Una richiesta scandita ad alta voce, in piazza Vittorio Veneto a Matera, da un gruppo di cittadini sudanesi per protestare- come già accaduto il 31 gennaio scorso davanti all’Ambasciata del Sudan a Roma- contro il governo dittatoriale guidato da Omar al-Bashir. I loro striscioni parlano chiaro con scritte che non lasciano equivoci sulla scia di morte, fame, disperazione delle popolazioni vittime di guerre dimenticate. L’Occidente, è bene ricordarlo, fa o riesce a incidere ben poco in quelle realtà del CentrAfrica dove i conflitti tribali,i retaggi di colonialismo delle ex grandi potenze associati agli interessi di multinazionali per sfruttare le risorse del sottosuolo o i traffici illeciti di questo o quel bene da occultare (dalle armi ai rifiuti) finiscono con l’abbattersi sulle popolazioni. Non meravigliamoci se migrazioni, esodi e sbarchi vanno a Nord verso il Mediterraneo, l’Italia e l’Unione Europa divisa in un imbarazzante ‘’scaricabarile’’. Una situazione che cozza con l’intransigenza di chi alza i muri, di chi ha già abbondantemente dato come l’Italia e vuole che l’Unione europea sia solidale nei fatti, con gli appelli alla solidarietà e ad accogliere chi rischia di affogare in mare ma non sa a che santo votarsi, dopo che le Organizzazioni non governative (Ong )che battono bandiere di Paesi del Nord Europa bussano ai ‘’chiusi ‘’ porti italiani, E la vicenda della scorsa estate della nave Diciotti, con l’inchiesta nei confronti del leader leghista Matteo Salvini sostenuto a sua volta dalla campagna ‘’Non Mollare’’, è la conferma di una situazione paradossale, incresciosa, che – forse- sarà chiarita dopo la campagna elettorale per le Europee. Se prevarranno i sovranisti è allora prevarrà la rigida applicazione degli sbarchi di necessità, mentre gli altri dovrebbero tornare a casa dove li accoglierebbero- da quanto sentito e letto finora- progetti di ‘aiuto a casa loro’. Se il segnale delle urne sarà un altro e allora torneranno solidarietà diffusa, deleterio paternalismo e, chissà, una revisione degli accordi di Dublino che lasciano l’incombenza di sbarchi e accoglienza sull’Italia. Dubitiamo sulle soluzioni condivisi e sul ruolo, interessato e preoccupato in questo momento, di due Paesi guida come Germania e Francia.Senza dimenticare l’effetto Brexit sulla Gran Bretagna e il sovranismo che serpeggia un po’ ovunque. L’Europa ha bisogno di rilancio, ma con un progetto condiviso. Resta il problema dei giovani sudanesi che, accompagnati dal segretario della Cgil materana Eustachio Nicoletti, hanno consegnato al Prefetto una lettera con le loro richieste. Chiedono, loro che vivono in condizioni precarie a Metaponto per lavorare nei campi, diritti per un Paese dove vivono ancora i loro cari costretti finora a un presente difficile e a un futuro senza speranze. Parlano per le loro le foto sugli striscioni, quelle sugli smartphon e il ricordo nel cuore dei loro cari.