Abbiamo ricevuto da parte di Salvatore Salerno – studente universitario lucano, con richiesta di ospitalità su Giornalemio.it, un documento che da conto delle ragioni della protesta degli studenti universitari di Bari in merito alle difficoltà con cui sono costretti a fare i conti a seguito del permanere della chiusura delle residenze per studenti e della mancata possibilità conseguente di fruizione dei servizi connessi.

Il documento -che Salerno attribuito all’Associazione Studenti Renato dell’Andro – ha lo scopo di porre all’attenzione delle istituzioni regionali  pugliesi come l’ulteriore permanere della impossibilità di rientrare nelle residenze studentesche crea -in tempi di crisi come quello che stiamo attraversando- notevoli disagi agli studenti fuori sede e mette molte delle loro famiglie in difficoltà a fronte dell’onere di dover pagare le tasse universitarie e l’affitto per i propri figli che studiano all’università.

La nota si chiude con un appello: “Restituiteci il nostro diritto allo studio, restituiteci le nostre residenze, restituiteci la nostra vita!“,  lo stesso che è stato ripetuto nel corso di un sit in che si è svolto questa mattina dinanzi alla sede dell’Adisud Puglia per ribadire le ragioni contenute nel documento che segue:

Il disastro ADISU PUGLIA: nessuna prospettiva per gli studenti

La crisi provocata dal Covid-19 ha colpito forte tutti i settori della nostra società. Tutti i comparti sociali ed economici messi in ginocchio dalla pandemia sono stati oggetto di attenzione da parte delle istituzioni e stanno ripartendo in questi giorni, ma esiste una fetta del nostro Paese rimasta in penombra, invisibile alle istituzioni e costretta a continuare a pagare il peso della crisi anche quando tutti riaccendono i motori: gli studenti universitari.

La situazione di abbandono di noi studenti universitari si presenta simile in tutta Italia, ma la Regione Puglia segna forse il punto maggiormente dolente di questo sistema, rappresentando il luogo politico maggiormente inerte di fronte ai nostri bisogni.

La Regione Puglia e l’ente regionale per il diritto allo studio (ADISU) infatti non hanno ancora elaborato chiari piani di intervento per il mondo universitario e per restituire agli studenti il sacrosanto diritto allo studio costituzionalmente riconosciuto.

Tra i molteplici problemi che affliggono noi studenti in questo periodo, desideriamo segnalare almeno i più gravi, in modo da tentare di sensibilizzare le istituzioni.

Viene in rilievo innanzitutto la questione degli alloggi dei fuori sede e dunque residenze universitarie e case per studenti. Le residenze universitarie rappresentano la casa di centinaia di studenti in tutta Italia, sono posti dove si costruiscono rapporti, si familiarizza con luoghi e ci si sente a casa.

Noi studenti delle residenze ADISU Puglia siamo stati tagliati fuori dalla nostra vita, dalla nostra casa da inizio marzo ormai. Inizialmente abbiamo accettato di buon grado, seppur a malincuore, il provvedimento che ci impediva di tornare. Ci siamo adattati nelle nostre case, abbiamo fatto i salti mortali per trovare luoghi per studiare, abbiamo rinunciato a quei luoghi nei quali avevamo trovato il giusto equilibrio psicologico per seguire le lezioni, studiare e raggiungere la tanto agognata laurea.

Abbiamo accettato tutto, consapevoli di contribuire al sacrificio che tutto il Paese stava compiendo per il fondamentale diritto alla salute. Abbiamo affrontato la situazione nella speranza di poter riprendere le nostre vite, come tutti gli altri, alla fine del lockdown.

Al termine di tre mesi di attesa, mesi nei quali nessun tipo di informazione arrivava dalle residenze, abbiamo sperato che ADISU stesse lavorando ad un piano per prevedere il rientro degli studenti ed è stata amara la sorpresa quando ci siamo accorti che la speranza è stata vana: chiusura a tempo indeterminato!

ADISU e Regione Puglia non hanno saputo trovare, in tre mesi, soluzioni per permettere agli studenti di tornare a vivere, come stanno facendo tutti gli italiani.

Sappiamo tutti che in questi mesi sono stati predisposti piani per la riapertura di bar, ristoranti, palestre, piscine, chiese, cinema e teatri, ma di soluzioni per gli studenti delle residenze nemmeno l’ombra.

