HomeCronacaGiovani e non, sognate non vi rassegnate all'omologazione..."prendetevi la luna"

Giovani e non, sognate non vi rassegnate all’omologazione…”prendetevi la luna”

Cosa spinge qualche migliaio di persone ad acquistare un biglietto -non per un concerto e per uno spettacolo teatrale -ma per andare ad ascoltare in religioso silenzio il monologo di un ora e mezza di uno psichiatra? Ce lo chiedevamo, ieri sera, mentre eravamo tra il pubblico che era corso ad ascoltare il noto psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista torinese Paolo Crepet al Parco del Castello di Matera. Considerato che lo stesso, nel suo affabulatorio narrare tra aneddoti ed episodi di vita vissuta, rifila continui sonori schiaffoni a quelle che sono le pessime abitudini in essere nel crescere i figli da parte delle famiglie e al mondo della scuola che -in una sorta di santa alleanza- stanno favorendo il crescere di generazioni pericolosamente abituate ad uno scorrere piatto della vita, iper protetti, senza ambizioni, competizione, desideri e sogni da perseguire. Quindi candidate all’infelicità e con tutta una serie di mancata acquisizione di abilità di base a causa dell’abuso del ricorso alla tecnologia. Tecnologia che con il suo mondo virtuale parallelo in cui si è sempre più immersi spinge all’isolamento, alla perdita di empatia, al rinchiudersi nel fortino delle quattro mura di casa…da cui non è più necessario muoversi, potendo dialogare con Alexa e farsi portare una pizza con un drone di Amazon. Tornando alla domanda iniziale, forse si era lì perchè si riconoscono valide le opinioni controcorrente portate avanti da Crepet che però non si riescono a mettere in pratica nella realtà quotidiana. E quindi, in qualche modo, si prova ad elaborare questa manifesta impotenza, una sorta di senso di colpa, in quella che sostanzialmente diviene di fatto una seduta psichiatrica collettiva.

Di sicuro il merito di Crepet è quello di mestare in quella che si vorrebbe fosse un’acqua cheta in cui far annegare la società e soprattutto le nuove generazioni. In una realtà che è ancora più fosca ed inquietante di quella già terribilmente anticipata in modo visionario da George Orwell in 1984, che costituisce per altro l’incipit della lunga chiacchierata dello stesso Crepet. Una società sempre più controllata da macchine e dall’intelligenza artificiale che punta a soppiantare larga parte dell’agire e pensare umano. Tutti strumenti per altro nelle mani di privati. Con tutto ciò che questo monopolio in mani di pochi implica per le sorti della democrazia (aspetto, secondo noi, colpevolmente tralasciato da Crepet). Lo spettacolo “Prendetevi la luna” (astro per altro ben visibile e brillante nella serata materana), trae spunto dal suo omonimo libro (Mondadori) e punta esplicitamente a costituire una sollecitazione che possa accendere i cuori di giovani e non solo, incrociando una sete e fame di parole e di pensiero. Si rivolge esplicitamente a chi cerca un’eresia in un mondo codificato, da cui sembra impossibile deviare. E ad essi che Crepet dice, per l’appunto: “prendetevi la luna”, siate ambiziosi, coltivate la vostra unicità, a fronte alta e continuando a sognare. Perchè il pericolo, avverte, risiede nella bonaccia delle emozioni, nella rassegnazione. Ciò che sembra si voglia quale regola di un marketing dell’esistenza alimentato da seminatori di accidia e smarrimento. “Opporsi a tutto questo -rivela- è il mio desiderio, la mia missione, la ragione per cui continuo a peregrinare nelle piazze e nei teatri. Cerco libertà, passione, coraggio. Il resto è noia.” In “Prendetevi la Luna”, dunque, Crepet tratta i temi a lui più cari, che sviscera quotidianamente in interviste ed articoli e che lo hanno reso molto popolare: l’educazione, la scuola e la famiglia. Cercando di fornire attrezzi -per quella che sembra essere oramai una mission impossible- atti ad aiutare a nuotare intellettualmente ed emotivamente controcorrente e a concentrarsi non sul dito ma sulla luna, ovvero sulla speranza. E sottolinea in proposito, che il suo “Non è un consiglio, ma una suggestione. Che vale sia nei momenti difficili che in quelli di gioia. Sia quando si tende alla rassegnazione che all’esaltazione. La luna è lì apposta, scompare e ricompare: proprio perché se ci fosse sempre, sarebbe banale. Funziona come il desiderio, che implica il cercar le stelle proprio quando non ci sono, o si teme siano nascoste da qualche parte dell’universo. Oggi più che mai siamo catturati dal presente e ce lo siamo fatti bastare, forse atterriti per ciò che potrebbe essere alle porte o per sazietà di quanto possediamo.” Insomma, un salutare invito a non arrendersi. Consapevoli che nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire il genio, l’imprevedibilità ed anche l’errare….caratteristiche tipiche ed irripetibili di ognuno di noi. E allora come non chiosare evocando il capolavoro struggente sul tema di un altro illustre torinese, Fred (Ferdinando) Buscaglione, inciso nel lontano 1959…..”Guarda che luna“.

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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