa frase è contenta nel romanzo ‘L’osteria volante’ e centra alla perfezione la questione che affronta l’idea della Comunità Europea di annacquare il vino.
Nell’antica Roma mescolare vino e acqua era una pratica molto diffusa e consigliata. Al contrario, bere vino senza acqua era considerata un’azione bruta e selvaggia. Solo i Barbari, si diceva, potevano bere allo stato puro.
Il vino mischiato con l’acqua risulta essere una bevanda diversa da quella originaria. Un buon bicchiere di vino vuol dire tanta salute basta non esagerare. Vogliono toglierci il gusto di bere un buon bicchiere di vino?
No. Non ci stiamo e rigettiamo l’attacco di metodi di demonizzare i prodotti naturali. Questa è una battaglia tra società multinazionali così come in passato è stato con la mozzarella. Ma perché ci devono colpevolizzare per bere un buon bicchiere di vino? Vogliamo che si riaprano i ciddari nei Sassi con i tavoloni comuni dove degustare un buon bicchiere di vino davanti a un buon cartoccio con l’agnello e i gnmeredd profumati. Che goduria quando si andava dal famoso cifrato Panza Credenza. Continuiamo a bere il vino è patrimonio dell’umanità e cerchiamo di consumare meno acqua.