E’ un momento di grande importanza per la Chiesa italiana. E’ il giorno in cui ogni vescovo raduna, in modo particolare, tutti i sacerdoti della sua Diocesi, per quella suggestiva celebrazione definita ‘Messa del Crisma’, ossia la benedizione degli Oli sacri: dei catecumeni, degli infermi e del Sacro crisma. Un rito che quest’anno per motivi sanitari non è stato celebrato nella settimana santa, il giovedì per l’esattezza, ma sospeso e rinviato ad altra data, il 30 maggio 2020.

Anche il Vescovo della diocesi di Tricarico Mons. Giovanni Intini ha radunato i sacerdoti e celebrato messa in Cattedrale adeguata a tutte le misure di distanziamento.

Durante l’omelia, il Vescovo ha sottolineato il contesto anomalo in cui quest’anno si è celebrata la Messa Crismale.

Questo spostamento, dovuto all’emergenza sanitaria di questi mesi, ha tuttavia offerto la possibilità di una riflessione su quanto è avvenuto.

Partendo dal racconto della torre di Babele riportato dal Libro della Genesi, il Vescovo ha fatto notare che l’antico progetto di creare con la forza un unico popolo forte e tecnologicamente potente, capace di sfidare Dio, è una tentazione presente in tutte le epoche storiche. L’uomo, infatti, è sempre tentato dal desiderio di “diventare Dio” e pensa di poter raggiungere questo sogno costruendo un mondo attraverso la sua potenza tecnologica, ma ben presto scopre che non ha costruito altro che un mondo artificiale.

Dunque, la terra da essere un giardino da abitare, l’uomo lo trasforma in uno spazio per farsi un nome e affermare la sua potenza e dominare il prossimo.

Alla luce di quanto raccontato dalla Genesi, si può leggere la situazione del mondo attuale. In seguito alla pandemia che ci ha messo con le spalle al muro, anche noi forse dovremmo ammettere che abbiamo costruito una società che assomiglia a un gigante dai piedi di argilla che è crollato sotto i colpi di un virus invisibile, che ha lasciato segni devastanti.

Da dove si può ripartire? Certamente dall’uomo, disposto ad accogliere la voce interiore di Dio, che attraverso lo Spirito Santo, propone il Vangelo di Gesù come fonte ispiratrice di un nuovo modello di umanità aperta alla speranza, attenta a tutti, soprattutto ai deboli e aperta al mistero della vita e della morte.

Da parte nostra, come Chiesa, dobbiamo non tanto resistere passivamente a questi tempi difficili, attraverso una sterile perseveranza, quanto, invece vivere una fedeltà creativa che ci fa tendere non solo a fare il possibile ma a volare alto, scegliendo di fare tutto il bene possibile, in vista di un necessario cambiamento di rotta per la nostra vita personale e comunitaria. Dunque, non è sufficiente dire di voler tornare alla normalità, se questo significa ritornare agli stili di vita irresponsabili, egoistici, vuoti e faraonici che hanno caratterizzato il recente passato.

Concludendo il Vescovo, facendo suo il pensiero di San Paolo VI, alla chiusura del Concilio Vaticano II, ha indicato a tutta la comunità diocesana lo stile del buon Samaritano come stile per questo tempo difficile, che chiede alle comunità cristiane di curare, accompagnare ed educare la nostra gente impaurita e disorientata da quanto ha vissuto.