Iamme, iamme…come si crea una filiera etica e legale contro il caporalato

A qualcuno, è scontato, verrà in mente il celeberrimo ritornello della canzone napoletana ” Funiculì, funiculà” con quell’invito ” Iamme, iamme ià…” a proseguire nella vita e con amore lungo il percorso della Ferrovia Funiculare. Beh, non ci siete andati lontano visto che quella parola è al centro di un progetto, che può – e in concreto- cambiare tante cose nella lotta al caporalato e tenere dentro tutti: migranti e donne sfruttati, produttori che chiedono di essere remunerati con costi e prezzi giusti per non fallire e finire nelle grinfie degli strozzini e garantire ai consumatori un prodotto di qualità. E il metodo, le buone pratiche ci sono, quando si mettono in motto ”capatost” come Gianni Fabbris, che non ha mai mollato sulle cose da fare, passando per piazze, città (ricordate il tour in camper per un libro bianco sull’agricoltura), aziende, aule consiliari e di giustizia…Ma uscendone sempre più convinto che cambiare si può, anzi si deve e la lotta al caporalato è tra queste.

Una conferma è venuta dalla doppia tappa nell’arco jonico tra Ginosa e Policoro, con due iniziative che hanno lasciato il segno. Con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento della manodopera in agricoltura, attraverso un rapporto stretto tra i diversi soggetti che compongono la filiera della produzione, trasformazione, commercializzazione e consumo dei prodotti, l’associazione di economia etica Rete PerlaTerra ha presentato nella ”Città di Ercole”, Policoro ( Matera) e a Ginosa (Taranto) il progetto ” Donne Braccianti contro il Caporalato” . L’iniziativa, che rientra in un programma più ampio di collaborazione che ha coinvolto nelle regioni meridionali l’associazione NoCap(no al caporalato) e di distribuzione Megamark (proprietaria del marchio etico Iamme), prevede che la lavoratrici siano impiegate con contratto di lavoro, fruiscano del trasporto legale sui luoghi di lavoro . E’ previsto ,inoltre, che il prodotto venga confezionato presso aziende di filiera e poi commercializzato con il marchio ”Iamme” a insegna A&O, Dok, Famila, Iperfamila e Sole365, rientrano nel progetto di economia legale e circolare attivato da RetePerLaterra. Una dimostrazione sul campo su come si possa operare nella legalità in agricoltura è avvenuta nelle campagne di Ginosa (Taranto) con l’impiego di un gruppo di lavoratrici per il taglio dell’uva. A Policoro è seguita la illustrazione del progetto alla presenza di amministratori, produttori e rappresentanti istituzionali, alla presenza tra gli altri del Prefetto Rinaldo Argentieri, di Yavan Sagnet presidente associazione NoCap, di Francesco Pomarico direttore operativo di Megamark, Vincenzo Santoro presidente Aba Bio Mediterranea,Gianni Fabbris, Enrico Mascia sindaco di Policoro e Lucia Pompiga bracciane di Aba Bio Mediterranea.

“Le aziende coinvolte dalla Rete PerlaTerra -ha detto il presidente dell’Associazione RetePerLaterra , Gianni Fabbris- nel progetto costruito con l’Associazione NoCap e il Gruppo di distribuzione Megamark, stanno lavorando in Puglia, in Sicilia e in Basilicata per realizzare concretamente le attività. Per offrire ai cittadini un cibo in cui siano garantiti i diritti del lavoro, la sicurezza alimentare e la qualità, il prezzo e la modalità di produzione agroecologica. Insomma un cibo giusto fondato sui diritti che produca economia buona sulla base di un forte patto sociale” . Fabbris ha chiesto, in proposito che le istituzioni applichino regole giuste e un ruolo del pubblico efficiente per regolare i prezzi. ”L’obiettivo-ha aggiunto- è quello di costruire un rapporto trasparente fra domanda e offerta di lavoro, per migliorare l’ accoglienza, i trasporti sia sforzandoci di costruire filiere del cibo giuste e senza i caporali”. Ora tocca agli altri. Percorso avviato e come tutte le rivoluzioni ci saranno ancora tante battaglie da fare. Ma quando entrerete in un supermercato, per comprare conserve, ortofrutta, ricordatevi di un marchio di economia solidale come ”Iamme” e di quanti sono in trincea per combattere le illegalità. Con i fatti, naturalmente. Ricordatevi di scegliere…o di ascoltare canzoni contro il caporalato come quella incisa da Franco Lomonaco. Anche lui in trincea, contadino, campesino del Metapontino come Gianni Fabbris.

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