Qualche giorno fa a San Mauro Forte si è festeggiato il 100° anno di età di Mariantonia Marinaro, giustamente omaggiata nell’occasione -oltre che dai familiari- anche dall’amministrazione comunale, così come si conviene per questi traguardi importanti. Se ne era occupata su Giornalemio.it un articolo di Anna Giammetta (https://giornalemio.it/cronaca/san-mauro-forte-mt-100-anni-per-nonna-maria-antonia/).

Domenico Deufemia (già fondatore e presidente per lungo tempo della locale Proloco) ha inteso implementare questo evento, ricordando alla comunità -con una nota che pubblichiamo a seguire- che Mariantonia Marinaro è anche la moglie di uno dei feriti ed arrestati durante il cosiddetto “sciopero del 40“, la famosa rivolta del popolo sanmaurese contro il fascismo (la prima). E Ulderico Pesce, che ha portato in scena questa bella pagina di storia lucana, ha fatto riferimento proprio a questa donna che -in groppa ad un asino partì a mattina per raggiungere il carcere di Matera per far vedere al marito, Giuseppe Malacarne, la bimba nata durante la prigionia.

I CENTO ANNI DI MARIANTONIA MARINARO

Mariantonia Marinaro ha festeggiato i cento anni di vita. A San Mauro Forte è rimasta testimone di una generazione segnata dalla sofferenza e la miseria.
Ha vissuto sin da piccola dei proventi della terra, quel pezzo di terra per dar da mangiare alla famiglia che è sempre stato il sogno dei nostri padri.
Il marito, Giuseppe Malacarne, era rimasto ferito nella rivolta del 31 Marzo del 1940, che fece di San Mauro Forte il primo paese d’Italia a ribellarsi al fascismo.
Colpito di striscio alla testa dal moschetto di un Carabiniere, viene arrestato e rinchiuso per tredici lunghi mesi nel carcere di Matera.
A casa rimane la giovane moglie, sola e in attesa di un figlio. Nasce una bambina quando Giuseppe è ancora in carcere.

In uno spettacolo, Ulderico Pesce racconta di una donna che, alle prime luci dell’alba, in groppa a un asino, la bambina in braccio, si avvia da San Mauro Forte alla volta del carcere di Matera.
Quella donna è Mariantonia Marinaro, deve mostrare per la prima volta la bimba al marito.

Nel 1950 nello stesso carcere sarà detenuto anche Rocco Scotellaro. Nel carcere all’arrivo della donna l’emozione è forte, ma dura poco. C’è da fare il viaggio di ritorno.

E’ un viaggio lungo, stremante, 60 chilometri in groppa all’asino, con la piccola ancora in braccio. A notte inoltrata, Mariantonia giunge a San Mauro Forte sfinita, ma rinfrancata.

A Matera qualcuno gli ha detto che presto un’amnistia restituirà la libertà al suo uomo. L’amnistia non arriva, passano altri mesi. Finalmente Giuseppe ritorna, si ricomincia da capo.

Un romanzo d’altri tempi. Mariantonia e Giuseppe hanno, poi, avuto altri figli, Giuseppe è scomparso nel 2006.
Oggi, figli, nipoti e pronipoti circondano d’affetto la nonnina del paese.

Tuttavia, nel giorno del suo centesimo compleanno, alla gioia, è doveroso accompagnare il ricordo della vicenda umana di cui questa donna, insieme ad altri, è stata protagonista. Lo dobbiamo a quegli uomini e a quelle donne, ma anche a noi stessi. La loro eredità morale può essere un potente alleato nel tempo che ci rimane.

Il ricordo della generazione di Mariantonia Marinaro come arma per evitare che l’oblio e la perdita della memoria storica possano avere il sopravvento e inghiottirci nella palude dell’indifferenza.”