Quel poco che sta accadendo in chiave critica nella società israeliana, a fronte della deriva genocidaria che la sta collocando in una condizione di inumanità per alcuni versi “assurda” per un popolo che ha vissuto la tragedia della Schoà, è talmente labile e -purtroppo marginale- da essere poco percepita all’estero. Qualche sprazzo proviamo/proveremo a proporlo attingendo da quanto pubblica il quotidiano Haaretz. In un articolo a firma di Iris Leal, pubblicato oggi e dal titolo che abbiamo mutuato per questo nostro pezzo che state leggendo, si ricorda che: “Secondo i sondaggi, Israele ha superato la Corea del Nord come paese meno popolare al mondo. Questa tendenza potrebbe ancora essere invertita, ma solo se il prossimo governo riconoscerà i crimini di guerra di Israele e agirà duramente contro i terroristi ebrei.” Parole dure che dimostrano come le denunce che provengono dalle piazze dei Paesi occidentali (ma, purtroppo, meno dai rispettivi governi) siano drammaticamente reali e identicamente condivise da pezzi di società israeliane. D’altronde la realtà non è che possa essere nascosta dietro la pur alta cortina fumogena della propaganda del governo israeliano, di quella dei suoi alleati o comunque silenti complici, nonchè dei media compiacenti se non al servizio diretto delle potenti lobby. L’articolo della giornalista israeliana parte dal “L’articolo di Nicholas Kristof pubblicato sul New York Times, che riporta le testimonianze di uomini e donne palestinesi che raccontano una serie di brutali aggressioni sessuali da parte di guardie carcerarie, soldati, coloni e inquirenti, ha scatenato l’ira del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.” E a fronte di quanto da quest’ultimo promesso: “Combatteremo queste menzogne nel tribunale dell’opinione pubblica“. La giornalista chiosa così: “A giudicare dall’ultimo rapporto annuale sull’Indice di Percezione della Democrazia, pubblicato pochi giorni fa, Israele ha superato la Corea del Nord, e la sua immagine negativa è maggiore di quella di qualsiasi altro Paese al mondo. Quindi, nel tribunale dell’opinione pubblica, abbiamo subito una pesante sconfitta, e il merito va a Netanyahu, perché il merito va riconosciuto a chi lo merita. È facile crogiolarsi nell’autocommiserazione, ma bisogna leggere la stampa estera per rendersi conto di come il valore complessivo di Israele sia crollato in tutto il mondo dal 7 ottobre. Bisogna anche conoscere gli israeliani e gli ebrei che vivono all’estero per capire come questo si manifesti.” Per poi concludere: “Se Netanyahu perderà, forse questa tendenza potrà essere arrestata e invertita. Ma ciò accadrà solo se il prossimo primo ministro e il suo governo rinnegheranno completamente le azioni dei militari e dei coloni, che fino a poco tempo fa proteggevano sulla stampa internazionale, riconosceranno i crimini di guerra e la pulizia etnica commessi da Israele in Cisgiordania e prometteranno di agire con fermezza contro i terroristi ebrei .”


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