ADISU sa dare come unica soluzione la compressione sine die dei nostri diritti, l’estirpazione a tempo indeterminato dalle nostre vite. Non è stato predisposto alcun piano per il rientro nelle residenze, né previsto un qualsiasi acquisto di dispositivi di protezione individuale utili a tal fine: niente!
La motivazione della chiusura è inoltre integrata con la concomitante chiusura delle strutture universitarie.

Bene, chiunque conosca anche solo un minimo l’ambiente delle residenze è a conoscenza del fatto che queste non sono meri “dormitori” utili a seguire le lezioni, sono luoghi dove lo studente esprime la propria vita durante tutto il percorso universitario ed estirpare una persona dalla propria vita significa privarla della serenità psicologica, la quale, per noi studenti, è quantomai necessaria per portare a termine il nostro percorso di studi.

Perché ADISU, che opera in una regione che fa registrare ormai meno di 10 contagi al giorno non ha agito nella direzione di una riapertura?

Perché ADISU non ha predisposto un piano per il rientro invece di limitarsi a prorogare la chiusura?

Perché avere poca fiducia negli studenti universitari? Non dimentichi nessuno che tanti medici ed infermieri che oggi chiamiamo eroi e a cui affidiamo la nostra vita, fino a qualche mese fa erano studenti universitari.

Siamo gente matura, sappiamo mettere in atto tutte le misure di sicurezza per la prevenzione del contagio ed anzi, molti di noi si sono impegnati anche in campagne di sensibilizzazione anti-Covid.

Perché decidere di continuare a tener chiuse le residenze in un momento di relativa “calma
epidemiologica”?

Se è stato affermato (non certo da noi, ma dalla voce unanime degli esperti in materia) che la situazione non tornerà alla normalità fino a quando non sarà trovato un vaccino perché non iniziare a riaprire ora che la situazione è relativamente favorevole?

Le risposte a questa domanda possono essere solamente due: o ADISU vuole aspettare il vaccino per riaprire le residenze (ed allora prepariamoci a veder ben compresso il diritto allo studio per almeno un altro anno) oppure la decisione del divieto di rientro è stata presa solamente perché manca un piano per farlo e, dopo tre mesi, è una mancanza gravissima.

Chiediamo dunque alla Regione Puglia, nella persona del Presidente Emiliano, e ad ADISU Puglia di preparare celermente un piano di rientro totale nelle residenze, per permettere a tutti gli studenti di preparare con tutta la serenità possibile la sessione d’esami e tutte le attività connesse al mondo accademico.

Per quanto riguarda gli studenti alloggiati presso un’abitazione privata, il problema è rappresentato sicuramente da un affitto che sta continuando a pesare sulle spalle di famiglie già provate economicamente.

Perché le istituzioni regionali non vedono (o fingono di non vedere) i disagi che tale situazione provoca a famiglie e studenti?

Problematica ulteriore che questa situazione comporta riguarda ovviamente il c.d. digital divide, che interessa soprattutto studenti che non possono permettersi una strumentazione tecnologica adeguata a seguire le lezioni ed a sostenere gli esami.

Sul punto le istituzioni regionali hanno da tempo promesso un intervento nella forma di un’erogazione di €500 a tutti gli studenti con ISEE inferiore a €10.000. Al di là dei numerosi dubbi che sollevano in noi questi parametri di reddito, che riteniamo troppo stringenti, fino ad ora nessuno studente ha visto un centesimo di aiuto economico, il che ha avuto come naturale conseguenza la perdita di un semestre di lezioni e l’impossibilità di sostenere esami.

Le istituzioni regionali devono porre termine a questo atteggiamento passivo nei nostri confronti, devono garantirci il diritto allo studio riconosciutoci dall’Articolo 34 della Costituzione, un diritto che non è fatto solamente di lettura di manuali e partecipazione alle lezioni. Il diritto allo studio è declinabile anche nella forma del diritto alla serenità dello studente ed alla possibilità di fruire di luoghi e strumenti utili ad esercitarlo.

Restituiteci il nostro diritto allo studio, restituiteci le nostre residenze, restituiteci la nostra vita!”