Sarà inaugurata mercoledì 7 dicembre alle ore 19,00 e resterà aperta sino al 31 la mostra dell’artista Guido Novaretti, presso la sede del Distretto del Mobile imbottito in via Sette Dolori n. 12 a Matera.

Una mostra che segna una tappa importante, quella dei quarant’anni di attività della  “Grafica di Via Sette Dolori” che per tanti anni ha seguito, incentivato e promosso l’arte dei maestri incisori italiani.

E’ ancora fresco il ricordo della mostra appena conclusa del maestro Alfredo Bartolomeoli, che ha avuto un enorme successo, che già l’associazione propone le opere del maestro Navaretti per tutto il mese di dicembre.

In seguito, a partire dal mese di gennaio, con cadenza mensile, la “Grafica di Via Sette Dolori” ospiterà le opere dei seguenti  maestri incisori Italiani: Roberta Zamboni, Bonizza Modolo, Gianni Favaro, Vladimiro Elvieri, Chiara Toni, Maurizio Boiani, Roberto Tonelli. Concluderà gli incontri Marina Bindella dell’Accademia Belle Arti di Roma che, oltre a presentare le sue opere, dirigerà un corso sulla produzione del libro d’arte.

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Note dell’Artista

Nato a Torino nel 1952, Guido Navaretti ha frequentato il Liceo Artistico e, nel 1975, si è diplomato in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti ottenendo il Premio Dino Uberti, come miglior licenziato del Corso di Pittura ed il Premio Vittorio Avondo, come miglior licenziato di tutti i Corsi. Allievo al corso di incisione dei professori Mario Calandri e Francesco Franco, dal 1976 al 2011 è stato docente di Discipline Pittoriche nei Licei Artistici di Milano, Novara e Torino.
Dal 1986 instaura un rapporto con quella che, nel 1989, diverrà la “Franco Masoero Edizioni d’Arte”, con la personale alla Stamperia del Borgo Po.Nel 1999 Navaretti, con l’invito a partecipare alle edizioni della rivista Smens, fondata da Gianfranco Schialvino e da Gianni Verna, inizia la produzione di bulini su matrici di metacrilato a stampa alta (inchiostrate a rullo) che, dal 2001, sancirà l’ingresso esclusivo in quello che ancora oggi costituisce il suo modus operandi. Nel 2013 l’adesione all’Associazione Incisori Contemporanei, fondata e presieduta da Luciano Rossetto, ha creato rinnovato stimolo al lavoro, costituendo occasione per uscire dagli effetti della progressiva chiusura di gallerie dedicate all’incisione (totale in Piemonte), ma soprattutto di estendere la conoscenza e la frequentazione di incisori di tutt’Italia.Nello stesso anno ha iniziato la produzione calcografica a bulino, che troverà riconoscimento con diversi premi speciali.Guido Navaretti ha esposto, fra l’altro, a Glasgow, Colonia, Madrid, Parigi, al Salone del Libro di Torino, al Diplo Spring Art Book Fair di Firenze, al IV° Salon International de l’EstampeContemporaine di Elancourt. E, ancora, a Carte d’Arte a Ferrara Fiere, Habitat alla Galleria Estense di Ferrara, Arte Fiera ’95 a Bologna, Le Edizioni Masoero alla Biblioteca dei Frati a Lugano e alla Biblioteca Comunale di Palazzo Sormani a Milano. Anni ricchi di occasioni espositive in manifestazioni internazionali a Vico d’Elsa, Budapest, Biella, Cracovia, Katowice, Varna, Lahti, Numberg e nazionali a Roma, Acqui Terme, Bagnacavallo.

“Mi è fonte di stimolo – dichiara Navaretti – non la novità e la ricchezza materiale, ma la necessità di racconto da esprimere in condizioni scontate per abitudine.Le riproducibilità è duplice necessità: d’ordine pratico e insieme etico per consentire a chi lo desideri comoda e privata lettura, superando la contingenza dell’esposizione temporanea, e per conservare all’autore integra raccolta delle sue tracce. Altro ritmo del pensiero e nel movimento procura il bulino. Allo scorrere, al curvare, al deviare, al fermarsi della traccia, è da considerare la sua ‘dimensione verticale’, connaturata alla sua natura di strumento di scavo. Scavo che implica un impiego ulteriore di energia che, a rischio, s’impara non debba essere forza bruta; ché il ferro, come fiera maltrattata, si imbizzarrisce potendo andare, con volo irrazionale, anche a ferire. Tutto il mio tempo dedicato al bulino ha lo scopo fondamentale di soddisfare l’esigenza insopprimibile di lasciare segni: tracce che costituiscono il segno del mio tempo, del trascorrere l’esistenza”.