Le guerre le decidono gli adulti e senza chiedere il consenso a nessuno. Con le popolazioni civili che si ritrovano a pagare il prezzo più alto incolpevolmente ed inconsapevolmente. Donne, anziani e bambini sono le vittime sacrificali di quella follia che i nostri “costituenti” non a caso hanno deciso -80 anni fa- che la nuova Repubblica nata da quella tragedia non dovesse più contemplare. Scolpendolo chiaramente ed inequivocabilmente in quell’articolo 11 della Carta: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consentire, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Un verbo netto: “ripudia” che non ammette equivoci di sorta come, invece, purtroppo accade. Quel “ripudia” con cui si è voluto stigmatizzare di rifiutarla, respingerla in modo netto e definitivo. Ed invece? Il Paese è stato associato ad entità militari che fanno guerra in tanta parte del mondo, partecipandovi attivamente anche con propri militari come accade ora anche nello scenario di guerra provocato dall’attacco illegale degli USA all’Iran o alimentando la lunga guerra Ucraina/Russa. Sino alla follia di una pericolosa corsa al riarmo preludio di una guerra, come si ammette candidamente. Un Paese che tradisce quest’articolo 11 anche quando usa il doppio standard con cui non si compiono atti politici di netta condanna e rottura di rapporti nei confronti di stati come Israele che si sta macchiando di un genocidio in diretta planetaria. Un genocidio che ha riguardato migliaia di bambini già morti ed altri che in questi giorni si stanno ammazzando privandoli dei beni di prima necessità per sopravvivere. Ed è proprio per loro che circa un anno fa l’associazione “L’isola che non c’è” di Latiano, Brindisi, decise di avanzare la candidatura dei bambini di Gaza al Nobel per la pace presentandola in Senato. Ma considerato che la strage di bambini palestinesi continua al ritmo di uno al giorno dall’ottobre 2025 (da quando teoricamente avrebbero dovuto essere sospese le ostilità), Il quotidiano Avvenire ha deciso di rilanciare la proposta di Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli, di candidare i bambini di Gaza al premio Nobel per la pace per il 2026. Una iniziativa che sta raccogliendo adesioni di centinaia di persone e a cui si può aderire a questo link: petizione.gaza@avvenire.it. Ma non sono solo cittadini semplici, politici, intellettuali ad aderire. Stanno sempre più scendendo in campo istituzioni come quelle comunali. Le più vicine ai cittadini.

Come ha fatto il Comune di Pomarico che -con propria delibera di giunta n°73 adottata il 10 agosto- scorso ha aderito ufficialmente a questo appello (Comune di Pomarico -Deliberazione_di_Giunta-73_2026). Un atto che si pone in continuità con una precedente deliberazione del Consiglio comunale della cittadina, la n.23 del 30 giugno 2026, con cui si sollecitava il riconoscimento dello Stato di Palestina e la ferma condanna del governo israeliano per i gravi crimini contro l’umanità commessi. “Abbiamo scelto di aderire – spiega il Sindaco Francesco Mancini – perché questa candidatura porta dentro a quello che è più alto riconoscimento dedicato alla pace, la realtà che le guerre tendono a trasformare in numeri: i bambini che ne pagano le conseguenze. l’assegnazione del Nobel ai bambini di Gaza avrebbe un significato preciso: riconoscere l’infanzia come qualcosa che viene prima delle ragioni, degli schieramenti e dei confini.” “Siamo consapevoli che trattasi di un gesto simbolico.-aggiunge– Ma anche di questo si ha bisogno quando sono in gioco temi così dirimenti come la pace e le gravi violazioni dei diritti umani. Gesto che oltre ad avere un peso reale nel dibattito pubblico, serve a non girarsi dall’altra parte. Ad assumersi la responsabilità di stare dalla parte giusta della storia.” Sarebbe utile, per tali ragioni, che questa iniziativa venisse adottata da altri Comuni.

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