Gli studenti di questo liceo, da lunedì dovranno lasciare i loro smartphone in appositi armadietti all’ingresso e non potranno recuperarli fino alla fine delle lezioni. Neanche nella ricreazione. E’ quanto stabilito da un provvedimento adottato dal liceo artistico Piero della Francesca di Arezzo, una realtà scolastica che va al dunque nel mentre si discute tanto sull’uso dei cellulari a scuola. Gli studenti di questo istituto, che conta 1.300 iscritti, da domani mattina dovranno riporre i loro telefonini in appositi armadietti e non potranno recuperarli fino al termine delle lezioni. Il dirigente scolastico, Luciano Tagliaferri, in una dichiarazione al quotidiano “La Nazione” ha precisato che “Non si tratta di demonizzare i telefoni o la tecnologia, ma di regolarne l’uso per eliminare fonti di distrazione e incoraggiare un utilizzo consapevole e sicuro degli strumenti digitali. I nostri studenti non hanno bisogno di utilizzare il proprio cellulare: le risorse fornite dalla scuola sono più che sufficienti.” All’articolo 1 del regolamento in questione, emanato -si legge sul sito dell’istituto, “a seguito della installazione a scuola di armadietti metallici di sicurezza. Dopo averne parlato anche coi rappresentanti d’istituto” si spiega che lo stesso è stato emanato per: “Favorire la concentrazione e l’apprendimento degli studenti durante le attività didattiche.
Favorire la socializzazione e il dialogo diretto nei momenti liberi da attività didattiche (cambio dell’ora, intervallo e altro).
Prevenire distrazioni e comportamenti scorretti.
Tutelare la privacy degli studenti.
Questa premessa è ESSENZIALE per comprendere lo scopo di tale regolamentazione. Parallelamente la scuola, attraverso investimenti legati alle strutture e alle attrezzature tecnologiche, viste anche le nuove Linee Guida per l’Educazione Civica (che includono l’obiettivo di promuovere competenze digitali etiche), incoraggerà sempre più ad un uso consapevole e sicuro delle tecnologie ed un uso corretto a scuola di device personali degli studenti.” Ci saranno altri dirigenti scolastici che insieme a genitori e studenti affronteranno in modo altrettanto radicale la questione?

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